“San Casto, vescovo e apostolo” | Diocesi di Trivento

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“San Casto, vescovo e apostolo”

“San Casto, vescovo e apostolo” La tela si trova sopra la vasca battesimale. Opportunamente in primo piano è in evidenza una sorgente d'acqua. L'acqua scaturisce dalla roccia che è simbolo di Cristo crocifisso e risorto, il quale ci comunica l'acqua viva dello Spirito Santo e della vita nuova del cristiano.

Sopra la roccia è posto un piedistallo di pietre (un po' cattedra e un po' ambone: sono i luoghi propri dove si esercita il ministero del Vescovo); su di esso sta in piedi il giovane vescovo e futuro martire San Casto. Più che predicare, contempla la nuvola di luce, simbolo della presenza divina, l'accoglie a braccia aperte e la irradia sui presenti. La luce irrompe potente dall'alto e squarcia le tenebre.

Il santo evangelizza soprattutto con la sua presenza, con il suo splendore e con la sua testimonianza.

San Casto (particolare) – Cattedrale di Trivento - Claudio Sacchi, 2012 La folla in gran parte è attratta verso di lui. Qualcuno però gli volta le spalle e qualche altro lo contesta e lo accusa, lasciando presagire il prossimo martirio. In ogni caso il paganesimo è vinto; lo simboleggiano le due colonne spezzate, allusione ai templi pagani, italici e romani. Anche la Cripta della Cattedrale ospita colonne spezzate e riutilizzate per costruire la chiesa cristiana. Una di esse, in lettere scolpite, dice la dedica a Diana, dea italica delle selve e della caccia, custode delle fonti e dei torrenti. Ora i boschi e le acque hanno nuova vita per questo tempo e per quello che non conosce tramonto. Trivento, già municipio romano, ora assume ben altra dignità: il suo Vescovo la fa sposa e Diocesi, madre di nuovi figli e discepoli del Signore. È quanto proclama l'iscrizione latina

CASTUS NON SOLUM TRIVENTINAM CIVITATEM SUA PRAEDICATIONE AD DEUM CONVERTIT, SED ETIAM TOTA PROVINCIA CATHOLICAM FIDEM SUSCEPIT, UNDE NON TANTUM EPISCOPUS SED ETIAM EORUM APOSTOLUS VOCITATUR.

Casto con la sua predicazione convertì a Dio non solo la città di Trivento, ma tutta la provincia che, avendone ricevuto la fede cattolica, l'acclamò come proprio Vescovo ma anche come Apostolo

San Casto (particolare) – Cattedrale di Trivento - Claudio Sacchi, 2012Le due donne inginocchiate accanto al santo, in atteggiamento orante, vestite ambedue di tunica blu e manto giallo, sembrano impersonare la Chiesa di Trivento e quella della regione circostante, nate dall'apostolato del santo vescovo itinerante e perciò anche apostolo; così come la bambina in primo piano, vestita di bianco e coronata di fiori, sembra indicare il continuo rinnovarsi della comunità ecclesiale attraverso i secoli fino ad oggi, mediante l'ascolto della Parola, il Battesimo e l'Eucaristia.

La composizione è molto ordinata. Un asse verticale: esplosione di luce nel cielo, il giovane vescovo San Casto, la roccia, un rigagnolo d'acqua azzurra che fuoriesce da essa, un bacino di acqua verde-azzurro e una cascata che scende spumeggiante fino alla vasca battesimale.

Cinque zone orizzontali: le nuvole dischiuse dalla luce in cielo, il colle di Trivento e alberi a destra e a sinistra, la folla intorno e dietro al santo, il greppo erboso ai lati della roccia, l'uomo adulto e le tre fanciulle in primo piano tra i rami nodosi di un vecchio albero secco e il lussureggiante fogliame sul bordo dell'acqua, simbolo rispettivamente dell'umanità morta per il peccato e risorta in Cristo. Le figure, i volumi, l'ambiente, gli spazi sono definiti con disegno sicuro e colore vivo.

Ora che l'arte della pittura, premuta dalla devozione, sollevata dalla vista credente e attecchita sulla tradizione dei padri, ti mostra ai miei occhi, la mia fede esulta perché ti vede liberato dalla nebbia di un racconto religioso e ti espone luminoso e possente al cuore e alla ragione e ognuno può dire: i miei occhi ti vedono!


Sono trascorsi due millenni da quando il giovane apostolo Casto, Vescovo di questa Chiesa, ha visitato le nostre case e camminato sulle zolle della nostra terra. Lui è fissato nella giovinezza del martirio e nella luminosità della gloria. In Dio ciò che è vivo è sempre giovane.

La nostra Chiesa può esserlo, rinnovandosi all'ascolto e alla sequela. La grazia non ci ha abbandonato; un successore di Casto – Domenico Scotti – siede sulla stessa Cattedra e parla dal medesimo ambone. Sta a noi, ciascuno di noi, prender posto e scegliere l'atteggiamento della fanciulla in primo piano: ascoltare la Parola, rinnovare ed essere fedeli alla grazia del Battesimo, vivere di Eucaristia, come San Casto, come i martiri di Abitene che furono messi a morte perché – confessarono – "noi senza l'Eucaristia della domenica, non possiamo vivere".

Da oggi, entrando in Cattedrale, avanzando nella navata, gli occhi andranno all'antico altare su cui domina la pala. E, nello sguardo, si aprirà il cuore. Lì si congiunge il passato e il presente, il primo e l'ultimo, l'arrivo del vangelo e l'adesione credente rinnovata anche oggi.

Lì son pronunciate le parole che portano a salvezza: "Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Lì, la nostra sola possibile risposta: Amen, Sì.

A Casto la riconoscenza che si deve ai padri. Senza di lui le genti di Trivento non avrebbero dato inizio all'era cristiana. A Casto la preghiera perché continui a benedire e sostenere la Sua Chiesa.Mons. Angelo SceppacercaTrivento, 1 agosto 2012

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