Settimana di Preghiera con il Beato don Carlo Gnocchi | Diocesi di Trivento

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Settimana di Preghiera con il Beato don Carlo Gnocchi

Settimana di Preghiera con il Beato don Carlo Gnocchi Guardiabruna
20 Luglio ore 17.30 arrivo della reliquia portata dal gruppo Alpini Torrebruna
nella piazza di Guardiabruna.
ore 18.00 Santa Messa nella Chiesa Parrocchiale

21 Luglio ore 16.30 Santo Rosario
ore 17.00 Santa Messa
ore 21.00 incontro su Don Carlo Gnocchi presso Aia San Nicola

22 Luglio ore 16.30 Santo Rosario
ore 17.00 Santa Messa
ore 21.00 momento di Preghiera presso Chiesa Parrocchiale

23 Luglio ore 16.30 santo Rosario
ore 17.00 Santa Messa
ore 20.30 Traslazione della Reliquia a Torrebruna.

Per la traslazione le due comunità partiranno alle 20.30 dalle rispettive Chiese incontrandosi in località “pozzello” dove la comunità di Guardiabruna consegnerà la reliquia alla comunità di Torrebruna.

Torrebruna
24 Luglio ore 9.00 Momento di Preghiera nella chiesetta di San Rocco
ore 17.00 Santo Rosario
ore 17.30 Santa Messa
ore 21.00 incontro su Don Carlo Gnocchi presso Tendone

25 Luglio ore 9.00 Momento di Preghiera nella chiesetta di San Rocco
ore 17.00 Santo Rosario
ore 17.30 Santa Messa
ore 21.00 momento di Preghiera presso Chiesetta di san Rocco

26 – 27 Luglio come da programma del Gruppo Alpini Torrebruna

DON CARLO GNOCCHI

Da questo momento, uno dopo l'altro, vengono aperti nuovi collegi: Parma (1949), Pessano (1949), Torino (1950), Inverigo (1950), Roma (1950), Salerno (1950) e Pozzolatico (1951).
Nel 1955 Don Carlo lancia la sua ultima grande sfida: si tratta di costruire un moderno centro che costituisca la sintesi della sua metodologia riabilitativa. Nel settembre dello stesso anno, alla presenza del Capo dello Stato, Giovanni Gronchi, viene posata la prima pietra della nuova struttura nei pressi dello stadio Meazza (San Siro) a Milano.

Vittima di una malattia incurabile Don Gnocchi non riuscirà a vedere completata l'opera nella quale aveva investito le maggiori energie: il 28 febbraio 1956, la morte lo raggiunge prematuramente presso la Columbus, clinica di Milano dove è da tempo ricoverato per una grave forma di tumore.

I funerali, celebrati il giorno 1 marzo dall'arcivescovo Montini (poi Papa Paolo VI), furono grandiosi per partecipazione e commozione. La sensazione generale era che la scomparsa di Don Carlo Gnocchi avesse privato la comunità di un vero santo. Durante il rito venne portato al microfono un bambino. Un'ovazione seguì le parole del fanciullo: "Prima ti dicevo: ciao don Carlo. Adesso ti dico: ciao, san Carlo". A sorreggere la bara c'erano quattro alpini; altri portavano sulle spalle i piccoli mutilatini in lacrime. Tra amici, conoscenti e semplici cittadini erano in centomila a gremire il Duomo di Milano e la sua piazza. L'intera città listata a lutto.

L'ultimo gesto di Don Gnocchi è stato la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti - Silvio Colagrande (Abruzzese) e Amabile Battistello - quando in Italia il trapianto di organi non era ancora disciplinato da apposite leggi. Il doppio intervento, eseguito dal prof. Cesare Galeazzi, riuscì perfettamente. La generosità di Don Carlo che ebbe anche in punto di morte e l'enorme impatto che il trapianto e i risultati dell'operazioni ebbero sull'opinione pubblica impressero un'accelerazione decisiva al dibattito. Nel giro di poche settimane venne varata una legge sul tema.

Carlo Gnocchi, terzogenito di Enrico Gnocchi, marmista, e Clementina Pasta, sarta, nasce a San Colombano al Lambro, vicino a Lodi, il 25 ottobre 1902. Rimasto orfano del padre all'età di cinque anni Carlo si trasferisce a Milano con la madre e i due fratelli Mario e Andrea. Non molto tempo dopo entrambe i fratelli moriranno di tubercolosi. Carlo, di salute cagionevole, trascorre sovente lunghi periodi di convalescenza a Montesiro, paesino della Brianza, presso una zia. Carlo Gnocchi entra in seminario alla scuola del cardinale Andrea Ferrari e nel 1925 viene ordinato sacerdote dall'Arcivescovo di Milano, Eugenio Tosi. Celebra la sua prima messa il 6 giugno a Montesiro.

Il primo impegno del giovane Don Carlo Gnocchi è quello di assistente d'oratorio: prima a Cernusco Sul Naviglio, vicino Milano, poi dopo solo un anno nella popolosa parrocchia di San Pietro in Sala, a Milano. Grazie al suo operato raccoglie stima, consensi e affetto tra la gente tanto che la fama delle sue doti di ottimo educatore giunge fino in Arcivescovado.

Nel 1936 il Cardinale Ildefonso Schuster lo nomina direttore spirituale di una delle scuole più prestigiose di Milano: l'Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane. In questo periodo Don Gnocchi studia intensamente e scrive brevi saggi di pedagogia.

Sul finire degli anni '30 il Cardinale Schuster gli affida l'incarico dell'assistenza spirituale degli universitari della Seconda Legione di Milano, che comprende in buona parte studenti dell'Università Cattolica oltre che molti ex allievi del Gonzaga.

Nel 1940 l'Italia entra in guerra e molti giovani studenti vengono chiamati al fronte. Don Carlo, coerente alla tensione educativa che lo vuole sempre presente con i suoi giovani anche nel pericolo, si arruola come cappellano volontario nel battaglione "Val Tagliamento" degli alpini: la sua destinazione è il fronte greco albanese.

Terminata la campagna nei Balcani, dopo un breve intervallo a Milano, nel 1942 Don Carlo Gnocchi riparte per il fronte. Questa volta la meta è la Russia, con gli alpini della Tridentina. Nel gennaio del 1943 inizia la drammatica ritirata del contingente italiano: Don Gnocchi, caduto stremato ai margini della pista dove passava la fiumana dei soldati, viene miracolosamente soccorso, raccolto da una slitta e salvato. È proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l'idea di realizzare una grande opera di carità che troverà compimento, dopo la guerra, nella "Fondazione Pro Juventute".
Ritornato in Italia nel 1943, Don Gnocchi inizia il suo pellegrinaggio attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti, per dare loro un conforto morale e materiale.

In questo stesso periodo aiuta molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera, rischiando in prima persona la vita: viene arrestato dalle SS con la grave accusa di spionaggio e di attività contro il regime.
A partire dal 1945 comincia a prendere forma concreta quel progetto di aiuto ai sofferenti pensato negli anni della guerra: Don Gnocchi viene nominato direttore dell'Istituto Grandi Invalidi di Arosio (Como), e accoglie i primi orfani di guerra e i bambini mutilati. Inizia così l'opera che porterà Don Carlo Gnocchi a guadagnare sul campo il titolo più meritorio di "padre dei mutilatini".

Le richieste di ammissione arrivano da tutta Italia e ben presto la struttura di Arosio si rivela insufficiente ad accogliere i piccoli ospiti. Nel 1947 viene concessa in affitto - ad una cifra del tutto simbolica - una grande casa a Cassano Magnano, nel varesotto.

Nel 1949 l'Opera di Don Gnocchi ottiene un primo riconoscimento ufficiale: la "Federazione Pro Infanzia Mutilata", da lui fondata l'anno precedente per meglio coordinare gli interventi assistenziali nei confronti delle piccole vittime della guerra, viene riconosciuta ufficialmente con Decreto del Presidente della Repubblica.

Nello stesso anno il Capo del Governo, Alcide De Gasperi, promuove Don Carlo Gnocchi consulente della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il problema dei mutilatini di guerra.Don Francesco Corazzari18 luglio 2014

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