2 febbraio: Giornata delle Persone Consacrate. Una Testimonianza: “Dal campo da calcio all’altare” | Diocesi di Trivento

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2 febbraio: Giornata delle Persone Consacrate. Una Testimonianza: “Dal campo da calcio all’altare”

2 febbraio: Giornata delle Persone Consacrate. Una Testimonianza: “Dal campo da calcio all’altare” Che ruolo aveva Dio nella vita di un adolescente come me? L'educazione religiosa che avevo ricevuta Gli aveva lasciato il suo posticino nella mia coscienza.
Ma non era il suo vero volto quello che abitava in me, bensì era il "dio-dovere": dover essere buono, dover essere corretto, dover essere equilibrato, dover essere educato, dover andare alla messa, dover essere altruista, doversi confessare, dover puntare ad essere impeccabile, dover essere un bravo ragazzo che rispetta le regole. Un dio potente (perché il senso del dovere è potente!), ma un dio che non mi dava vita, non mi dava la gioia di credere e di affidarmi a lui. Ma solo un dio che mi rendeva schiavo del dovere, e mi lasciava solo il rammarico di non essere riuscito ad essere come avrei dovuto essere.

Ricordo la vergogna che provavo a dire tra amici: "io vado alla messa" (per cui non lo dicevo).
Oppure la vergogna di essere fiero d'essere amato e salvato da Cristo. Infine, la vergogna di me stesso, perché non ero come Gesù voleva, ma mi sentivo diviso: "vorrei fare il bene, ma faccio il male". Così mi scoprivo debole e povero.

Effettivamente la mia giornata era piena di cose da fare: sveglia presto, treno, scuola, calcio, amicizie, continua ricerca di una relazione affettiva, famiglia (poca), studio (nel tempo ritagliato), internet fino a mezzanotte, poi dormire e di nuovo il giro ricominciava. Ma non sentivo il gusto delle cose che facevo. Mi sembrava una vuota ripetizione delle solite cose, senza un fine, uno scopo, un perché. Ma una porta è sempre stata aperta in me. Quella porta misteriosa della ricerca la verità, che non si accontenta dell'ordinario.

Così una serie di esperienze mi hanno illuminato: campi parrocchiali (sia come animatore che come animato), l'esperienza del CDV, il contatto con le case famiglia della comunità Papa Giovanni XXIII, la confessione frequente, la scoperta della preghiera liturgica della chiesa, la scoperta che la Bibbia non è un libro noioso e difficile da leggere, ma è la voce del Risorto che tocca le corde del cuore, e infine alcuni amici che con semplicità mi hanno testimoniato che seguire Gesù era bello. Tutte queste cose pian piano mi hanno spinto fino a spalancare quella porta: la ricerca della verità.
E da quando ho intravisto e gustato la verità non l'ho più dimentica: finalmente, a diciotto anni, ho capito che nella persona di Gesù c'era la verità.

Tutto questo mi ha spinto ad entrare in seminario.

La volontà di Dio... quando ne parliamo la prima domanda che ci salta in mente è: "Come si fa a capire quello che Dio vuole da me?". La verità del vangelo è che Dio collabora con la nostra libertà. Non invade la libertà, ma propone. Non obbliga, ma attrae, affascina. Non usa la forza, ma la potenza dell'amore. È un amante che una volta amato non si può far a meno di amare. Questo avviene nelle scelte concrete che facciamo. Non solo ho scoperto che non sono solo, ma in qualche modo ho scoperto che in questa comunità, la chiesa, sono chiamato a scoprire il mio posto, il mio carisma per metterlo a servizio dei fratelli, e così posso portare il mio contributo.

Il servizio ai fratelli è diventato così la mia gioia, perché è l'espressione concreta del servizio al corpo del Signore. di Matteo Pucci. - www.fanoinforma.it31 gennaio 2013

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