Terza Domenica di Pasqua | Commento al Vangelo

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Terza Domenica di Pasqua

Terza Domenica di PasquaTerza Domenica di Pasqua Dalla tomba vuota all'incontro personale col risorto. Fino all'ultimo Gesù sta in mezzo alla sua piccola comunità per prepararla alla missione e alle ostilità: deve seguire il Maestro e le tocca uguale destino. Dopo lo sbaraglio della croce gli apostoli sembrano tornati al loro mestiere di pescatori di pesci, un po' dispersi e un po' smarriti. Pietro è il primo ad essere nominato. È lui che prende l'iniziativa della pesca, ma senza il risorto non prendono nulla.

All'alba, mentre i discepoli tornano stremati e delusi, Gesù va loro incontro, ma non lo riconoscono. Quando finisce la notte viene il momento dell'intervento di Dio. Con parola autorevole il Signore comanda di gettare la rete dall'altra parte della barca. Non erano i pesci ad essersi nascosti; è lui a portare un dono insperato dopo una notte di lavoro a vuoto.

Se Giovanni è il primo a riconoscerlo ("È il Signore!"); Pietro è il primo a cingersi la veste e a gettarsi in mare. Gli altri tirano la rete piena di pesci e sbarcano sulla spiaggia. Centocinquantatré grossi pesci. Dietro a questo numero c'è qualcosa di misterioso. Strathmann: "L'esegesi della Chiesa antica aveva ragione quando intuiva che dietro a quel numero c'era qualcosa di misterioso... gli antichi zoologi avrebbero conosciuto 153 specie di pesci; 153 un numero di misteriosa perfezione. Così la pesca apostolica degli uomini è definita universale e misteriosa, nessun popolo ne è escluso e tutti si raccolgono nell'unica rete della Chiesa universale, che può accogliere tutti senza lacerarsi. Ma gli apostoli come pescatori di uomini possono compiere con successo questo lavoro soltanto su comando di Gesù".

Dopo il pasto con i discepoli, Gesù si rivolge a Pietro, chiedendogli una professione d'amore, per affidargli il suo gregge. Il pastore della Chiesa è il discepolo che ha un amore più grande di quello degli altri. Pietro non ha la presunzione di considerarsi migliore dei suoi amici. L'esperienza del rinnegamento gli è servita. Ora non si confronta più con gli altri, ma confessa con semplicità il suo amore per il Signore che lo costituisce pastore di tutto il gregge e gli predice la fine: in vecchiaia soffrirà la prigione e verserà il sangue imitando il suo Signore anche nel martirio. Il Signore non chiede a Pietro se ama le pecore. È l'amore per Gesù la garanzia dell'amore per tutti gli uomini.Mons Angelo Sceppacerca14 aprile 2013

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