Jhontin Lokang: la storia avventurosa della vocazione del giovane diacono ugandese | Diocesi di Trivento

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Jhontin Lokang: la storia avventurosa della vocazione del giovane diacono ugandese

Jhontin Lokang: la storia avventurosa della vocazione del giovane diacono ugandese

Giovedì primo maggio la città di Trivento vivrà un momento importante della sua vita ecclesiale:

mons. Domenico Scotti, nella chiesa Cattedrale alle ore 11:00, conferirà il sacramento dell’Ordine sacerdotale al diacono Johntin Lokang
(nella foto a destra).

Johntin Lokang appartiene alla Congregazione del Verbo Incarnato, giovane religioso che da due anni vive come prefetto d’ordine nel Seminario vescovile di Trivento.

Una foto di Khair Atta Faransis Yassa

Nel corso della stessa cerimonia Khair Atta Faransis Yassa, VE, riceverà dal Vescovo di Trivento l’ordine del diaconato.

Khair Atta Faransis Yassa (nella foto a sinistra), nato il 22 Novembre 1978, è già stato a Trivento per un anno accademico (2006/07).
Il 25 aprile scorso ha emesso i voti perpetui e sta finendo il terzo anno di Teologia.




Interessante è conoscere la storia avventurosa della vocazione del giovane diacono Jhontin Lokang:
è nato a Wabigalo in Uganda, il 1 ottobre 1976, primo di tre fratelli. A 13 o 14 anni, nella sua parrocchia in Sudan, dopo aver ascoltato un sacerdote italiano, di Verona, desidera di essere come lui, un sacerdote. Ricevuto il permesso del padre, entra nel seminario della città di Juba. Poi è scoppiata la guerra e viene fatto prigioniero dei musulmani che volevano inserirlo nel gruppo degli Studenti-Soldati. Per fortuna è riuscito a scappare insieme con gli altri, ma da allora non ha più visto la sua famiglia, benché siano ormai passati 9 anni. Per poter vivere, ha lavorato come insegnante in una scuola elementare e media, sempre in Sudan, ma con il desiderio di diventare Sacerdote. Qui ha conosciuto i missionari del Verbo Incarnato (erano due argentini), e si è rafforzato in lui il desiderio di essere missionario proprio come loro, entusiasta per come questi pregavano, per come celebravano la Messa, per come lavoravano, aiutavano ed erano sempre allegri. Così è diventato postulante nel Sud-Sudan, a Boma,nel 2001; è entrato nel Noviziato dell’IVE al Cairo, precisamente in Sant’Antonio Abate, nell’anno 2002; è accolto nel Seminario dell’IVE “San Vitaliano Papa”, dove ha iniziato la preparazione accademica; ha intrapreso gli studi filosofici e teologici, a Segni (RM), nell’agosto 2002; ha emesso i Voti perpetui il 29 settembre 2007; è diventato diacono il 30 settembre 2007.

Quindi ad un certo punto della sua vita Johntin Lokang sembra che abbia sentito, come del resto è avvenuto per chi si è votato ad un impegno deciso e personale nella vita religiosa, una voce celeste che gli abbia, più o meno, sussurrato una proposta di questo genere: “Fermati, tu che vai cercando con ansia la gioia, fermati, tu che sei ora un po’ deluso, fermati tu che vuoi capire qual è il senso profondo della tua giovane vita. Fermati, non senti che io voglio parlare proprio al tuo cuore? Preferisci forse fare come la maggior parte dei giovani, e cioè non ascoltare la mia voce, la voce di me che ti ho creato, che ti ho fatto come un prodigio e che ti chiamo ad un servizio scomodo, ma che solo in verità potrà realizzare pienamente la tua vita? Vuoi essere ‘operaio nella vigna del gran Re’ o preferisci restare schiavo di false libertà? Hai paura, tremi, sei incerto? Preferisci una vita comoda, ma un po’ banale, seguendo la massa che condiziona le tue scelte, senza che tu te ne accorga, o vuoi diventare qualcuno agli occhi di Chi conta veramente? Hai paura? M a fa come ho fatto anche io davanti alla croce ho avuto paura, ma non ho rinunciato. Tu hai visto scorrere il sangue, ma non hai mai sudato sangue? Io sì, nell’orto degli ulivi proprio a causa della paura provata nel giorno più importante della mia vita, il giorno dell’offerta totale di me al Padre sulla croce. Ma la morte non è stato l’ultimo atto della mia vita. Dopo tre giorni sono Risorto per vivere per sempre e voglio condividere questa vita eterna con te, voglio che tu mi aiuti a trasmetterla agli altri, se sei disposto ad accogliere e seguire il mio esempio. Io ho dato tutto, la mia stessa vita, per salvarti, e così ti dono la possibilità di essere FELICE, perché ti amo … e tu? Vuoi essere felice o FELICE?”

La cerimonia sarà curata, nella liturgia e nei canti dai chierici del Seminario Maggiore di Segni e saranno presenti più di quaranta sacerdoti dell’Istituto del Verbo Incarnato, insieme al loro padre provinciale Fernando Vicchi

Questa emblematica, e per un certo verso misteriosa, avventura dei tempi moderni che intraprenderà il nostro caro Johntin è esempio e segno concreto di una croce pur sempre benedetta, e resta una benedizione crocifissa, proprio perché è stato costretto ad allontanarsi dalla propria patria e vivere tutto l’entusiasmo dell’inizio del servizio sacerdotale così lontano dalla propria casa, pur sapendo che il messaggio di amore e di pace del Vangelo dovrebbe essere riportato, ripetuto, ampliato, ritrasmesso ed ascoltato prima proprio in quella terra che gli ha dato i natali ed che è tuttora così martoriata da una guerra ingiusta ed assurda.

Se si vuole usare un eufemismo, per capire bene tutta la pregnanza della consacrazione che il Vescovo Scotti amministrerà, si può pensare come siano strane le fasi del corso e ricorso della storia: partendo da una situazione di stato estremo di povertà materiale e abbracciando la vita religiosa il giovane Jhontin è divenuto così tanto ricco e pieno di spiritualità, da venire a testimoniarla qui in Italia dove il seducente benessere della nostra ricca opulenza si ritrova così miseramente impoverito e privo di ogni anelito di spiritualità.

La Famiglia Religiosa del Verbo Incarnato, alla quale appartiene il diacono Jhontin è una congregazione fondata, in Argentina, nel 1984 dal sacerdote Carlos Miguel Buela, ha case religiose in 26 paesi di tutti e cinque i continenti, nei mesi scorsi è stata descritta da un articolo sull’Espresso del 23.2.2008 dal titolo “I religiosi a rapporto dal papa. Tra declino e rinascita”, che evidenziava la forte crescita espansiva, in controtendenza rispetto a molti altri ordini religiosi dalla tradizione secolare e stagionata. Questa Famiglia Religiosa è composta oltre che dal ramo clericale, suddiviso in due settori: un ramo apostolico e uno di vita monastico-contemplativa, anche dall’Istituto delle Serve del Signore e della Vergine di Matarà, che è il ramo religioso femminile (anche questo rappresentato da un ramo apostolico e da uno monastico-contemplativo) e dall Terzo Ordine Secolare, associazione di fedeli laici, che si suddivide in diversi livelli di appartenenza che includono, nel livello più alto, la consacrazione laicale sotto voto. Nella Diocesi di Trivento i Padri del Verbo Incarnato operano da poco più di un quinquennio ed hanno due dislocazione, entrambe di qualità e di buon spessore spirituale, l’una nell’antico e glorioso Seminario Vescovile, dove il rettore padre Marcello presta personalmente anche una bella e apprezzata opera di oratorio cittadino, e l’altra presso il Santuario Diocesano della Madonna di Canneto, in territorio di Roccavivara, con lo specifico carisma dell’accoglienza e dell’accompagnamento spirituale dei pellegrini.

Caro don Jhontin, bravo per non esserti mai accontentato appena appena della semplice sopravvivenza e così ora tu diventi servitore della gioia e testimone della speranza. A noi italiani, così malati di noia, che apprezziamo la stessa vita umana solo a patto che offra emozioni-shock, stai insegnando, con il tuo grande sorriso da giovane e coraggioso “cuor di leone”, che si può rompere la nebbia della monotonia credendo nell’autenticità e nella bellezza della donazione a Dio, osando di più e rivestendosi di un po’ più di audace donazione. E d’ora in poi sii ancora più buono e più generoso con tutti, con noi e con gli altri, come Gesù, continua a vivere in modo semplice e dolce, come Gesù, porta Gesù misericordioso ai fratelli e offri tutta la tua vita, perché tutto ciò che ne guadagnerai sarà infinitamente di più rispetto a ciò che hai perso e lasciato.

Auguri, don Jhontin, di vero cuore e tanta felicità

Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali - Comunicato StampaTrivento (CB), 1 maggio 2008

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