Domenica 14 Giugno | Diocesi di Trivento

Commento al Vangelo

Domenica 14 Giugno

Domenica 14 Giugno In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

La parabola del seme che spunta da solo dice che il cristiano deve seminare. Il Regno cresce per forza propria, comunque. Non siamo noi a dar forza alla parola; il seme è irresistibile perché è Gesù, entrato nel mondo una volta per tutte. Il Regno, già presente, deve però crescere, da un inizio nascosto, per diventar grande come l’albero di senape. Si inizia umilmente con un seme e si giunge alla grandezza di un albero; la grandiosità è già nel seme, prima nella vita e nella parola di Gesù, poi nella vita e nella predicazione della comunità cristiana. Il Regno di Dio è in questo seme. Nel piccolo seme è adombrato il regno di Dio, è paragonato a quello di Nabucodonosor il cui impero offre rifugio a tutti i popoli (l’albero grande che accoglie gli uccelli del cielo).

Anche se la storia è contraddittoria e sciagurata, non va fuggita, perché in essa possiamo e dobbiamo vedere la promessa di Dio. E Dio è ostinato nel suo disegno di salvezza, anche quando lo spiega con parabole piccole, come queste, misurate alla nostra capacità di intenderle perché lui stesso le spiega ai discepoli. Gesù si rivela ai suoi; nella comunione si approfondisce la Parola. La spiegazione di Gesù “in privato” dice l’intimità del rapporto fra le persone. Più che la comprensione del mistero conta la relazione col Signore che insegna e apre la via alla vera conoscenza. Quello “stare insieme” è prezioso come un seme straordinariamente fecondo.

Il seme è buono, ma perché il frutto cresca occorre anche la terra buona: l'uomo, ognuno di noi. Se piantiamo il vangelo nella nostra vita, questa diventa buona a sua volta. E resta la bellezza infinita del mistero di come questo avvenga: “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa”. Anche il saggio sa di non sapere e lo scienziato è consapevole che con la sua ricerca cresce anche il mistero. Resta il miracolo di un terreno che produce spontaneamente. Nessun terreno è escluso, anche nel deserto, o nelle distese artiche. Il chicco è il Vangelo. Il Vangelo è piccolo, ma arriva dappertutto.Mons Angelo Sceppacerca14 giugno 2015

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