Il 3 giugno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte del “Papa Buono” | News

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Il 3 giugno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte del “Papa Buono”

Il 3 giugno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte del “Papa Buono”Il 3 giugno ricorre il cinquantesimo anniversario della morte del �Papa Buono� Come un bambino si ferma a raccogliere le foglie, in un giorno qualsiasi d'autunno, quando il cielo si spegne, l’aria si raffredda e uccide i colori caldi dell’estate, così oggi mi fermo a raccogliere un po’ di ricordi accartocciati sulla strada del tempo, per donarli ad un domani meno confuso e più ricco di riconoscente gratitudine.

A seguito della morte di papa Pio XII, Roncalli, con sua grande sorpresa, fu eletto Papa il 28 ottobre 1958 e il 4 novembre dello stesso anno fu incoronato, divenendo così il 261º Sommo Pontefice ma i triventini lo conoscevano dal 19 marzo 1958 quando si erano recati a Venezia per la consacrazione episcopale di mons. Pio Augusto Crivellari. In quell’occasione, passando a salutare i triventini dopo la cerimonia religiosa, chiedeva ad ognuno il mestiere e si ritrovò a sentirsi dire da cinque uomini di fila ‘barbiere’ e allora osservò “ma quando tornerete a Trivento troverete tutti con un a barba lunghissima!”.

Chi può dimenticare la celebrazione tutta per noi il 10 maggio del 1959 quando, guidati appunto da mons. Crivellari, partecipammo alla Santa Messa in San Pietro per i pellegrini di Trivento e noi seminaristi eravamo appollaiati nella balconata della santa Veronica pieni di estatico stupore e di infantile venerazione?

E ora, a cinquant'anni dalla morte di papa Giovanni XXIII, il suo volto, le sue parole, i suoi gesti sono ancora impressi nel cuore di molti. Non soltanto come ricordo di un protagonista che ha segnato la storia della Chiesa del Novecento, ma anche come eredità spirituale che continua a portare frutto in ognuno di noi.. In realtà, a leggere oggi questa sorta di nuovo "giornale dell'anima" costituito dalla scelta di alcuni tra i suoi discorsi più significativi, si resta sorpresi nel constatare come nulla sia andato perduto della freschezza, della semplicità e del sapore originario. La gente ha manifestato la stima e l'affetto per Giovanni XXIII esemplificandoli nell'icona del "Papa buono". Per come si manifestava in lui, la "bontà" non era però soltanto una virtù, bensì un compendio di virtù, che si fondevano fino a tessere un ordito spirituale profondo e armonico del suo essere uomo e sacerdote. Eppure, non ci si può fermare a questa sola immagine, pur vera e sentita, né per riassumere il segreto del suo influsso, né tanto meno per cogliere la novità e la portata del suo pontificato. Occorre andare oltre gli schemi precostituiti, che rischiano a volte di apparire dei quadretti oleografici, e scendere fino a dove si nasconde l'altra faccia della verità e della grandezza di Giovanni XXIII: capire perché la sua vita e i suoi insegnamenti sono stati un dono per tutti.

Il suo pontificato fu segnato da episodi indelebilmente registrati dalla memoria popolare, oltre che da un'aneddotica celeberrima e vastissima. I suoi «fuori programma», talvolta strepitosamente coinvolgenti, riempirono quel vuoto di contatto con il popolo che le precedenti figure pontificie avevano accuratamente preservato come modo di comunicazione distante e immanentista del «Vicario di Cristo in Terra», quale è il ruolo dogmatico del pontefice.
Per il primo Natale da Papa visitò i bambini malati dell'ospedale romano Bambin Gesù, ove benedisse i piccoli, alcuni dei quali lo avevano scambiato per Babbo Natale.

Uno dei più celebri discorsi di papa Giovanni è sicuramente quello che ormai si conosce come «Il discorso della luna». L'11 ottobre 1962, in occasione della serata di apertura del Concilio, piazza San Pietro era gremita di fedeli che, se pur non comprendendo a fondo il valore teologico dell'avvenimento, ne percepivano la storicità. Mons. Capovilla racconta che a gran voce chiamato ad affacciarsi, cosa che non si sarebbe mai immaginata possibile richiedere al papa precedente, Roncalli disse di non voler parlare, ma limitarsi a benedire i presenti. Poi davvero si sporse, a condividere con la piazza la soddisfazione per il raggiungimento del primo traguardo: l’apertura del tanto discusso Concilio. E qui nacque il discorso a braccio più famoso perchè poetico, dolce, semplice: “Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la Luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare a questo spettacolo. La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato padre per volontà di Nostro Signore, ma tutti insieme paternità e fraternità è grazia di Dio… Facciamo onore alle impressioni di questa sera, che siano sempre i nostri sentimenti, come ora li esprimiamo davanti al Cielo, e davanti alla Terra: Fede, Speranza, Carità, Amore di Dio, Amore dei Fratelli. E poi tutti insieme, aiutati così, nella santa pace del Signore, alle opere del Bene…Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare, dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell'amarezza”.

Noi guardiamo ancora oggi a Papa Giovanni con occhi incantati: è rimasto il Papa della bontà, del Concilio, dell’ecumenismo, delle Missioni, della Chiesa madre che abbraccia tutto il mondo. Perciò gli chiediamo che ci guardi dal cielo, ci benedica e ci dia il coraggio di seguire le sue orme, di mettere in pratica le sue intuizioni.

Forse a qualcuno può sembrare che io abbia mischiato le carte troppo modeste dei ricordi personali? No! Le ho riscritte qui per tenerle pronte per un'altra partita: voglio che non mi restino in una mano aperta per liberarsi e perdersi nel vento, come un vecchio cumulo di nostalgiche illusioni. Desidero che servano a creare rispetto e conoscenza per uno dei più grandi papi della storia moderna.

E’ per me fonte di luce quel suono di parole vere, le sue: esse galleggiano ridenti e lasciano riaffiorare i sogni e le speranze che nacquero in quel fantastico quinquennio e che, ancora ora, brillano e suscitano stupore, mentre ne ascolto la dolce litania che mi aiuta a superare quel muro di pessimismo che continuamente mi si erge davanti, mentre il sorriso paterno e benevolo del Papa buono mi invita a superarlo e a sperare.Ufficio comunicazioni socialiTrivento, 31 maggio 2013

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