Domenica 1 Maggio | Commento al Vangelo

Catechesi di Avvento del Vescovo Claudio Palumbo

Su TLT Molise, durante questo periodo di Avvento, potrai seguire le catechesi del Vescovo Claudio ogni sabato sera alle 21.00, oppure in replica la domenica alle 14.30.

Commento al Vangelo

Domenica 1 Maggio

Liturgia: At 15, 1-2.22-29; Sal 66; Ap 21, 10-14.22-23; Gv 14, 23-29Domenica 1 MaggioIn quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Questo capitolo iniziava con la rassicurazione di Gesù a non aver paura: “Non sia turbato il vostro cuore”. Ora, alla vigilia della sua partenza i discepoli si sentono orfani e Gesù ripete che non li abbandona, ma va a preparare un posto. Quel posto presso il Padre non è lontano, è dentro di noi perché Dio, che è amore, non desidera altro che di essere amato e di stare con l’uomo. Se noi lo amiamo, Padre e Figlio vengono presso di noi e noi diventiamo loro tempio.

La sintesi di tutta la vita di Gesù, i trentatré anni, è tutta nell’amore del Padre e nel desiderio che ha Dio di stare con noi. Dio ama il mondo al punto di dare suo Figlio e il Figlio ci ama tanto da dare la vita per noi. Tutta la vita di Gesù è il racconto della passione di Dio per l’uomo, che trova il suo apice nella croce.

Lo Spirito permette il ricordodi tutto questo; ricordare è portare nel cuore e si vive di ciò che si ha nel cuore. Tutta la profezia cristiana non è altro che la memoria del Figlio. L’esperienza di ogni credente è quella di sperimentare la presenza caratteristica dello Spirito rispetto a quella di Gesù. Lo Spirito non è solo “presso di “noi”, ma “in noi”. C’è un legame strettissimo tra l’insegnamento di Gesù e quello dello Spirito Santo: lo Spirito è il Cristo stesso nel cuore e nella vita del credente. La persona e l’opera di Gesù sono sempre presenti nella vita dei discepoli di tutti i luoghi e di tutti i tempi proprio grazie all’opera dello Spirito, anzi in qualche modo cresce incessantemente nella vita della comunità cristiana e nell’umanità.

Lo Spirito è il respiro del Figlio. Lo ha scritto Papa Benedetto XVI: “Non è possibile scorgere lo Spirito allontanandosi dal Figlio, ma soltanto immergendosi in lui: lo Spirito è il respiro del Figlio. Lo si riceve quando ci si avvicina al Figlio tanto da sentire il suo respiro, tanto da permettere a Gesù di alitare su di noi.... Non si può indicare lo Spirito di Dio così come si indica una cosa. Lo può vedere soltanto chi lo porta in sé. Qui vedere e venire, vedere e abitare sono inscindibilmente congiunti tra loro. Lo Spirito Santo abita nella parola di Gesù, ma questa parola non la si ottiene solo parlandone, ma osservandola, vivendola. Egli vive nella parola vissuta, lui che è la vita della Parola”.Mons Angelo Sceppacerca1 maggio 2016
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