Cosa fare? Giunti ormai presso la soglia della Settimana Santa… | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Cosa fare? Giunti ormai presso la soglia della Settimana Santa…

Cosa fare? Giunti ormai presso la soglia della Settimana Santa…Negli ineffabili sospiri di questo incerto tempo di inizio primavera, mentre silenziosamente ne sfoglio i delicati petali profumati, cerco ancora pazientemente la risposta ai mille e mille perché dei valori della vita spirituale...

Ora che la Quaresima sta terminando e stiamo già sulla soglia desiderata della Settimana Santa, vorrei poter fare mia l’esortazione di Johann Wolfgang Göethe: "Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L'audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora".

E in effetti sono più che convinto anche di quel che scriveva saggiamente Pablo Neruda: "Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità".

Dolcissimi sono stati i minuti passati a meditare sulla Parola, la Parola del Signore: Lui dispensatore di amore e di grazia, Lui così ricco di fascino per tutte le esortazioni personali e coinvolgenti. Ho rielaborato magnificamente i personaggi evangelici, in una decisa ed equilibrata personalizzazione, che mi ha offerto vive emozioni, puro e genuino frutto non di umana intelligenza né di fanciullesca e spiccata fantasia, ma dono, solo e sempre, di illuminazione interiore.

Il Vangelo domenicale in questo periodo ci ha narrato molto brillantemente stupendi racconti e io ho instaurato profondi legami fra il racconto storico e la vita concreta, la mia realtà personale, ogni volta componendo quasi un mosaico di suggestioni con le tessere preziose delle divine parole... fino a sentirmi pervadere piacevolmente da profonde sensazioni di dolcezza e di pace.

Ho meditato e capito che: "La misericordia di Dio è una fune lunga e forte: e non è mai troppo tardi per ag­grapparvisi" (BRUCE MARSHALL), anche se mi sono convinto che devo evitare, come dice C. S. LEWIS, di seguire la maggior parte della gente la quale “vede Dio come un aviatore vede il suo paracadute. Lo tiene sempre a portata di mano, per il caso che ne avesse bisogno, ma spera di non doversene mai servire"

Se la vita cristiana è un dono e un mistero, forse pochi sono i fortunati che riescono ad aggrapparsi stabilmente a questo scoglio del mistero della fede, resistendo, così, e sopravvivendo ai marosi del dubbio e della salsedine della umana cattiveria.

Uno scrittore ar­gentino, Antonio Atienza, anni fa, propose un'ambigua parabola, secondo la quale un tale si presentò un giorno nella bottega di un bravo orologiaio per chiedergli il favore di mettere una suoneria speciale alla sua sveglia analogica, al fine di poter riconoscere distintamente le ore del giorno da quelle della notte. L'orologiaio, all’inizio, faticava a comprendere la richiesta strana e assolutamente insolita. Il cliente accaniva per spiegarglielo meglio che poteva: siccome le lancette del quadrante non indicano se ci si trova di giorno o di notte, lui avrebbe voluto un segnale diverso per segnalare se erano le ore del giorno o quelle della notte. Invitava, insomma, a mettere un bel cam­panello dal suono argentino per le ore notturne e il frastuono di un sonoro cucù per quelle diurne. Allora l’orologiaio, avendo finalmente compresa l’eccentricità della richiesta, consigliò: “Certo che tutto con la tecnologia moderna si può fare, ma, scusa, non sarebbe più semplice aprire gli occhi e guardare il cielo: se c’è la luce è giorno, se c’è il buio è ancora notte?”. Ma l'al­tro, sconsolato, sospirò: "E’ vero, sarei d'accordo, ma il fatto è che io purtroppo sono cieco...".

Se ho inteso bene il senso ironico e profondo di questa parabola, in essa vi si rappresenta quella parte dell'umanità contemporanea che si sente appagata, benché sia sorda e cieca di fronte ai misteri della vita, della grazia, della fede, della Risurrezione, della Provvidenza e della stessa libertà umana.

Come piccolo, fragile e, spesso, indeciso discepolo di Cristo, prometto al Signore che io, all'annuncio festoso della sua Pasqua di Risurrezione, non rifiuterò a priori il gusto del sopran­naturale, né rimarrò cieco di fronte al suo mistero d’amore, ma piuttosto mi impegna ad ascoltare fiducioso l’invito a seguirlo per le strade luminose della sua pace.di don Mimì FazioliTrivento (CB), 24 marzo 2010

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