Commento al Vangelo
Domenica 11 gennaio - Battesimo del Signore
Liturgia: Is 42, 1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3, 13-17
Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Il tempo liturgico di Natale si chiude con la festa del Battesimo del Signore. In realtà, nella vicenda storica di Gesù, il tempo tra la nascita e il battesimo nelle acque del Giordano è di circa trent'anni. Di questo lungo periodo, poco dicono i Vangeli, poco la tradizione. È col battesimo che inizia la vita pubblica, l'intenso periodo che lo vedrà per le strade di Palestina annunciare, guarire, proclamare, liberare… fino all'evento di pasqua, presumibilmente nella notte tra l'8 e il 9 aprile dell'anno 30.
È estremamente significativo che il primo gesto di Gesù sia mescolarsi ai peccatori che vanno a farsi "battezzare", immergere nel lavacro purificatore delle acque del Giordano. Giovanni amministra un battesimo di penitenza, invita tutto il popolo a prepararsi alla venuta ormai imminente del Messia, del Salvatore. Uomo scarnificato da una impressionante vita da asceta, profeta grande che ripete come un tuono le parole di verità, al Battista si presentano file di uomini e donne che, ad alta voce, invocano da Dio il perdono e la salvezza.
Gesù si mette in fila e Giovanni sbalordisce nel vederselo davanti. Stessa reazione che avrà più tardi Pietro: «Tu lavi i piedi a me?». È in quell'amore non dovuto la rivelazione, la perfetta e definitiva manifestazione dell'amore del Padre, prima che per bocca dello Spirito proclami: «È mio Figlio!». Il Nazareno dal canto suo resta laconico, non fornisce quasi alcuna spiegazione: «Lascia fare per ora».
Colui che è incomparabilmente Santo – una cosa sola con Dio – si unisce ai peccatori – chi è lontano da Dio. Ma così si scopre il vero volto di Dio: che è misericordioso e vince con l'amore il rifiuto e la resistenza umana. Entrando nel Giordano, il pastore entra nel recinto delle pecore per condurle, come lui solo può, in un nuovo cammino.
Centrale nella vicenda del Nazareno, il battesimo va compreso alla luce dello Spirito. Come la nascita e la prima manifestazione ai magi venuti da lontano, anche quest'atto è nel segno dell'umiliazione, dell'abbassamento: la kenosi, dicono i teologi. Solo dopo il battesimo, che ha visto Gesù abbassato fino a terra (fino a noi), il cielo – chiuso dalla disobbedienza del primo uomo – si riapre. Mai come ora, i desideri dei profeti e degli uomini di buona volontà sono nel grido di Isaia: «Oh, se tu squarciassi i cieli e scendessi!». E come all'origine del mondo, come ad ogni creazione, Dio torna a parlare e il cielo ad aprirsi.
Tutto converge su quell'uomo che, in fila con gli altri uomini, è il Figlio di Dio, il Messia, il Salvatore di ogni uomo e di tutto l'uomo. Si comprende, ora, perché la vita di Gesù proprio dal battesimo diviene "pubblica": perché ora il discepolo sa che Egli è il Figlio prediletto e che nelle sue opere e nelle sue parole ci sono le parole e le azioni di Dio.
Durante tutta la vita pubblica, Gesù andrà a cercare i peccatori, si intratterrà volentieri e siederà a mensa con loro, al punto da scandalizzare le persone devote e attirarsi le loro critiche. E morirà sulla croce in mezzo a due ladroni, prendendo su di sé il peso di ogni peccato. A noi è data la stessa vita di Dio e il mondo attende, in ogni luogo e in ogni volto, che questa vita nuova sia manifestata. Il mondo attende uomini e donne che vivono in terra, ma col cielo aperto sopra.
Mons Angelo Sceppacerca11 gennaio 2026