I vescovi di Abruzzo e Molise: La priorità? «Ridare speranza» | News

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I vescovi di Abruzzo e Molise: La priorità? «Ridare speranza»

I vescovi di Abruzzo e Molise: 
La priorità? «Ridare speranza»

«Un segno di con- divisione e con- passione » con una terra colpita da una grave sciagura, così lo definisce l’arcivescovo di Lanciano- Ortona Carlo Ghidelli, presidente della conferenza episcopale dell’Abruzzo e del Molise. Una riunione straordinaria tutta dedicata al dopo­terremoto, per i presuli delle undici diocesi delle due regioni. A ospitarla il tendone bianco della Caritas italiana, montato nel piazzale della chiesa di san Francesco, a Pettino, periferia dell’Aquila. Una delle poche rimaste agibili in tutto il territorio diocesano, che conta 146 parrocchie, in questo momento tutte impegnate a portare aiuto ai fedeli, innanzitutto sul piano spirituale. Ma di aiuto, tanto aiuto hanno bisogno a loro volta.

« La nostra conpassione l’abbiamo manifestata innanzitutto all’arcivescovo Giuseppe Molinari, rimasto praticamente privo di tutto e ha ricevuto da noi alcuni doni necessari per riprendere la sua missione pastorale » , spiega l’arcivescovo Ghidelli. Ma non c’è solo L’Aquila, purtroppo. Anche nelle diocesi di Sulmona, Avezzano, Chieti, Pescara e Teramo ci sono danni alle strutture e alle chiese. « Al più presto, cessata la fase di prima emergenza e conclusa quella delle necessarie verifiche, dovremo far pervenire all’ufficio economato della Cei un elenco il più possibile completo delle necessità ». E i tempi della ricostruzione saranno lunghi, basti pensare solo al recupero delle chiese del centro storico della città, « e la priorità per noi, ora, è anche far ritornare la gente a Messa in un luogo dignitoso e non precario, per contribuire così a restituire la speranza a chi ha perso tutto».

La soluzione prospettata è la realizzazione di tante chiesette in legno, di circa 200 metri quadrati, in grado di durare almeno cinque anni. Ma c’era anche da prendere provvedimenti urgenti per la custodia dell’enorme patrimonio di opere d’arte, in particolare della città, in luoghi sicuri e riparati. Per quest’ulteriore necessità si sono rese disponibili due diocesi fuori dall’epicentro come Lanciano e Pescara, ma si è pensato anche a spazi ricavabili nel santuario di San Gabriele dell’Addolorata. Infine, come ulteriore segno di attenzione alla diocesi più colpita, si è deciso di non rinunciare alla Settimana Liturgica nazionale, che era in programma a L’Aquila, in occasione dell’ottavo centenario della nascita di Celestino V, per fine agosto. E che avrebbe dovuto tenersi fra la Cattedrale e le basiliche di san Bernardino e Collemaggio, tutte gravemente danneggiate.

Probabile il trasferimento a Roma delle celebrazioni ( in alternativa, c’è Pescasseroli), ma la cerimonia dell’apertura della porta Santa si terrà, è stato deciso, nel capoluogo abruzzese. Continuano, intanto, ad affluire gli aiuti, oltre ai 5 milioni già stanziati dalla Cei, la Caritas - in attesa di sapere gli esiti della colletta di domenica nelle chiese ­fa sapere che sono già stati raccolti dalla sottoscrizione altri 3 milioni. E la riunione dei vescovi abruzzesi e molisani si era aperta proprio con una dettagliata relazione da parte del direttore della Caritas Italiana monsignor Vittorio Nozza, e del direttore regionale don Alberto Conti, sugli aiuti erogati e sulla strategia di intervento messa in atto per le diverse fasi dell’emergenza. Per fare fronte si è divisa la diocesi più colpita in otto aree.

Si pensa, per la fase della ricostruzione, alla realizzazione di centri di comunità, per favorire la ripresa della vita anche sociale, delle persone, e alla realizzazione di scuole, d’intesa con la Protezione civile. E qui a Pettino la Chiesa aquilana si ritrova come può e prova a ripartire. In un prefabbricato di 20 metri quadrati è stato ripristinato l’ufficio cancelleria della Curia, che è totalmente inagibile. Dentro, i saloni parrocchiali sono diventati il collettore di un’immensa mole di aiuti di tutti i tipi in arrivo da ogni parte d’Italia, ma in continuazione escono pure, dai magazzini, per raggiungere le cento e passa tendopoli sparse sul territorio. Vengono qui mamme con i bambini in braccio a chiedere una medicina, vengono i volontari impegnati nei campi, a segnalare le diverse esigenze. Un contadino cerca di don Dante, sembra l’ennesima richiesta di chi ha perso tutto. Invece, entra in parrocchia, apre una scatola ed ecco la sorpresa: una quarantina di uova fresche. « Possono servire, voi sapete a chi darle ».

L'articolo pubblicato su avvenire.it il 21 Aprile 2009

Avvenire onlineL'Aquila, 21 aprile 2009

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