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Alla soglia dell’Università … della confusione

Tutti conoscono come, in questi giorni, da una parte sia stata danneggiata l’immagine dell’Università della Sapienza e la sua grande rinomanza internazionale sia stata umiliata, dall’altra parte rimane l’oltraggio perpretato contro il Papa, con un atto di intolleranza che non si immaginava possibile nella Roma di oggi, diventata ostaggio di una sparuta frangia di studenti e di pochi docenti pseudo-paladini di un'idea semplicemente settaria di laicità e di cultura.

E’ stato questo il segno più evidente di trovarci in un momento altamente critico della storia dell’umanità, quella che Ernesto Balducci chiamava “situazione di crinale”: pur in possesso di un consistente patrimonio di valori trasmessoci dalle generazioni pregresse, pare di essere approdati sull’ultima sponda, incapaci di affrontare il presente così nuovo, tanto multiforme quanto caotico.

Ma non per questo ci può sembrare migliore la scelta di tacere o, peggio, far finta di essere impotenti, piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio. Ci si rende conto che ogni fatto, ogni esperienza sia un tipo strano di insegnante di vita, il più difficile e severo: prima ti fa l'esame, e poi ti spiega la lezione.

In un ambiente universitario non si poteva tener conto della illuminante osservazione di Johann Wolfgang von Goëthe e precisamente: comunicare l'un l'altro, scambiarsi informazioni è natura; tener conto delle informazioni che ci vengono date è cultura? I dimostranti in protesta hanno dimenticato che ciò che non ancora sappiamo, o meglio che non ancora abbiamo potuto o voluto sapere, è più importante di ciò che già sappiamo.

Ben sette secoli di illuminante cultura hanno rischiato di essere spazzati e spenti da un atteggiamento oscurantista e autolesivo. Speriamo che questo buio sia solo passeggero e possa distruggere anche ciò che ha voluto nascondere, stando alla pessimistica, ironica espressione di Arthur Bloch: se è verde o si muove è solo biologia, se puzza è chimica, se non funziona è fisica.

Perché c'è ancora gente che non vuole giungere ai concetti, chiari e distinti, ma è rimasta beatamente ferma ai preconcetti e così non potrà mai giungere al giudizio, alla verità perchè vuol restare ben impantanata nei propri falsi pregiudizi. E c’è di brutto che tutto questo lo si vuol contrabbandare con la qualifica di vera scienza, di alta cultura e di piena e perfetta laicità! Sarcasticamente uno striscione ha commentato: il Papa va via, ma i baroni restano. Purtroppo.

Un ultima postilla: alcuni dei chiarissimi professori e degli abilissimi politici si sono diplomaticamente dissociati dalla cagnara e dalla protesta che pure avevano loro stessi fomentato e caldeggiata. Hanno lanciato il sasso e, poi, vorrebbero nascondere la mano, limitandosi a tardive, ma non riparatrici, espressioni di solidarietà al Papa.

E sì, lo diceva bene Orazio: neque imbellem feroces progenerant aquilae columbam (le aquile focose non possono mai generare una pacifica colomba).

don Mimì Faziolidi don Mimì FazioliTrivento (CB), 18 gennaio 2008

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