Commento al Vangelo
Domenica 27 agosto
Is 22, 19-23; Sal 137; Rom 11, 33-36; Mt 16, 13-20

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Siamo a Cesarea di Filippo, nell’estremo Nord, in zona pagana, il punto più lontano da Gerusalemme. Qui Gesù chiede ai discepoli, con umiltà, “chi sono io per voi?”. La domanda non nasce da una crisi di identità, ma si offre come strada per portare i discepoli dentro il suo mistero. E’ la risposta a questa domanda, infatti, che costituisce il discepolo. Il problema non è interrogare Dio, ma lasciarci interrogare da Lui. Lui è e resta sempre un mistero; rispondergli, invece, costituisce l’avventura di essere uomini. Il cristianesimo non è una ideologia, neppure una morale, ma il rapporto personale con Gesù. Siamo alla svolta del Vangelo di Matteo: Pietro e gli altri riconoscono Gesù come il Cristo, il Figlio di Dio. Quella di Pietro è la professione di fede cristiana: Gesù è il centro e il culmine della rivelazione di Dio perché è il Figlio. E Pietro diviene “pietra”, un attributo di Dio stesso. La Chiesa si costruisce su questa pietra come la casa dei figli di Dio.
Il fatto che Gesù possa essere scambiato con Giovanni il Battista, Elia, Geremia e altri profeti dice chiaramente come Egli si collochi nel solco di una tradizione spirituale che Dio ha regalato ai padri ebrei e attraverso di loro all'intera umanità. Questa storia divina ora giunge al suo apice nella persona e nell'opera del Figlio di Dio. Riconoscere questo e trarne tutte le conseguenze è dunque evento decisivo. Non più la Legge e la profezia, non tanto i “segni” di Dio nella creazione, ma Dio stesso si rende pienamente presente alla storia nella persona di suo Figlio. L'accoglienza di Lui, seguire Lui, la comunione d'amore con Lui…è la fede. E' la salvezza. Gesù è il Dio Salvatore del mondo.
In questo Vangelo Gesù fa il primo annuncio della sua morte e resurrezione. Per la prima volta parla della croce, che è scandalo per tutti, anche per Pietro che vorrebbe persuaderlo a fare altrimenti. In certo senso Pietro si mette davanti a Gesù. Ma Gesù deve andare a Gerusalemme perché lì, con le sue ferite, guarirà le nostre. Per questo Gesù rimprovera Pietro e gli ordina di rimettersi al suo posto, ossia dietro a lui. Questo è il vero senso del rimprovero: lungi da me! Non è un allontanarlo, ma un rimettere ordine nelle precedenze. Prima viene Gesù, il Santo, che è amore. Poi noi che dobbiamo seguirlo sulla stessa strada. Anche il primato di Pietro si spiega sul modello del primato del Signore che è venuto per servire e dare la vita. Il primato è un servizio nella fede e nell’amore. Così diviene anche principio di comunione e di unità.
La confessione di Pietro, l'umile pescatore di Galilea, è voce dei suoi compagni e indica al mondo intero e a tutte le generazioni future il punto assoluto della presenza divina e il luogo della salvezza per ogni uomo e donna della terra. Su questa “pietra” della fede si edifica la nuova comunità umana riconciliata e sposata con Dio.

La Chiesa è edificata dal Signore: “su questa pietra edificherò la mia chiesa”. Quindi anche la Chiesa è puro dono di Dio. Umile realtà storica, accoglie in sé tutti i limiti e gli errori dell'umanità ferita e prigioniera. Eppure “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.
Mons Angelo Sceppacerca
27 Agosto 2017
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