Una giovane agnonese racconta: ”nel cuore della savana ho realizzato il mio sogno!” | Diocesi di Trivento

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Una giovane agnonese racconta: ”nel cuore della savana ho realizzato il mio sogno!”

Fare del bene agli altri e amare il prossimo come sestessi è il comandamento di Gesù che ogni vero cristiano è teso a realizzare nella propria vita per aderire totalmente al Vangelo. Annadea Di Ciocco, agnonese, studentessa di farmacia a Modena, ha coltivato con ostinazione il sogno di andare in Africa per alleviare in qualche modo le sofferenze degli esseri più poveri della terra. Si è recata ripetutamente a Lourdes come dama di carità dell’UNITALSI ma la meta più agognata rimaneva sempre il “continente nero”. Ed è stato proprio durante l’ultimo pellegrinaggio alla grotta di Massabielle che è avvenuto un incontro del tutto casuale…

Racconta Annadea: “ mi sono convinta a parlare della mia esperienza perché credo che possa servire da stimolo a tanti che magari vorrebbero partire ma non sanno decidersi. Io ho sempre pensato di andare in Africa anche se gli impegni di studio e di lavoro me lo avevano finora impedito.
Poi ho conosciuto una persona che, in provincia di Reggio Emilia, faceva parte del GAOM (Gruppo Amici Ospedali Missionari), un’associazione che da venticinque anni aiuta la gente in Etiopia. Il tutto ha avuto inizio dalla volontà di un medico odontoiatra di mettere la sua opera e le sue competenze a disposizione di quelle popolazioni, coinvolgendo, anno per anno, sempre più persone. Dapprima la loro attività si svolgeva solo in ambito ospedaliero, nelle strutture già esistenti, in special modo l’ospedale di Gambo, nell’Etiopia meridionale, proprio in mezzo alla savana, dove nel corso degli anni sono stati ampliati diversi padiglioni, in particolare quello pediatrico.

In questi luoghi la lebbra è una delle malattie più diffuse. La cosa mi ha veramente colpito perché io la ritenevo orami scomparsa. Accanto alla lebbra c’è l’AIDS, a causa della prostituzione molto diffusa. In quelle condizioni di vita, comunque, ogni minima infezione può diventare mortale. Il GAOM, che da sempre si appoggia alla missione dei Padri della Consolata, ha realizzato il suo primo progetto fuori dell’ospedale quando, a Shashemane, padre Silvio fece conoscere ai volontari la realtà pesante della vita dei lebbrosi, relegati nel posto più squallido della città. Lì hanno cominciato a costruire, allora, delle strutture in muratura, piccole case vere e proprie, nel tentativo di ridare un po’ di dignità ai malati e alle loro famiglie.
Ogni abitazione era anche provvista di un orticello dove coltivare il necessario per vivere. Io sono partita nel febbraio scorso, per un mese, mentre tutti me lo sconsigliavano, ma una volta deciso non sono più tornata indietro e infine mi sono accorta che quello che ho ricevuto è molto di più di ciò che sono riuscita a dare.

Ero l’unica ragazza del gruppo e mi avevano spiegato che avrei dovuto fare di tutto, anche impastare il cemento. Al mattino stavo in ospedale e assistevo i medici durante le visite ambulatoriali, e intanto, fuori della porta, c’erano lunghe file di gente che aspettava, anche per ore, sotto il sole.
Mi ha molto colpito il vivere senza fretta (ma purtroppo anche senza punti di riferimento precisi) degli Africani: l’ aspettarsi sempre tutto e solo dalla Provvidenza fa di loro i poveri secondo il Vangelo, i beati! Questo lasciar andare le cose può essere un vantaggio ma diventa, tuttavia, una debolezza quando non contribuisce a migliorare il lavoro e lo stile di vita. Eppure , nella loro estrema povertà, ho trovato persone capaci di dare e di condividere con l’altro anche quello che bastava a malapena a se stessi, come quella mamma che, abbandonata dal marito, non ha esitato a prendersi in casa altri due bambini soli.

Ognuno si prende cura dell’altro e la maggior parte del tempo si spende a coltivare i rapporti umani. Tutti sono sempre molto accogliente, al punto da arrivare ad imboccare l’ospite con i bocconi più prelibati del loro povero cibo; o a spendere i propri risparmi per comprare lo zucchero che serve “rito del caffé ”, come segno di grande rispetto e considerazione nei confronti del visitatore. Ogni occasione è buona poi per far festa, soprattutto tra i bambini. Essi non hanno nemmeno la possibilità di frequentare la scuola, anche solo le prime classi, perché sono importanti per l’economia familiare, specialmente le bambine. La condizione della donna, infatti, esprime tutta la mentalità sottomessa del popolo africano: le donne non valgono nulla ma devono pensare a tutto, già dalle prime luci dell’alba, specialmente a cosa dar da mangiare ai bambini, che si occupano l’uno dell’altro e fanno chilometri e chilometri ogni giorno per procurarsi l’acqua. Le bambine sono date in moglie fin da piccole per avere in cambio quello che spetta alle loro famiglie. E mentre sono ancora bambine, cominciano ad avere figli loro. Si capisce allora come sia difficile sollevarsi da questa condizione per migliorare l’ esistenza.

Negli ultimi anni l’Associazione, a costo di grossi sacrifici, ha acquistato dei terreni e costruire una stalla per le mucche, da dare in gestione a giovani del posto, nel tentativo di aiutarli a costruirsi un futuro più dignitoso; e un capannone per l’allevamento di galline, affidato invece ai lebbrosi. Nel tempo libero dalla clinica, anch’io ho dato una mano a costruire la stalla delle mucche, ad aiutare le suore di Charles de Foucauld o qualsiasi altra cosa ci fosse da fare. Intorno alla missione cattolica si respira un clima diverso dal resto della città dove, in alcuni posti, è proprio pericoloso andare.
Uno dei momenti più belli che ho vissuto è stata la messa domenicale che dura anche due o tre ore ma è emozionante per i canti e le danze; durante l’offertorio, poi, chiunque può dona qualcosa, magari si tratta di un pezzetto di burro ingiallito su una foglia o un po’ di farina. Come ho già detto tutti sono subito pronti a dividere il poco che hanno.
I giovani delle nostre città vivono nel superfluo ma sono sempre alla ricerca di altro per essere felici; lì non hanno niente eppure la vita va avanti anzi, direi, esplode!

Intervista raccolta da Maria Pia di SabatoEtiopia, 14 luglio 2008

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