Celenza, due giorni di impegno spirituale | Diocesi di Trivento

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Celenza, due giorni di impegno spirituale

Celenza, due giorni di impegno spirituale Proprio così; sabato 4 e domenica 5 maggio Celenza ha vissuto due giorni di intensa spiritualità. Al centro san Donato protettore nel quale il paese si identifica. Dire Celenza è dire san Donato. Ma anche i pellegrini dei paesi viciniori, in occasione della festa del 7 agosto, dicono di recarsi a san Donato per intendere Celenza.

San Donato si identifica anche con Arezzo, di cui è patrono e le cui spoglie sono custodite nel Duomo, nell’Arca dove sono raffigurati i suoi numerosi miracoli.

Nel pomeriggio di sabato 4 maggio, nel santuario di san Donato, don Alvaro Bardelli, parroco del Duomo di Arezzo, ha illustrato la figura del Santo fornendo, innanzitutto, un quadro storico del quarto secolo D.C. caratterizzato dai grandi eventi: l’Editto di Costantino del 313, con cui venne concessa libertà di culto ai cristiani, e il Consiglio di Nicea del 325., che stabilì la consustanzialità del Padre e del Figlio. Negli anni 361/363 riprese una forma di persecuzione contro i cristiani, che sembrava cessata con Diocleziano, con l’avvento al trono dell’imperatore Giuliano l’apostata, un tempo amico e compagno di studi di Donato, che fece processare e uccidere. Che dolore sentirsi traditi da amici! Era successo a Gesù. Solo con l’editto di Teodosio nel 380 il cristianesimo diventerà religione ufficiale dell’impero.

Per la quarta conferenza a chiusura del programma sulla fede, don Erminio Gallo, parroco di Celenza, ha scelto un gigante della fede, san Donato, chiamato all’epoca confessore, per la fede che ha difeso e divulgato come un apostolo, tant’è che venne chiamato come “l’apostolo della Tuscia”, e per essa è stato martirizzato. Il Santo era famoso anche come taumaturgo per i tanti miracoli a lui attribuiti. Innanzitutto quello del calice di vetro rotto dai pagani mentre celebrava la messa e che ricompose con i pezzi raccolti e manteneva il sangue nonostante che mancasse il fondo. La fragilità del vetro, ha spiegato don Alvaro, è la fragilità della società umana facile a spezzarsi ma che può esser tenuta insieme e unita con la forza della fede.

Don Alvaro ha ammirato le pitture e la sala ex voto del santuario e si è congratulato sia per la partecipazione popolare sia per l’organizzazione della parrocchia.
Per la sempre attesa prima domenica di maggio, come prima festa in onore del patrono, don Erminio è apparso soddisfatto per la riuscita del ciclo di conferenze e per aver visto all’opera il comitato economico e pastorale parrocchiale da poco nominato.Rodrigo CieriCelenza sul Trigno (CH), 7 maggio 2013

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