Ipocrisia, coerenza e rettitudine | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Ipocrisia, coerenza e rettitudine

Ipocrisia, coerenza e rettitudine La società contadina dalla quale proveniamo e nella quale ci siamo formati difficilmente tollerava e tollera l'ipocrisia.

Dove ci si conosce a menadito è difficile che qualcuno possa avere la pretesa di manifestare pubblicamente sentimenti, valori, principi, ideali, virtù o qualità che non possiede.
Sarebbe inganno, inconscio atteggiamento di difesa di posizioni proclamate, ma non suffragate da comportamenti conseguenti.

Oggi in una società allargata la simulazione, la doppiezza, la falsità stanno diventando per molti non dei vizi da allontanare o rimuovere, ma una sorta di escamotage utile all'arricchimento, all'ascesa sociale o alla conquista del potere a tutti i costi.

C'è chi in economia si dichiara apertamente contrario alla condivisione dei beni, all'eguaglianza sociale, alla piena occupazione, all'integrazione dello straniero, ma esistono soggetti che, pur professando tali idee apertamente, fanno seguire comportamenti orientati subdolamente all'individualismo ed all'egoismo più sfrenato.

Anche sul piano politico si può palesemente optare per sistemi di governo dittatoriali o oligarchici, ma si può anche simulare attaccamento ad un processo democratico operando poi in realtà a costruire impianti pseudo democratici per conquistare o mantenere il potere.
Stiamo costruendo una società in cui l'io, individuale o familiare, prevale sul noi ed allora è chiaro che l'ipocrisia, il conformismo ed il perbenismo corrodono come un cancro la voce della coscienza al punto che finiremo per renderci egoisti e muti finché non riusciremo a ritrovarla ed a farci orientare da essa nella vita, come scrive Mauro Corona nel suo recentissimo romanzo "La voce degli uomini freddi".

Devo arricchirmi; dunque faccio lavoro in nero, evado le tasse, umilio la dignità dei lavoratori con salari indecenti, favorisco la speculazione finanziaria e le lobbies economiche con decreti legge di difficile lettura e poi provo a convincere l'opinione pubblica che viviamo una situazione economica di crisi dove non si poteva fare di meglio.

Nel Paese si sta preparando una legge elettorale che affossa la democrazia, perché riduce ormai la rappresentanza, negandola addirittura ad interi gruppi sociali, ed affida, con la truffa del premio di maggioranza, il potere decisionale a raggruppamenti politici che in realtà sono minoranza, mentre non si è capaci di prevedere neppure una straccio di limite di mandato per evitare che anche nelle istituzioni ci sia chi rubi il futuro ai giovani senza scommettere sulle loro capacità.

Ovviamente dirò, come stanno facendo tanti parlamentari, che il disegno di legge non mi convince e che ho cercato di operare per migliorarlo, ma intanto mi sbrigo ad immaginare una mia ricollocazione all'interno delle cosiddette coalizioni che diventeranno il luogo sicuro della mia persistenza nelle stanze del potere.

È una prassi già iniziata che, statene certi, si consoliderà nelle prossime settimane, man mano che si rinuncerà a modifiche anche marginali della legge elettorale presentata ad un parlamento di nominati che dunque non avrebbero alcun titolo per decidere su una questione così decisiva per la democrazia.

Ci saranno intorno a noi signori che avranno la sfrontatezza di continuare ad operare in una logica di totale inadeguatezza intellettuale, etica e politica e che candidamente verranno a proporsi alle prossime elezioni come paladini degli ideali più avanzati.
Noi allora dobbiamo essere da subito contro questa ipocrisia che sta infettando la società ed il sistema della sua organizzazione.

Il popolo ha diritto ad una sovranità piena, perché è previsto nella Carta Costituzionale.

Per governare una collettività, infine, a livello nazionale e locale, è necessario che chi si candida per un simile compito faccia riferimento a due qualità che sono la coerenza e la rettitudine rispetto alle idee affermate.

È un'etica di vita che dev'essere garantita da leggi sul conflitto d'interessi e sulla incandidabilità dei condannati, ma anche da un pieno diritto di scelta, come di revoca dei propri rappresentanti.

Senza l'onestà dei comportamenti assisteremo al teatrino grottesco e francamente indecente che i mass media ci pongono davanti ogni giorno, mentre i principi ed i valori ipocritamente affermati saranno come bellissimi fiocchi di neve che si sciolgono al primo contatto con il suolo. Umberto BerardoTrivento (CB), 4 febbraio 2014

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