Domenica 18 giugno - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO | Commento al Vangelo

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Domenica 18 giugno - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Domenica 18 giugno - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTOIn quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parlare dell’Eucaristia è arduo, meglio farlo stando in ginocchio: vengono meglio le parole e poi, davanti al Santissimo, la posizione giusta è l’adorazione.
Il dono del Padre agli uomini, dall’inizio alla fine della storia, è sempre sotto il segno del corpo: prima Corpo incarnato che soffre e muore sulla croce. E’ questo Corpo ferito che risorge e che Gesù mostra e fa toccare agli apostoli. Ma suo Corpo è anche la Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Infine suo Corpo è il pane eucaristico, Corpo sacramentale che nutre coloro che lo mangiano, con la vita divina che è eterna.
Tutto inizia, però, con un dubbio, un gesto stizzoso d’incredulità: “come può costui darci la sua carne da mangiare?”, dicevano i giudei. Certo, il linguaggio di Gesù è estremamente realistico, parla di mangiare e di bere, di carne e di sangue. Ma dietro questo realismo c’è l’indicazione del mistero: credere in Gesù, pane vivente, è mangiare e masticare la sua carne, bere il suo sangue.
La storia della salvezza si era aperta con il divieto di mangiare il frutto proibito. Ora si compie con il comando di mangiare il frutto dell’albero della vita. Questo sì che ci rende davvero come Dio!
La presenza di Gesù nell’Eucaristia è la più grande e straordinaria delle Sue presenze, perché tocca la materia, il pane e il vino, ma anche la più difficile perché chiede di vedere oltre, con gli occhi della fede. La fatica del credere non è ostacolo, ma occasione per una più chiara manifestazione del Signore risorto, come fu per il dubbio dell’apostolo Tommaso.
L’Eucaristia: miracolo e mistero; presenza e nascondimento. Quel pane, dinanzi al quale oggi pieghiamo le ginocchia, è la promessa realizzata di Gesù di rimanere con noi fino alla fine del mondo.
Mi chiedo se il segno dell’Ostia consacrata, quel piccolo pane bianco, sia abbastanza eloquente, evocativo, comunicativo. Si è sempre lodato e adorato Gesù “nascosto nei suoi veli” che coprono la divinità e nascondono anche l’umanità. Una cosa è certa. Quel pane provoca la nostalgia di Dio.
Chi si aggrappa a quel velo e vede chiaro, sono i testimoni, i cristiani veri. Vorrei ricordarne almeno uno, proprio nel rapporto con l’Eucaristia. Annalena Tonelli, originaria di Forlì, medico, laica, missionaria. E’ morta a Boroma, in Somaliland, uccisa a colpi di arma da fuoco, la domenica 5 ottobre 2003.

Annalena non poteva vivere senza il corpo del Signore. Fin dal 1971 aveva auto il permesso di conservare l’Eucaristia presso di sé. Ricorda mons. Bertin, vescovo di Gibuti e già missionario in Somalia: “L’ultima Messa che celebrai con lei fu nell’agosto 2003. Cambiai l’Ostia consacrata e le lasciai una parte dell’Ostia grande della Messa. E’ questa Ostia che, dopo l’uccisione di Annalena, Padre Sandro, mio vicario, ritrovò dopo un’attenta ricerca, dentro un armadio, in un sacchetto di pelle morbida, insieme a una croce francescana, dentro un purificatoio”. E queste le parole di Annalena, nel suo diario: “Ora la casa ha il suo Padrone. La sicurezza e la pace che dà la sua presenza, stanno diventando la forza e l’equilibrio della mia vita. Lui mi dice: vieni a stare con me. Io soltanto posso tutto. Ora conosco la sua voce meglio della mia, meglio dei miei pensieri”.Mons Angelo Sceppacerca18 giugno 2017

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