Alle ricerca del vero Natale? | Diocesi di Trivento

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Alle ricerca del vero Natale?

Alle ricerca del vero Natale?

Natale non è Babbo Natale?

Non è un telegramma di auguri (Buon Natale e Buone Feste).
Non è una dichiarazione che siamo perdonati (vabbè, scurdàmuci o passato e arrivederci a tutti in paradiso).
Natale non è una promessa elettorale che ci sarà un condono tombale per tutti (tranquilli, non preoccupatevi più) e che tutti i guai che abbiamo combinati sono con un solo tocco magicamente scomparsi (pim pum pam, tutto a posto).
Natale non è una vaporosa o fantasmagorica apparizione in un sogno dove tutto il mondo (abracadabra) è divenuto meraviglioso.
Natale non è una visita di cortesia o di obbligo (toccata e fuga e chi s'è visto s'è visto).

Natale è una presenza:

una presenza povera per distruggere il fascino della ricchezza,
una presenza inerme per distruggere il mito della potenza,
una presenza mite per svilire la tentazione della prepotenza.
una presenza costante, definitiva, di un Dio che amerà senza pretese, senza ripensamenti e senza rimpianti.
Natale è una incarnazione, cioè: il Figlio di Dio è venuto tra noi,
e ormai è uno di noi, uno come tutti gli altri,
che abita come noi in questo sporco fastidioso mondo,
che viene per noi,
per essere cammino di luce e indicarci una via,
per essere energia e forza per cambiare il mondo,
per essere vittoria su ciò che è morte e donare amore.
Nessuno può dirgli: ma tu chi sei? che ci fai qui?
Che ci vieni a raccontare? che ne sai dei nostri guai?
che cosa rappresenti per noi? chi ti ha chiesto di venire?
Avevamo un progetto e un sogno: essere come Dio.
Ma non siamo riusciti a realizzarli.
Ora con Lui progetto e sogno sono realizzabili.
Ma Dio ora realizza il suo progetto e il suo sogno: diventare Uomo!
Ma se ha scelto la nostra vita, vuol dire che è bella!
Coraggio! La vera rivoluzione è iniziata; scegliamo Gesù! (Testo di Giuseppe Impastato S.I.)

Questo brano invece è stato scritto da Curzio Malaparte nel 1954 (tre anni prima della sua scomparsa). E' molto amaro, ma il dolore che vi viene espresso non avrebbe potuto trovare altra dizione.
«Tra pochi giorni è Natale, e già gli uomini si preparano alla suprema ipocrisia. Perché nessuno di noi ha il coraggio di dirsi che il secolo non è mai stato così poco cristiano come in questi anni? Perché nessuno di noi osa riconoscere che la magniloquenza degli uomini politici, la "grande parata" dei sentimenti evangelici, le processioni dei falsi devoti, servono soltanto a nascondere questa terribile verità: che gli uomini non sono più cristiani, che Cristo è morto nell'anima dei suoi figli, che l'ipocrisia è discesa, dalla politica, fin nella vita sociale, familiare, individuale? In tutto il mondo, e anche in Italia, si ammazza, si ruba, si tradisce, s'inganna. In tutto il mondo, e anche in Italia, uomini malvagi preparano nuove violenze, nuovi massacri: e tutti noi, come se nulla fosse, ci prepariamo alla commedia (che una volta era la festa dell'innocenza) del Santo Natale. Non ci importa nulla di chi soffre. Non facciamo nulla per impedire la sofferenza, la miseria, il male, il delitto, la violenza, la strage. Stiamo cheti e zitti, festeggiamo il Santo Natale. Tanta è la nostra incoscienza, che forse non ci accorgiamo neppure di essere complici della immoralità del mondo.
E osiamo tuttavia parlare di un avvenire di giustizia e di pace!
Vorrei che il giorno di Natale il panettone diventasse carne dolente sotto il nostro coltello, e il vino diventasse sangue, e avessimo tutti, per un istante, l'orrore del mondo in bocca.
Vorrei che il giorno di Natale i nostri bambini ci apparissero all'improvviso come saranno domani, fra alcuni anni, se non oseremo ribellarci contro il male che ci minaccia: poveri corpi straziati, abbandonati nel fango rosso di un campo di battaglia.
Vorrei che la notte di Natale, in tutte le chiese del mondo, un povero prete si levasse gridando: "Via da questa culla, vigliacchi, andate a casa vostra a piangere sulle culle dei vostri figli! Se il mondo soffre, è anche per colpa vostra, che non osate difendere la giustizia e la bontà, e avete paura d'esser cristiani fino in fondo! Via da questa culla, ipocriti: questo Bambino, che è nato per salvare il mondo, ha schifo e pietà di voi"».

Di diverso genere è questa riflessione.

Cerco un tetto.
«Alla sera del giorno di festa, camminando solo nella mia città, mi sedetti su una panchina, immerso nei miei pensieri.
Dopo un'ora di meditazione, guardai di fianco a me e rimasi sorpreso nel vedere che un uomo mi sedeva accanto. Lo salutai, poi chiesi: - Sei straniero in questa città?
-      Sì - rispose, - sono straniero in questa città, come in ogni altra... E ho disperato bisogno d'aiuto!
Perplesso domandai: - Cos'è che vuoi?
- Ho bisogno di una casa. Ho bisogno di un luogo dove riposare...
-      Ti prego, accetta questi due denari e vai ad alloggiare alla locanda.
Rispose mestamente: - Ho provato in tutte le locande, ho bussato a tutte le porte, ma invano. Sono ferito, non affamato; sono deluso, non stanco; non cerco un tetto, ma un rifugio umano!
Allora proposi: - Vuoi accettare la mia ospitalità e venire a stare in casa mia?
- Ho bussato mille volte alla tua porta senza ottenere risposta - replicò in tono severo.
- Chi sei? - indagai lentamente, pieno di timore.
- Sono l'AMORE, che l'egoismo degli uomini scaccia da ogni luogo! Così dicendo, si levò in piedi e io vidi i segni dei chiodi sulle sue mani. Sconvolto, mi prostrai innanzi a lui e gridai: - Gesù!
Egli triste continuò: - La gente sta facendo festa in mio onore, ma io sono uno straniero per tutti. Nessuno mi accoglie. Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha un posto dove posare il capo!
A quel punto aprii gli occhi e mi guardai attorno...
Lo straniero se n'era andato...»

E
ancora
vieni in mezzo a noi.
nasci in mezzo all'umanità.
Il tuo

Natale è un farci capire
che non sei stanco di questa gente,
di questi uomini,
di questo popolo.
Tu

ancora
nasci in mezzo
all'umanità sperduta.
Non

sei stanco di noi,
mentre noi già siamo stanchi di tutto.
Tu

non ci abbandoni,
quando noi preferiamo

abbandonare, lasciar tutto e fuggire.
Tu

ti fermi a parlare
e fai parlare ancora di Te,
mentre noi preferiamo l'omertà del silenzio.
Tu

sei presente,
per supplire alle nostre assenze,
sei disponibile per annullare le nostre scuse,
Tu

infondici
la forza di vedere oltre,
dacci la possibilità di fare del bene.
Liberaci dalle catene dell'egoismo e dell'indifferenza,

donaci
il coraggio dell'essenziale,
facci accogliere ogni uomo, come se accogliessimo Te.
Facci credere nell'incredibile, vedere l'invisibile, fare l'impossibile.

AUGURI DI UN FELICE
E SANTO NATALE

Don Mimì FazioliTrivento, 24 dicembre 2020

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