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Politici e ciarlatani

Politici e ciarlataniPolitici e ciarlatani Alcuni giorni fa l'avevamo previsto su Facebook scrivendo testualmente "Invece di costruire finalmente una democrazia reale fondata sulla partecipazione di tutti nelle decisioni attraverso una rappresentanza senza limiti, i partiti lavorano solo al rafforzamento del loro potere nascondendo i veri obiettivi dietro il paravento della "governabilità".

Se gli italiani continueranno a dormire, puntualmente tali supposizioni diventeranno realtà.
Sono anni che il processo di costruzione di uno Stato democratico sta subendo paurose involuzioni dovute alle pressioni delle lobbies economiche, alla corruzione, alla malavita organizzata ed a leggi elettorali di livello nazionale e locale inconcepibili in un paese culturalmente avanzato come il nostro.

Per avere una vera sovranità popolare occorre che le forze politiche in cui si organizza la cittadinanza abbiano una propria rappresentanza nelle sedi istituzionali in proporzione al numero dei voti ottenuti.
Non possiamo girarci intorno.

Una legge elettorale deve avere anzitutto come fondamento proprio la garanzia della rappresentatività per il corpo elettorale, perché in sua assenza verifichiamo, nel migliore dei casi, un'alta percentuale di astensionismo.
È chiaro che un tale obiettivo si raggiunge con la creatività di politici veri e solo con un sistema elettorale proporzionale puro: una testa, un voto.

Gli escamotage che mettono al centro la governabilità, il bipolarismo, il diritto di tribuna e l'eliminazione del ricatto dei piccoli partiti null'altro sono se non l'imbroglio di chi vede il potere della maggioranza incontrastato, privo di confronto, di dialettica e di opposizione.
Non vogliamo neppure entrare nelle logiche organizzative interne di certi partiti e sulle scelte di chi decide di ridare spazio contrattuale su una legge elettorale a soggetti con condanne passate in giudicato ed allontanati per legge dal parlamento, ma all'indecenza un limite deve pur esserci.

Ebbene una cricca di ciarlatani mai eletti dal popolo, ma nominati dalle segreterie dei partiti oggi torna a proporci una legge elettorale ancora con liste bloccate e dunque senza possibilità di scelta per i cittadini, un premio di maggioranza del 15% assegnato alla lista che supera il 35/40% dei voti e soglie di sbarramento del 5% per chi si presenta in coalizione e dell'8% per le liste singole con resti recuperabili a livello nazionale per addolcire la pillola ai piccoli partiti.

Non c'è che dire: siamo ad un nuovo porcellum!

Saremo inguaribili idealisti o malati di utopismo, ma davvero rifiutiamo che una legge fondamentale quale quella elettorale debba vedere la luce da incontri bilaterali tra soggetti che non danno alcuna garanzia sul piano dell'affidabilità politica.
La prima possibilità alternativa è quella di una legge di iniziativa popolare prevista nell'art. 71 della Costituzione e magari con procedimento d'urgenza come nel secondo comma dell'art. 72.

La sede per una tale operazione, in seconda istanza, è il parlamento con l'organizzazione di più proposte di legge da sottoporre al giudizio dei cittadini, i quali scelgono quella di loro gradimento attraverso una consultazione che può essere di tipo referendario.
Ci si risponderà che tutto questo non è previsto dalla nostra Costituzione.

Fissiamola allora finalmente una norma del genere, perché non possiamo continuare a pensare ai referendum solo in termini abrogativi, ma dobbiamo immaginarne anche di tipo propositivo.
Sui media leggiamo di variazioni della Carta Costituzionale immaginate da queste classi dirigenti che non lasciano perplessi, ma fanno rizzare i capelli per le assurdità vagheggiate.

La proposta sopra prevista per la legge elettorale potrebbe liberarci dai tanti venditori di fumo che occupano gli scranni delle istituzioni e che stanno distruggendo il Paese sul piano economico come negli assetti istituzionali.Umberto BerardoTrivento (CB), 20 gennaio 2014

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