Commento al Vangelo
Domenica 1 febbraio
Liturgia: Sof 2, 3; 3, 12-13; Sal 145; 1Cor 1, 26-31; Mt 5, 1-12a
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Gesù sul monte e, ai suoi piedi, una gran folla radunata per vederlo, sentirlo, portargli gli ammalati; sapevano che bastava toccarlo per guarire. Gesù si avvicina e li fa sedere. Egli, in mezzo a loro, parla del Regno di Dio che è finalmente arrivato, aperto a tutti, riguarda proprio quelli che ha davanti. Lui dice e tutti sentono cose nuove, inaudite. Non più invidiabili i ricchi e i potenti, né disgraziati i poveri; i prediletti da Dio sono quelli che soffrono, quelli che mettono pace.
All'inizio davanti a Gesù c'è la folla, l'umanità. Ma ad ascoltare, da vicino, le sue parole, si accostano tutti quelli che vogliono imparare e divenire discepoli. Ecco perché, dopo le prime otto beatitudini, espresse in forma impersonale e universale, la nona è rivolta ad un "voi": è la Chiesa dei discepoli la destinataria della beatitudine perfetta, perché essa nasce proprio dalla persecuzione.
Gesù vede quella gente come aveva visto i fratelli pescatori a due a due. Chi gli è accanto è già discepolo perché impara da lui quello che la Scrittura aveva sempre mostrato: i prediletti di Dio sono "piccoli", i poveri, gli afflitti, gli umili, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati.
È la pagina delle beatitudini perché il ritmo lo dà la gioia, segno dell'uomo nuovo che è come un albero piantato lungo corsi d'acqua. Le beatitudini sono capaci di sedurre chiunque perché ognuna è immagine di Gesù, uomo vero. Lo dice anche il catechismo della Chiesa cattolica: "le beatitudini dipingono il volto di Gesù e ne descrivono la carità". Gesù anche nei momenti più tragici si mostra dolce e pieno d'amore. Specialmente alla vigilia della morte.
Due beatitudini ci collegano a Dio (I puri di cuore lo vedranno, e gli operatori di pace saranno chiamati suoi figli); eppure nessuna beatitudine gli è slegata perché tutto viene dal Padre: è lui che consola, che ha misericordia, che dà la terra...
Come la povertà è fatta beata dalla comunione che risana il bisogno, così tutte le beatitudini si svelano nella vita dei Santi che le hanno realizzate. E, innanzitutto, in Maria. Se la prima beatitudine che troviamo nella Bibbia riguarda la maternità (Lia, dopo che la sua schiava ebbe partorito a Giacobbe un secondo figlio, dichiara: «Sono felice, perché le donne mi diranno beata!»), il vangelo mostra esplicitamente Maria come beneficiaria di tre beatitudini. La prima, indicata da Elisabetta, riguarda la fede («Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore»); la seconda è annunciata dalle labbra stesse di Maria («D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata»); la terza è detta da una donna anonima che alza la voce in mezzo alla folla («Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte») alla quale Gesù risponde coinvolgendo e correggendo («Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano»).
I santi, lo stesso. S. Teresa del Bambino Gesù scrisse: Sentii un vero amore per il patire… Il soffrire divenne la mia attrattiva, vi scoprivo un incanto che mi rapiva pure senza conoscerlo ancora… Sì, veramente è più che un piacere, è un festino delizioso che mi riempie l'anima di gioia. Non so spiegarmi come una cosa che dispiace tanto possa dare una tale felicità: se non l'avessi provata non l'avrei creduta.
Beati non perché capaci di virtù, ma perché oggetto d'amore e di benedizione, divenuti figli nel Figlio. Maria canta perché tutti la diranno "beata" grazie allo sguardo di Dio posato sulla sua piccolezza. Per questo la prima beatitudine dei poveri in spirito è la sintesi di tutte le altre e chi la indossa possiede già il regno dei cieli, è già in Gesù.
Le beatitudini non chiedono una paziente sopportazione, ma un sentimento e un atteggiamento di gioia: Rallegratevi ed esultate! I martiri cristiani, di ieri e di oggi, sono la sindone di una persecuzione subita e abbracciata come annuncio della gioia e della gloria del cielo. Non fa soffrire il dolore ma la mancanza d'amore. Una prova la dà persino Friedrich Nietzsche (lo scrive Papa Benedetto XVI nel suo Gesù di Nazareth) nella sua rabbiosa critica del cristianesimo: "Quale è stato fino ad oggi sulla terra il più grande peccato? Non forse la parola di colui che disse: Guai a coloro che ridono!?". E contro le promesse di Cristo (Nietzsche) dice: noi non vogliamo assolutamente il regno dei cieli. "Siamo diventati uomini - vogliamo il regno della terra".
Su tutti, il secolo scorso ha davvero mostrato quanto si ride e si è beati nei regni della terra! Per risanare la vista portiamo lo sguardo sull'immensa opera dell'architetto Antoni Gaudí, la Sagrada Familia, la grande catechesi della Chiesa su pietra. Gaudí ha portato i retablos dell'interno all'esterno, alle facciate. Ognuna di loro mostra i misteri dell'infanzia, della passione e resurrezione del Signore, il suo messaggio di vita nelle beatitudini e nei sacramenti; la fede e la glorificazione dell'umanità. Le beatitudini, segno di Cristo, sono anche il volto della Chiesa.
Mons Angelo Sceppacerca1 febbraio 2026