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Gheddafi è ripartito. Ora restano le polemiche

Gheddafi è ripartito. Ora restano le polemicheGheddafi � ripartito. Ora restano le polemicheTolto il "disturbo". Poco prima delle 13, ripartendo dallo scalo di Ciampino, Muammar Gheddafi ha chiuso una visita durata in tutto 48 ore, ma ha lasciato in Italia un denso carico di polemiche. La difesa dell’Alleato esibita da Berlusconi lunedì sera alla cena-spettacolo nella caserma dei Carabinieri, protrattasi fino alle 2 e 30 di notte (con immancabile esibizione canora, in francese, del premier) ha tutt’altro che spento critiche e perplessità. Per Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, non è questione di avere interesse a tenere buone relazioni con la Libia, perché «siamo tutti interessati» ma «ci sono buone relazioni quando ci sono basi di rispetto e d’amicizia. Noi non abbiamo avuto né l’uno, né l’altra, solo elementi di umiliazione». E per Antonio Di Pietro, leader Idv, la realtà è che il Cavaliere «svende la dignità del nostro Paese a un dittatore».

Toni duri, quelli usati dalle opposizioni. La difesa della posizione governativa viene assunta dal ministro degli Esteri, che proprio questo pomeriggio volerà a sua volta a Tripoli per una riunione informale del "Dialogo 5+5", che riunisce i Paesi del Mediterraneo occidentale e meridionale. Franco Frattini non ha rigettato a mare nemmeno la proposta che più ha fatto scalpore, quella di ricevere dall’Europa 5 miliardi di euro all’anno per garantire realmente il blocco del fenomeno migratorio (che ha provocato ieri un «no comment» da Bruxelles): la questione, ha detto, «non è mai stata discussa», ma «la affronteremo in sede europea» e probabilmente se ne parlerà al vertice euro-africano di novembre, che si terrà proprio in Libia. Nel merito, però, Frattini riconosce delle ragioni al raìs: è «un ragionamento che hanno fatto tutti gli altri leader arabi nord-africani, cioè "non vogliamo e non possiamo essere i guardiani d’Europa"»; e il Vecchio Continente deve rispondere assumendo «finalmente una politica migratoria» e conscio che «si devono destinare molti fondi ai paesi di origine dei migranti e a quelli di transito». Secondo il titolare della Farnesina, attorno alla visita del Colonnello c’è stata «molta speculazione politica misera», in aggiunta a quella fatta dall’estero, cioè «dai nostri competitors che gli affari vorrebbero farli loro al posto dell’Italia».

Frattini, insomma, sembra condividere in tutto spirito e modalità del soggiorno di Gheddafi. Anche sull’azione di «proselitismo» svolta con la messa in scena di lezioni coraniche a "ragazze-immagine" (retribuite) e criticata da Avvenire, ha sorprendentemente sostenuto che «ogni giornale ha la sua opinione, ma questa opinione io non la condivido». Anzi, per il capo della diplomazia questa visita prova «il ruolo importante dell’Italia» e «non è un caso che siamo l’unico Paese che ha rotto i ponti col passato fascista-coloniale. Altri Paesi, anche europei, non l’hanno fatto». Riprendono la linea del premier anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri («La sinistra inneggiava alla Libia terrorista, questi sono gli invidiosi di casa nostra»), e Margherita Boniver, che arriva a dire «grazie Gheddafi per la visita di sostanza, il trattato di Bengasi è un modello di relazioni bilaterali che molti ci invidiano». E per il ministro (dell’Agricoltura) Giancarlo Galan «i vantaggi sono superiori al folklore»

Una crepa nella (esibita) compattezza del centrodestra la apre invece, a nome della Lega, il governatore veneto Luca Zaia: «Gli inviti all’islamizzazione e le minacce da parte di un capo di Stato non sono né accettabili, né casuali». E al deputato finiano Flavia Perina non è piaciuta la «passerella» delle ragazze da Gheddafi, segno «che l’Italia è diventata il Paese più maschilista d’Europa». Infine Maurizio Lupi e Mario Mauro invitano a riflettere se sia «ancora opportuno offrire il nostro Paese come palcoscenico» al raìs. Avvenire2 settembre 2010

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