Commento al Vangelo
1 marzo - Seconda domenica di Quaresima
Liturgia: Gen 12, 1-4a; Sal 32; 2Tim 1, 8b-10; Mt 17, 1-9
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
In tutto il Vangelo, la voce del Padre si ode solo due volte: dopo il battesimo di Gesù al Giordano e nella trasfigurazione sul Tabor. In entrambi i casi, il Padre dichiara Gesù il Figlio prediletto, che noi dobbiamo ascoltare. Se il Padre ha detto solo questo, significa che in questo c'è tutto: il Figlio è la Parola che svela pienamente chi è Dio, e se l'ascoltiamo diveniamo, come Lui, figli.
La trasfigurazione mostra in anticipo ciò che saremo grazie alla passione, morte e resurrezione di Cristo. È la conferma della vita nuova dell'umanità iniziata quando Dio è disceso nella carne e nella storia. La luce che traspare dalla persona di Gesù è il divino contenuto nell'umanità. La presenza di Mosè e di Elia dice che tutta l'antica alleanza, la Legge e la profezia converge in Gesù, e tutta la storia ha nel mistero del Signore il suo segreto e il suo cuore.
La proposta di Pietro di piantare tre tende ricorda il desiderio di Davide di costruire una casa al Signore, e la sua risposta: Dio stesso avrebbe edificato la propria casa in mezzo agli uomini. La nube che scende e avvolge i discepoli è una sorta di tenda, nella quale sentono la Voce che indica proprio nel Figlio la "casa", l'abitazione di Dio tra gli uomini, anzi, in loro. Dio abita nei nostri cuori. È questo il cuore della fede cristiana: Gesù è Dio e Uomo. I cristiani l'hanno sempre collegato alla Pasqua perché è rivelazione, miracolosa visibilità di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo.
Accade in disparte la trasfigurazione, su un alto monte, spazio privilegiato, quasi liturgico. È un miracolo segreto, un contrasto tra bagliore e riservatezza. Il mistero è un dono che si può solo ricevere, non costruire con le proprie forze. La trepidazione dei discepoli non è paura, ma timore di Dio, consapevolezza di essere alla presenza di Dio.
È bello restare con Gesù. Rendere definitivo e stabile il momento della Gloria. Insieme a Mosè ed Elia, dei quali nessuno conosce il luogo di sepoltura. Elia è rapito da un carro di fuoco e Mosè muore, solo, sul Nebo; nessuno sa dove sia il suo corpo. Un midrash ebraico narra che Dio stesso resta a fianco di Mosè nella morte, lo distende pian piano su un giaciglio, raccoglie le sue braccia e le pone conserte sul cuore, poi rannicchia i suoi piedi e, alla fine, lo bacia e conduce con sé la sua anima.
Ricorre il tema del monte. È sul Sinai che Mosè incontra Dio, il quale si rivolge a lui da un roveto ardente. Elia, oppresso dall'angoscia, è nascosto in una fenditura della roccia del monte. Mentre all'esterno si susseguono vento, fuoco, terremoto, Elia ravvisa la presenza di Dio nel silenzio simile a un soffio e si copre il volto, come attendendo un bacio avvicinarsi. Elia scese dal Sinai-Oreb per ricondurre il popolo al Signore; Mosè scese dal Sinai e tornò in Egitto per condurre il popolo verso la terra della promessa. Non fecero tende sul monte.
Una nube avvolge Pietro, Giacomo e Giovanni e una voce proclama Gesù figlio prediletto: Ascoltatelo! I tre alzano lo sguardo e vedono Gesù, solo. Devono scendere anche loro dal monte e seguire il Maestro sulla via verso Gerusalemme, dove, prima della resurrezione gloriosa, c'è la via della croce e la salita al monte Calvario.
Voce e parole di Dio hanno stordito i discepoli, spaventandoli. Gesù li rassicura, anzi li risuscita: «Alzatevi!» (il verbo della resurrezione). Li guarisce dalla paura: «Non temete!». Li tranquillizza, dà ogni spiegazione e, scendendo a valle, ammonisce di non parlarne finché non saranno esperti e consapevoli che alla resurrezione si giunge dopo la crocifissione, e che Gesù crocifisso è il Risorto dai morti. Una catechesi.
La morte fa da sfondo; senza di essa non si può parlare seriamente di Gesù. Ma oggi prevale la visione, domina il bagliore, il volto splende e le vesti sfolgorano. La luce è della Parola; Mosè ed Elia rappresentano inizio e fine della storia che si compie in Gesù: alla fine resta "lui solo". Anche se vi è ancora strada da fare per arrivarci.
Si comprende la proibizione di Gesù di raccontare l'esperienza di questa visione; la si potrà capire dopo la sua risurrezione. Non solo. La risurrezione farà comprendere anche chi è Giovanni Battista, chi è Mosè, chi è Elia, chi sono loro. La resurrezione è lo stile di vita del cristiano incamminato sulla via della santità: pur in mezzo a difficoltà e smarrimenti, egli vive come "risorto", trasfigurato.
Risuscitando il Figlio dai morti, Dio darà inizio a un immenso avvenimento che è ancora in corso e ci coinvolge tutti, quasi un incendio cosmico, di trasfigurazione, non di distruzione. Come per i tre discepoli, anche per noi sono lecite le domande su cosa significhi "risorgere dai morti". Questo tempo di domande, povero di risposte vere, ci porti – per dono – la soluzione di ogni domanda: il segreto della gioia e della vita passa attraverso la croce. La visione del Tabor abbaglia perché mostra il rovescio – luminoso – del mistero pasquale di via crucis, di amore crocifisso.
Nella chiesa orientale, la Trasfigurazione è una festa pari alla Pasqua. Il tema ha affascinato anche molti artisti, specialmente orientali, ma non solo. Il Beato Angelico ha lasciato bellissime immagini sulle pareti del convento di San Marco in Firenze. Sulla scia dell'incarnazione del Figlio di Dio in Gesù di Nazaret, l'arte cristiana vuole essere la visibilità dell'invisibile. È la festa di oggi: incarnazione e trasfigurazione. Nel finito l'infinito. Nel frammento il tutto.
Mons Angelo Sceppacerca1 marzo 2026