La ragione del torto o l'unico torto è quello di aver ragione, questo è il vero problema | Riflessioni

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La ragione del torto o l'unico torto è quello di aver ragione, questo è il vero problema

La ragione del torto o l'unico torto è quello di aver ragione, questo è il vero problemaLa ragione del torto o l'unico torto è quello di aver ragione, questo è il vero problemaBenedetto XVI, recentemente in un discorso rivolto ai partecipanti al Congresso internazionale, promosso dalla Pontificia Università lateranense sull'Enciclica “Fides et Ratio”, di Giovanni Paolo II, a dieci anni dalla sua promulgazione, ha detto chiaramente che la fede "non teme il progresso della scienza e gli sviluppi a cui conducono le sue conquiste quando queste sono finalizzate all'uomo, al suo benessere e al progresso di tutta l'umanità”, poi ha aggiunto che ''la scienza da sola non può elaborare principi etici” e ha concluso dicendo che "la filosofia e la teologia diventano, in questo contesto degli aiuti indispensabili con cui occorre confrontarsi per evitare che la scienza proceda da sola in un sentiero tortuoso, colmo di imprevisti e non privo di rischi”, proprio perché alcuni scienziati sono ''spesso guidati da arroganza e facili guadagni”.

Un discorso profondo, lucido e sereno, che però ha scatenato una reazione incomprensibile e pretestuosa. Subito arriva la replica stizzita di Margherita Hack: «Benedetto XVI è fuori dal mondo, il Papa attacca: Scienziati arroganti».

Ma le Olimpiadi, soprattutto quelle di sciabola e fioretto non sono già finite da tempo.

Per le mie povere reminiscenze di letture, ricordo che un sociologo francese, Gustav Le Bon, avvertiva che “la scienza ha promesso la verità, ma non ci ha promesso pace e felicità”, perciò volendo noi tutti costruire una società moderna, tutta basata sulla giustizia, uguaglianza e libertà, non si può poi pretendere da alcuni che tra scienza e fede si stabilisca una specie di mostruoso compromesso storico: la Chiesa di occupi di “cielo” e la scienza abbia il monopolio della “terra”.

Ben a ragione l’antropologo Claude Lèvi-Strauss osservava che “lo scienziato non è l’uomo che fornisce vere risposte. Il vero scienziato è colui che pone domande vere”.

Perché allora le parole che il Papa ha detto sembrano così forti, taglienti e inquietanti? Semplicemente perché dovremmo diffidare di tutte quelle persone che all’apparenza sembrano così dolci, ma che nessuna dolcezza possiedono, caso mai hanno soltanto debolezza spirituale che si trasforma, in men che non si dica, in tanta pericolosa asprezza.

La Rochefoucauld scriveva “solo le persone che hanno fermezza di principi possono avere vera dolcezza”.

Niente è più sgradevole dell’accorgersi che le ragioni di chi è più bravo e profondo di noi contano veramente, anche se non sono sempre dalla nostra parte e proprio perciò completerebbero le nostre ristrette, limitate conoscenze. Per questo il papa ha ripreso la lezione di Sant'Agostino e ha spiegato che chi sa usare la ragione arriva alla verità, una verità che la ragione "non potrà mai scoprire partendo da se stessa, ma solo ricevere come dono gratuito. La Rivelazione non si sovrappone alla ragione ma la purifica e la innalza”.

Gandhi, sulla parete della sua casa, aveva fatto scrivere a caratteri cubitali: “Quando hai ragione, puoi prenderti il lusso… di non andare in collera, ma attenzione quando hai torto, non puoi proprio prenderti il lusso… di andarci in collera veramente”.

Don Mimì Fazioli

di don Mimì FazioliTrivento (CB), 22 ottobre 2008

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