Domenica 21 Febbraio | Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

Domenica 21 Febbraio

Domenica 21 FebbraioIn quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

La trasfigurazione è luce su luce, ma succede appena dopo l’invito del Maestro (“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua!”) ed è un spinta alla sequela. Due i segni: cambia il volto di Gesù e la sua veste diventa lucentissima, compaiono anche Mosè ed Elia, i vertici della Legge e della profezia. Il sonno dei tre discepoli è segno della loro incomprensione, ma resistono al torpore e riescono a vedere la gloria di Gesù. Pietro prova a parlare ma una nube li copre mentre rivela la gloria di Dio. Chiusi gli occhi, restano aperti gli orecchi che odono la voce che indica in Gesù “Il Figlio mio!”.

Alla fine rimane lui, “Gesù solo”. “Gesù è tutto ciò che è dato ai discepoli e alla Chiesa di ogni tempo: è ciò che deve bastare nel cammino. È lui l’unica voce da ascoltare, l’unico da seguire” (Papa Benedetto).

La chiesa d'oriente considera la festa di oggi icona di tutta la liturgia, contemplazione della gloria del Signore e del suo splendore, segno della resurrezione. Anche la chiesa, nella liturgia può essere vista come veste del corpo di Gesù, partecipe della sua gloria.

Colpisce la solitudine di Gesù, quasi anticipo dell’orto degli Ulivi. La predilezione del Padre non risparmia dal sacrificio. Gesù prega. E il Padre dà una sola istruzione: ascoltatelo. La parola di Gesù nasce nel silenzio profondo del dialogo dentro la Trinità. E’ in Dio, nel suo amore, che trova conciliazione quello che appare contrasto inconciliabile: Servo sofferente e Figlio prediletto, luce e ombra, silenzio e parola, gioia e timore, croce e resurrezione.

Le altre presenze di Mosè ed Elia, mostrano come la preghiera è ingresso nella storia della salvezza, tappa dell’esodo e viaggio verso la Pasqua Vale anche per noi questa illuminazione.Mons Angelo Sceppacerca21 febbraio 2016

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