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La Caritas italiana resta in prima linea

La Caritas italiana resta in prima lineaLa Caritas italiana resta in prima linea"Rafforzare l'impegno di promozione della testimonianza comunitaria della carità cristiana". È quanto promettono in una lettera a Benedetto XVI i seicento delegati delle Caritas diocesane in Italia - ne erano rappresentate 193 su 220 - a conclusione del 33° convegno nazionale svoltosi a Torino.

Nel documento - firmato dal vescovo presidente Giuseppe Merisi e dai dirigenti della Caritas italiana, ai quali si sono uniti quelli delle associazioni di Grecia, Turchia, Moldavia, Bulgaria, Polonia, Francia, Slovenia e Romania - i convegnisti evidenziano come la tematica di quest'anno - "animare attraverso il discernimento" - debba "molto alla ricchezza del suo magistero, che presto farà dono di una nuova Lettera enciclica, e al cammino unitario della Chiesa in Italia".

In proposito i partecipanti hanno anche inviato una lettera al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, e al vescovo Crociata, segretario generale, per le "riflessioni e le prospettive che il consiglio permanente e l'assemblea generale hanno offerto a Caritas italiana e alle Caritas diocesane".

Intanto giovedì mattina, 25 giugno, al Lingotto il direttore nazionale, monsignor Vittorio Nozza, ha chiuso il convegno tracciando le prospettive di lavoro pastorale, disegnando un quadro caratterizzato dall'aggravarsi della crisi economica e finanziaria, con perdite di posti di lavoro e impoverimento della popolazione. Una realtà che preoccupa la Caritas, quotidianamente in prima linea nella lotta contro ogni forma di povertà. Per questo tra i criteri del discernimento della sua pastorale la Caritas ha elencato l'amore per gli ultimi, uno stile di vita sobrio, l'unità, il dialogo sociale e culturale, la non-violenza.
Anche in Italia la quotidianità è fatta di continue richieste di aiuto, tanto che a livello diocesano - ha rilevato don Nozza - la Caritas non riesce a fronteggiare economicamente le numerose richieste. A metà anno molti centri d'ascolto hanno già esaurito le risorse. "Non possiamo svolgere un ruolo di delega - ha affermato il direttore nazionale - riempiendo i portamonete ogni volta. C'è urgente bisogno di scelte politiche serie, che contribuiscano a rafforzare di nuovo il tessuto sociale".

Ai 7 milioni e mezzo di poveri che vivono in Italia - ma potenzialmente potrebbero essere il doppio - la Caritas risponde con seimila centri d'ascolto parrocchiali e diocesani, con gli osservatori povertà e risorse, e una "abbondante progettualità" attraverso strumenti innovativi come il microcredito e i fondi di solidarietà. Ma nonostante tutto si fatica a far fronte agli innumerevoli bisogni. "Non si tratta - ha spiegato il direttore - di vere e proprie povertà, ma di situazioni di precarietà e di difficoltà. La gente, soprattutto quando perde il lavoro, non ha i soldi per pagare l'affitto, le bollette e si rivolge ai centri d'ascolto per domandare aiuto". Purtroppo - ha lamentato monsignor Nozza - "c'è un oscuramento generale della mentalità. Prima le nostre buone azioni provocavano solidarietà, consenso e qualche applauso. Ora vengono percepite da alcuni come non opportune". Ecco allora l'esortazione del direttore della Caritas ai convegnisti a "stare tra gli uomini; con gli altri e non contro gli altri", auspicando una nuova generazione di laici cristiani impegnati, con una mentalità, una visione del mondo, fatta di impegno sociale e mediazione politica, di assunzione personale di responsabilità nel servizio alla giustizia e alla pace: uno stile, insomma, alternativo alla cultura e alle mode correnti.

Monsignor Nozza ha poi parlato del sisma in Abruzzo: da quando è stata indetta la colletta per il terremoto sono pervenuti alla Caritas italiana venti milioni di euro da 132 diocesi, comprese le offerte di privati. Mancano ancora all'appello novanta Chiese locali. "Anche alcune Caritas straniere hanno chiesto di intervenire ma finanzieranno singoli progetti", ha puntualizzato Nozza, il quale ha annunciato che a luglio sarà inaugurata a Coppito la nuova sede della Caritas diocesana dell'Aquila, dove è ospitato anche il Centro di coordinamento nazionale post-terremoto. Nel frattempo le delegazioni regionali hanno messo in cantiere un piano di intervento e molte hanno attivato presenze stabili.

In precedenza, mercoledì pomeriggio, si era tenuta la tavola rotonda sulla "spiritualità delle opere", con interventi di don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele; Ernesto Olivero, fondatore del Servizio missionario giovanile e dell'Arsenale della pace di Torino; don Domenico Ricca, presidente della Federazione Servizi civili e sociali - Centro nazionale opere salesiane; e padre Aldo Sarotto, superiore generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Il primo ha denunciato "la vera povertà di senso e di significato", che "è quella di chi vuole difendersi dall'altro, dal diverso. Diritto e carità devono essere ben saldati - ha aggiunto don Ciotti - e l'accoglienza nella fermezza è possibile, come dimostra l'esperienza della Caritas". Da qui l'invito "a unire sempre più testimonianza cristiana e responsabilità civile".

Don Ricca, che lavora da anni con i giovani nelle carceri, ha parlato dell'educazione delle nuove generazioni. "In un clima di fragilità e frammentarietà, dove sono saltate le grandi cornici - ha detto - i ragazzi hanno bisogno di un accompagnamento discreto, ma costante, di non essere abbandonati a sé stessi". Secondo il sacerdote salesiano per i giovani servono "adulti competenti, che sappiano aiutare a dar senso ai significati, che sappiano coniugare la tenerezza con la fermezza, che aiutino i ragazzi ad accogliere e accompagnare le emozioni". Soprattutto, occorre "una relazione educativa basata sulla fiducia e sulla alleanza tra giovani adulti, per permettere loro di proiettarsi verso il futuro".

Il fondatore del Sermig ha rivolto un invito alla classe dirigente italiana, in tempo di crisi morale, sociale ed economica, a usare di nuovo "il buon senso". Ha rievocato le figure di De Gasperi, Dossetti e La Pira, "persone che non si sono arricchite e non hanno piazzato figli e nipoti in posti chiave". Per Olivero, infatti, "se non siamo in pace è perché ci sono stati troppa avidità, troppo consumismo sfrenato, nessuna attenzione ai giovani". Con tale situazione di crisi le nuove generazioni - ha denunciato - "stanno costruendo una società peggiore della nostra, perché hanno imparato dagli adulti". L'ottimismo del cristiano lascia intravedere "segnali di speranza" che "ci sono" ma che devono essere proposti "con serietà".

Infine padre Sarotto ha richiamato l'attualità del carisma di san Giuseppe Cottolengo, fondatore dell'istituto di cui egli è superiore, nell'attenzione a poveri, malati ed emarginati. Gianluca Biccini - L'Osservatore RomanoTorino, 26 giugno 2009

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