Riscontro e consensi all'allarme lanciato dalla Caritas | Diocesi di Trivento

Caritas Diocesana

Riscontro e consensi all'allarme lanciato dalla Caritas

"Carissimo Alberto, grazie della premura con cui ci hai inviato la descrizione drammatica della situazione della nostra diocesi. Se oltre che fare qualche piccola cosa a livello dei nostri paesi, possiamo fare qualcosa per sensibilizzare a livello più vasto nelle Province e nella Regione, tienici aggiornati. Purtroppo parlare di questo alla nostra gente serve solo ad abbatterla maggiormente, mentre una sensibilizzazione costante con i mezzi di comunicazione e direttamente ai politici anche nazionali, forse servirebbe di più."

Questo messaggio di posta elettronica è uno dei numerosi riscontri che ho ricevuto dopo la pubblicazione dell'indagine della Caritas sullo spopolamento dei comuni della nostra Diocesi. La drammatica eloquenza dei dati ha avuto un'ampia eco sulla stampa e ha suscitato un dibattito pubblico che ha visto impegnate alcune personalità politiche con incarichi istituzionali nella nostra regione e a livello nazionale. La discussione è valsa inoltre a riproporre uno studio di Lega Ambiente che qualche anno fa confermò l'entità del problema demografico dei piccoli centri di montagna e, illustrandone le caratteristiche dello sviluppo sociale e economico, dimostrò che qualche via d'uscita c'era, dal momento che non tutte le comunità sembravano vivere lo stesso infelice destino. Si può dire, dunque, che il nostro allarme ha cominciato a dare qualche risultato, e altri potrà darne se sapremo attuare quell'opera di costante sensibilizzazione verso politici e mezzi di informazione a cui si richiama il messaggio di posta elettronica citato all'inizio e se a questa sapremo far seguire proposte concrete che abbiano la forza di invertire l'attuale tendenza. Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessario � e in questo dissento da alcuni dei miei interlocutori di questi giorni � che anche la nostra gente sia allarmata (senza abbattersi) perché la possibilità di cambiare rotta per le nostre comunità dipende prima di tutto dalla capacità di ciascuno di noi di portare il proprio contributo di opere e di intelligenza a un progetto nuovo di sviluppo che sappia coniugare le nostre tradizioni, le specificità economiche, sociale e culturali del nostro territorio con il futuro.

Non credo ci siano ricette pronte, perlomeno non ne ho io da proporre. Alcune indicazioni di metodo, però, mi sento di indicarle.

  1. La prima è che il silenzio sulla nostra realtà e sui rischi che le pesano sopra non giova. La discussione severa e serena, priva di polemiche inutili, rivolta a costruire e non a distruggere, è il punto di partenza per sollecitare testimonianze e proposte, metterle in rete � come si dice oggi � in modo che da ciascuna di esse si possa tirare fuori quanto può servire per elaborarne una nuova ed efficace per noi e le nostre popolazioni.
  2. La seconda è che l'interesse delle forze politiche deve manifestarsi con atti concreti, con progetti di sviluppo e proposte di legge su cui ci si impegni con costanza fino al raggiungimento del risultato. L'esperienza recente è, in questo senso, piuttosto deprimente. Nella passata legislatura, infatti, venne presentato un disegno di legge sui piccoli centri e di esso si occuparono giornali e importanti talk show delle emittenti nazionali. La vecchia legislatura è finita, è passato un anno della nuova e quel provvedimento, che prevedeva un sostegno allo sviluppo dei comuni più piccoli impedendo tra l'altro che venissero impoveriti di alcuni servizi essenziali, non è stato ripreso e riproposto da nessuno. Ancora una volta nulla, dopo il clamore e i riflettori di un momento.
  3. La terza è che un aiuto importante può venire da tutti coloro che hanno lasciato, per ragioni di lavoro e di studio, i nostri paesi e vivono lontani, in Italia e all'estero. Nessuno può chiedere loro (può solo sperarlo) che facciano a ritroso il cammino che li ha portati via realizzando spesso quello che da noi forse non sarebbero riusciti a fare. Ma proprio le capacità, l'intraprendenza, lo spirito di iniziativa di cui hanno dato prova altrove può essere messo a disposizione delle loro comunità di provenienza. Possono aiutarci e portare il loro contributo restando presenti, anche se distanti; possono fare in modo che le nostre comunità abbiano un'estensione là dove essi vivono oggi e da lì si mobilitino, come sarà opportuno e possibile, per ideare e attuare con noi un comune progetto di rinascita.
  4. Una quarta indicazione riguarda noi che ci siamo assunti il compito di ricordare quanto sta accadendo. Dobbiamo continuare la nostra attività di denuncia e stimolo, tenendo desta l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni, organizzando momenti di studio e confronto aperti alle donne e agli uomini di buona volontà per trovare la strada e segnalarla a chi vuole mettersi con speranza in cammino con noi.
Sac. Alberto Conti
Direttore Caritas TriventoCaritas Diocesana di TriventoTrivento (CB), 18 agosto 2007

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