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Commento al Vangelo
Domenica 26 marzo
1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Sal 22; Es 5, 8-14; Gv 9, 1-41

Quando sant’Agostino fece l’omelia su questa pagina, che invitava a meditare lentamente e a lungo, parlò per più di un’ora! Nelle catacombe, l’arte cristiana la offriva ai convertiti che si preparavano al battesimo ed erano ormai arrivati – come il cieco del Vangelo – alla professione di fede: “Io credo, Signore”.

Il cieco dalla nascita, insieme alla luce degli occhi, acquista anche la luce della fede: ha chiesto una luce e ne riceve due. I farisei, al contrario, non accolgono la luce che è Gesù e, come i malati che ritenendosi sani rifiutano la guarigione, restano nelle tenebre. Ognuno sceglie la propria strada. I farisei persistono nel disconoscimento di Gesù (“non viene da Dio… non rispetta il sabato… è un peccatore… costui non sappiamo di dove sia”). Il cieco imbocca decisamente la strada verso la luce della fede (“l’uomo che si chiama Gesù mi ha guarito… è un profeta!… io credo, Signore, che sei il Figlio di Dio”).

E oggi che si presume ogni conoscenza? La buona notizia è che la porta del Regno di Dio non è l’essere giusti, ma il riconoscersi ciechi, poveri, incapaci di camminare. La fede, molto prima di essere una conquista è un dono da accogliere. Per guarire il cieco Gesù usa fango e saliva, una strana medicina. La fede in Gesù va poi vissuta nella nostra storia, riaprendo gli occhi serrati dall’egoismo e riconoscendo che l’altro è un fratello.

Nel mosaico di padre Rupnik il cieco tiene nelle sue mani il fango che Cristo ha preparato, a significare una sua attiva partecipazione all’intervento di Cristo. Si può essere malati ma redenti, perché uniti a Dio, e si può essere sani ma non possedere la vita eterna.
L’altro elemento è il rotolo aperto, ma vuoto, tenuto in mano da Gesù, che rimanda ad un’antica tradizione iconografica. Ci sono tante rappresentazioni di Gesù con un rotolo in mano. Quando è chiuso, rappresenta Gesù come il Signore. Quando è aperto, ritrae Gesù con il libro della vita. Il rotolo aperto è generalmente bianco, ossia senza scrittura, a significare che Gesù non tiene un registro delle colpe dell’umanità. Nel caso di questo mosaico, il rotolo bianco rimanda alla domanda dei discepoli: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” e Gesù risponde: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”.

Erri de Luca: “Attraverso un impasto di saliva e di terra Gesù strofina le orbite del cieco e lui improvvisamente vede. È cieco dalla nascita e la prima cosa che vede sono degli … uomini. E li descrive così: alberi che camminano. Ecco è un’immagine grandiosa, la più bella immagine riferita alla figura umana”.
Mons Angelo Sceppacerca
26 Marzo 2017
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