21 Aprile - Giovedì Santo, Cena del Signore | Commento al Vangelo

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21 Aprile - Giovedì Santo, Cena del Signore

21 Aprile - Giovedì Santo, Cena del Signore21 Aprile - Gioved� Santo, Cena del Signore Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

Un Dio in ginocchio davanti a me, per lavarmi i piedi. C’è di più in un amore fino alla fine? Sì, farsi inchiodare su una croce e morire per amore. E’ l’esempio per fare anche noi come lui, l’uno all’altro. Il posto dell’istituzione dell’Eucaristia, nel vangelo di Giovanni, è tenuto dalla lavanda dei piedi. Sant’Agostino dice che, in questo modo, «il beato apostolo ha chiaramente voluto spiegare a noi il mistero della cena».

Quei piedi lavati dal Maestro-Servo fanno il sacerdozio cattolico e sono il mandato per il ministero verso gli altri, il modello del nuovo comandamento di “amarsi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Gesù è l’agnello pasquale che colma del suo sangue il calice della benedizione. Gesù ha amato fino alla morte e ci ha detto di fare lo stesso. Farci lavare i piedi e di lavarli agli altri è obbedienza al nuovo comandamento; non è un sacerdozio di sacrifici di animali, ma di amore, il sacrificio di se stessi. Il punto d’arrivo, la misura l’ha presa il Padre che “ha talmente amato il mondo da dare il suo unico figlio”.

Il gesto del Signore è quello di un servo, per questo Pietro si oppone. E’ anche un gesto che purifica, libera, una sorta di battesimo, di assoluzione. Viene il pensiero che questa misericordia è stata data a tutti i dodici, anche a Giuda. Anche a lui che lo tradiva Gesù lava i piedi. Pietro rifiuta il gesto di umiliazione, ma egli stesso ha bisogno di quel perdono per poter avere “parte con me”. E Pietro cede, accetta di farsi lavare, perdonare. Pietro avrà parte con il Signore, perché è da lui perdonato, ma anche perché a sua volta laverà ad altri i piedi.

Il giovedì sera è la festa dell’amore, ma ha anche un tono sommesso di timore perché si intuisce come la morte di Gesù sarà la misura del suo amore e l’agnello pasquale ne è il segno: sacrificio e morte per amore. Anche la liturgia di questa sera ha lo stesso tono e finisce nel silenzio; anche le ostie consacrate vengono “portate via”, come Gesù nel Getsemani. Nelle nostre chiese gli ornamenti e le tovaglie dell’altare vengono rimossi, la luce del presbiterio viene spenta, tace l’organo, si legano le campane. Inizia il “grande silenzio”.

Padre Maurizio, missionario comboniano, ha chiesto ai suoi cristiani se è più difficile lavare o farsi lavare i piedi. I pareri sono stati discordi. “Abbiamo così lavato i piedi al nostro vicino, cosicché tutti abbiamo lavato e siamo stati lavati. In assoluto silenzio: ognuno capiva bene cosa stava succedendo. Ho poi detto loro che oggi era il mio compleanno e quello di tutti i preti del mondo. Mi hanno battuto le mani e poi hanno portato all’altare i doni danzando. Anche Nakato, una ragazza malata di AIDS e che a stento si regge in piedi, si è unita nella danza. Senza farmi vedere, mi sono asciugato le lacrime”.Mons Angelo Sceppacerca21 aprile 2011

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