Sistema memoria | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Sistema memoria

Sistema memoria La conservazione ed il recupero di eventi, dati e informazioni può essere affidata al nostro cervello o a protesi aggiuntive quali possono essere un normalissimo block notes, un cellulare, un navigatore, un tablet o un PC.
Una cosa è chiara: senza il sistema memoria, che ci permette di ricordare persone, lessico, fatti, azioni, tecniche, noi non potremmo esistere ed avere vita di relazione.

Perché la memoria, a livello cerebrale, non sia labile, ma profonda e ci consenta poi i processi di codifica, di ritenzione e di recupero è necessario che abbiamo presenti quali possono essere le condizioni migliori affinché tale funzione si sviluppi al meglio e non ci porti all'oblio.
Occorre pertanto avere chiarezza sulla funzione mnestica e sui sistemi che possono eliminarne gli automatismi, rendendo invece il processo sempre più attivo.

In tale direzione può aiutarci la metamemoria, scienza che studia i processi di codifica, immagazzinamento e recupero dei dati, ma anche le tecniche capaci di potenziare la facoltà di ricordare.
Le cosiddette mnemotecniche, essenziali ovviamente anzitutto nel processo di apprendimento, sono comunque alla base di ogni esigenza umana che non può mai prescindere dalla memoria.
Sin dall'antichità si è sviluppata un'ars memorandi che ha grande utilità, ma che neppure nelle scuole viene sempre curata se non in forma estremamente empirica.

La prima cosa scientificamente accertata è che nella capacità mnemonica un ruolo fondamentale giocano l'attenzione e l'interesse, senza i quali la ritenzione diventa assai evanescente.
Di tecniche per memorizzare ce ne sono molte.

Tra le prime c'è sicuramente la ripetizione meccanica associata spesso a ritmi e concordanze di filastrocche o poesie.
Vi è poi l'associazione di un nuovo dato a luoghi o immagini precedentemente acquisiti.

La memoria associata alla pagina stampata, attraverso epitomi a margine, sottolineature o piccole note riassuntive, l'uso di parole chiave o l'associazione ad immagini collegate, è quella che si sviluppa con l'invenzione della stampa e con la diffusione del libro.
L'utilizzo di schemi per catalogare e rielaborare informazioni è un altro strumento assai adoperato soprattutto a livello di apprendimento scolastico.

L'epoca del computer lega la nostra facoltà di ricordare ad uno schermo al plasma e la rende sempre più soggetta alla ram che è una memoria estranea al nostro cervello e di cui ci serviamo con l'uso di strumenti esterni.
La diffusione di internet, degli e-book, della e-mail, delle rubriche elettroniche, dei social network tende a nostro avviso ad indebolire l'autonomia della memoria personale a vantaggio di una ram che ci rende sempre più dipendenti da strumenti tecnologici.
A parte qualche tentativo di ipertesto o di script non ci pare si stia lavorando molto per studiare sistemi capaci di rafforzare la memoria cerebrale della persona a partire da dati ed informazioni provenienti da uno schermo digitale.
È ciò che noi abbiamo assoluto bisogno di fare se non vogliamo rinunciare a quel processo fondamentale del nostro cervello che è la facoltà di ricordare.

Sì. Noi abbiamo bisogno di memoria personale, perché questa, oltre che una necessità, è un'arte fatta di immaginazione, di rappresentazione, di creazione estetica e di forza relazionale con gli altri esseri umani.
Sono cose che non trovi su uno schermo dove spesso prevale la ripetizione meccanica del copia-incolla.

C'è, infine, un fattore importante sul quale si deve lavorare a livello di ricerca scientifica ed è quello legato alla perdita progressiva della memoria causata da malattie quali l'Alzheimer o la demenza senile.
Dobbiamo cercare sistemi di prevenzione e possibilmente di guarigione di cui la ricerca scientifica è purtroppo ancora carente.

Intanto studiamo almeno tecniche di conservazione che riducano i danni e ritardino il più possibile quel deserto mentale che riduce un essere umano ad una larva.
Una cosa è certa: il sistema memoria è un processo davvero importante per la persona.

È per questo che ricerca scientifica, informazione ed agenzie educative devono dargli l'importanza che merita. Umberto BerardoTrivento (CB), 11 marzo 2013

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