Domenica 2 Ottobre | Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

Domenica 2 Ottobre

Domenica 2 OttobreDomenica 2 Ottobre La storia dell’umanità è tutta in una breve parabola, con un omicidio al culmine di ripetute infedeltà, ingiustizie, ambizioni. E’ questo, spesso, il nostro modo di rispondere al bene degli altri e all’amore di Dio. Pensiamo di essere noi i padroni e invece tutto quello che abbiamo lo riceviamo in dono.

Con le parabole Gesù provoca i capi del popolo a comprendere che è giunto il momento dei frutti: Dio chiede conto della sua vigna. Dopo aver rifiutato i profeti, hanno ancora un’occasione per accogliere il Figlio. Contro la speranza del padre (Avranno rispetto per mio figlio!) i vignaioli decidono di uccidere l’erede per impadronirsi della vigna. Siamo alle radici del mistero di Dio e dell’uomo, tra la sua volontà di donarci ogni cosa e il nostro istinto a fare del dono una preda. La morte del Figlio, fatta vedere come un crimine premeditato, darà la svolta alla storia.

Il giudizio è chiesto a chi ascolta; Gesù semplicemente lo esplicita. Il regno di Dio non viene tolto al popolo d’Israele, ma ai sommi sacerdoti e ai farisei (capirono che parlava di loro), e sarà dato “a un popolo che ne produca i frutti”, il nuovo Israele nato nella pasqua del crocifisso risorto, il figlio prediletto, il frutto più bello, principio di tutti quelli che verranno. La profezia sul destino dei vignaioli omicidi, con cui si chiude la parabola, si compì esattamente trentacinque anni dopo, quando Tito distrusse la vigna. Il figlio amato è il figlio mite e inerme, inviato non per suscitare sentimenti di paura, ma di pentimento del cuore. La sua espulsione dalla vigna e la sua uccisione sono il richiamo alla crocifissione e morte di Gesù fuori dalle mura di Gerusalemme. Nella pietra scartata divenuta angolare c’è il segno di grazia della risurrezione di Gesù e della nascita di un nuovo popolo. La testata d’angolo è la pietra più solida di un edificio; è quella che tiene in piedi insieme due muri. E’ Gesù che tiene insieme i due popoli.Mons Angelo Sceppacerca2 ottobre 2011

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