La forza della cooperazione è ancora attuale in Molise? | Diocesi di Trivento

Riflessioni

La forza della cooperazione è ancora attuale in Molise?

Appena qualche giorno fa i quotidiani molisani hanno riportato il messaggio di solidarietà inviato da Domenico Calleo, presidente di Confcooperative Molise, a monsignor Giancarlo Bregantini, fatto oggetto recentemente di intimidazioni da parte di ambienti di criminalità organizzata. L’attestato terminava con queste belle e significative parole: “Grazie Padre Giancarlo Bregantini, grazie per aver testimoniato, attraverso le tue opere, che il dono della vita è un diritto di tutti ed è nostro dovere difenderlo con impegno ed onestà. Migliorare le condizioni di vita della comunità si traduce in benessere per tutti senza nessuna distinzione”.

E tutto questo è avvenuto pochi giorni dopo che, il 7 maggio, si era svolto a Campobasso un interessantissimo incontro tra i dirigenti di varie Cooperative della Calabria, della Provincia autonoma di Trento e del Molise, come a significare una pubblica presa di responsabilità del vescovo metropolita per tutto quanto riguarda il mondo della cooperazione di matrice cattolica qui in Molise. I responsabili delle due realtà del alto Nord e dell'estremo Sud, con le quali l’arcivescovo Bregantini ha sempre lavorato, gli hanno tributato un sentito e nostalgico ringraziamento, mentre l’arcivescovo ha espresso la ferma volontà di continuare a tessere con loro un filo strettissimo di rapporti, per permettere alle migliaia di soci cooperatori molisani di allargare il proprio orizzonte di conoscenze e di interscambio.

La realtà del mondo cooperativo in Molise è abbastanza vasta e antica, ma può ulteriormente crescere e radicarsi? Credo di sì e mi permetto di spiegarlo con una favola di uno scrittore spagnolo, con tre personaggi: il sole, la luna, e una piccola candela. “Un giorno - si racconta - il Sole era molto preoccupato. La Luna lo aveva avvertito che quella sera, a causa di un impegno improvviso, lei non sarebbe potuta uscire a fare un po' di chiaro nelle tenebre della not­te. Del resto il Sole per parte sua aveva i soliti orari molto rigidi: al cala­re della sera doveva assolutamente tramontare, come gli era stato pre­scritto da tutti i tempi. E senza il Sole e senza la Luna, tutta una vasta regione della terra, povera com'era, sarebbe piombata nell'oscurità più paurosa. Che guaio. >Come fare? Una picco/a candela si rese conto del problema. Alzò la testa verso il Sole e la Luna, e disse loro con tutta semplicità: «Capisco che la faccen­da è seria. Ma eccomi qui.Per parte mia, io farò tutto quello che potrò per illuminare quelli che mi stanno attorno»“.

Questi dati di fatto sono certi: l’apparato burocratico pubblico fa acqua da tutte le parti, il federalismo fiscale incombe dietro l'angolo e il mondo industriale emigra verso lidi lontani, spinto meno dal vento della globalizzazione, come sogliono affermare gli imprenditori, ma in realtà essi sono tutti presi dalla insaziabile fame di facili, se non addirittura ingiusti, guadagni.

Ecco che la voglia di cooperazione e di solidarietà può giustamente aggregare e convogliare nel mondo del lavoro e dei servizi sociali tanti bravi ed onesti operatori.

In questo modo si farebbe un decisivo passo in avanti e si andrebbe ben oltre le solite sterili lamentele: tutti siamo pronti a incoccare le velenose frecce della critica e malcontento, ma quando si deve passare all’atto di scoccare la volontà progettuale e fattiva di un reale cambiamento, nessuno vuole scagliare la freccia di una benché minima iniziativa plausibile e concreta.

Anche dopo le squallide vicende della recente campagna elettorale, c’è gente ancora convinta che se in alto si vuole andare, si deve ancora, davanti ai cosiddetti potenti, strisciare! E non ci si accorge che tanti dei nostri politici, pur ammantanti di fede, ma che è soltanto finta, se stai per cadere una mano sono sempre pronti a prestartela ma... solo per darti una rovinosa spinta. Chiunque ha sete non di facile sistemazione, ma di onesto lavoro e di sia pur faticosa occupazione una sola garanzia va cercando che non è quella di avere tutto il mare, ma appena una tazza di acqua genuina con cui dissetarsi e rinfrancarsi dalle tante amarezze della vita.

Con la cooperazione la ricchezza non si accumula nelle mani di pochi, ma si ridistribuisce equamente tra tutti i soci partecipanti in vario grado e a vario livello all’impresa, avverrebbe un po’ come, scusate il paragone, si diceva una volta nel mondo contadino “la ricchezza è come il letame: accumulata puzza, sparsa ingrassa e rende fertile la terra”.

La forza e la bellezza racchiusa nel mondo cooperativo, frutto splendido di una più che secolare esperienza, mi conferma nella convinzione che se si vuole essere veri cristiani oggi, se possiamo e dobbiamo vivere come veri fratelli, non si devono abbandonare i propri amici e compagni, ma insieme a loro si possono condividere saggiamente incertezze del futuro e successi imprenditoriali, gioie e speranze ben più remuneratrici delle pene e delle angosce del precariato o della mancanza di lavoro.

Don Mimì Fazioli

di don Mimì Fazioli16 maggio 2008

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