Domenica 22 ottobre | Commento al Vangelo

Catechesi di Avvento del Vescovo Claudio Palumbo

Su TLT Molise, durante questo periodo di Avvento, potrai seguire le catechesi del Vescovo Claudio ogni sabato sera alle 21.00, oppure in replica la domenica alle 14.30.

Commento al Vangelo

Domenica 22 ottobre

Liturgia: Is 45, 1.4-6; Sal 95; 1Ts 1, 1-5; Mt 22, 15-21Domenica 22 ottobre

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

I farisei e gli erodiani dicono a Gesù: “Tu non guardi in faccia a nessuno”; invece il Signore guarda in profondità e fino in fondo il mistero di ogni persona; anche quando evita di entrare in argomenti giuridici o politici, le sue parole ripropongono incessantemente il tema del rapporto tra Cesare e Dio. A partire dall'immagine (ikona) e dall'iscrizione sulla moneta, si comprende come non sia poco quello che bisogna riconsegnare a Cesare; anzi, è moltissimo! Eppure è infinitamente di più quello che dobbiamo riconsegnare a Dio! A partire dalla nostra stessa persona, che proprio grazie a Gesù, porta in sé l'immagine di Dio, fino al più piccolo e semplice gesto. Sempre siamo dinanzi a "quello che è di Dio"!

Tra l'iniziale andare dei Farisei e il conclusivo loro andarsene, in mezzo c'è l'incontro col Signore. Per i farisei non fu di salvezza, perché erano andati da Lui per metterlo alla prova, per tentarlo. Nei suoi confronti tutto parte dal cuore, dall'intenzione e dal modo in cui ci accostiamo al Signore.

Noi siamo di Dio. Non c'è niente che noi dobbiamo dare a Cesare perché l'uomo è immagine di Dio. Lo sanno bene i Farisei che chiedono "se è lecito", non "se dobbiamo". Si avverte l'orgoglio di appartenere al popolo eletto; per cui solo Dio può dare il permesso di pagare le tasse. Gesù dicendo che dobbiamo "rendere a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" ci dice che siamo in debito verso tutti, verso Dio e verso gli uomini. Restituendo tutto a Dio, si restituisce tutto a Cesare.

I Farisei sono sconfitti dall'iscrizione su una moneta. L’Iscrizione (Titulum) si trova solo sulla croce di Gesù e dice l'appartenenza. Se noi siamo a immagine di Dio, allora il cristianesimo ci chiede di più che la sola legalità. Il modello è il Cristo in croce.

Mons Angelo Sceppacerca22 ottobre 2017
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