22 febbraio - Prima domenica di Quaresima | Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

22 febbraio - Prima domenica di Quaresima

Liturgia: Gen 2, 7-9; 3, 1-7; Sal 50; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-1122 febbraio - Prima domenica di Quaresima

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Le tentazioni di Gesù danno senso alle nostre di ogni giorno, mostrandole come occasioni per rinnovare la fede e abbandonarci nelle mani del Padre, chiedendo perdono per ogni volta che non ci sentiamo figli suoi. «Se tu sei Figlio...»: è questa l'insidia sibilata. Cristo fece sua la tentazione, dice sant'Agostino, «affinché per suo dono tu ne riportassi vittoria». In quanto resta saldamente Figlio, Cristo può respingere il tentatore. Il popolo passò quarant'anni nel deserto, cedendo alla sfiducia verso la promessa; Gesù quaranta giorni. A differenza di Israele, Gesù esce vincitore rimanendo fedele a Dio.

Di tutte le tentazioni nostre, la prima è la consuetudine; lo confessava lo stesso Agostino, anche per esperienza. La consuetudine oggi è quella di non considerare più i concetti di peccato e, appunto, di tentazione.

L'uomo, di fronte a sé, ha le cose, le persone, Dio. È sempre con uno di questi tre ambiti che si misura; sono gli stessi della tentazione: possesso delle cose, possesso delle persone, possesso di Dio. Possibili solo due esiti: vittoria o caduta. Si è vinti dalla tentazione quando si è succubi degli idoli di avere, potere e apparire o, più crudamente, della ricchezza, dell'onore e dell'arroganza. Tutte e tre vie che ci separano dagli altri, anzi ci mettono in antagonismo. Gesù ha preso un'altra strada. Sant'Ignazio di Loyola, esperto di strategie militari e ancor più di quelle della santità, distingueva tra la strategia di satana, divisoria, e quella di Cristo: «La prima è brama di ricchezze, di onore e di orgoglio, la seconda è desiderio di povertà, umiliazione e umiltà».

Il messaggio delle tentazioni non è consolatorio, ma impegnativo. Una volta tanto, prima che la preghiera di domanda, ci è chiesto di pronunciare un giudizio fermo e inappellabile: «Vattene, satana!». A inizio Quaresima, tempo opportuno per la nostra crescita, ci è chiesto di scegliere. E se si sceglie Dio, allora si rifiuta l'accusatore, colui che, una volta caduti, ci accusa implacabilmente, inchiodandoci alla nostra colpa.

Nel deserto, abbagliati da miraggi a buon mercato, si diventa incapaci di cogliere la verità di noi stessi e di quanto ci accade intorno. Ma il deserto è pure il luogo privilegiato per incontrare Dio e ritrovare sé stessi e, paradossalmente, gli altri. Questa Quaresima sarà tempo di grazia se, da figli, faremo largo alla Parola di Dio. Nostra sarà allora la profezia di Osea: «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore». Il deserto, alla voce di Dio, rifiorisce.

Tre giovani avevano compiuto diligentemente i loro studi alla scuola di grandi maestri. Prima di lasciarsi fecero una promessa: avrebbero percorso il mondo e si sarebbero ritrovati, dopo un anno, portando la cosa più preziosa che fossero riusciti a trovare.
Il primo non ebbe dubbi: partì alla ricerca di una gemma splendida ed inestimabile. Attraversò mari e deserti, salì sulle montagne e visitò città fino a quando non l'ebbe trovata: era la più splendida gemma che avesse mai brillato sotto il sole. Tornò allora in patria in attesa degli amici.
Il secondo tornò poco dopo tenendo per mano una ragazza dal volto dolce ed attraente. "Ti assicuro che non c'è nulla di più prezioso di due persone che si amano" disse.
Si misero ad aspettare il terzo amico. Molti anni passarono prima che questi arrivasse. Era infatti partito alla ricerca di Dio. Aveva consultato i più famosi maestri di spiritualità esistenti sulla terra, ma non aveva trovato Dio. Aveva studiato e letto, ma senza trovare Dio. Aveva rinunciato a tutto, ma Dio non lo aveva trovato. Un giorno, stremato per il tanto girovagare, si abbandonò nell'erba sulla riva di un lago. Incuriosito seguì le affannate manovre di un'anatra che in mezzo ai canneti cercava i piccoli che s'erano allontanati da lei. I piccoli erano numerosi e vivaci, e sino al calar del sole l'anatra cercò, nuotando senza posa tra le canne, finché non ebbe ricondotto sotto la sua ala l'ultimo dei suoi nati.
Allora l'uomo sorrise e fece ritorno al paese. Quando gli amici lo rividero, uno gli mostrò la gemma e l'altro la ragazza che era diventata sua moglie, poi pieni di attesa, gli chiesero: "E tu, che cosa hai trovato di tanto prezioso? Qualcosa di magnifico, se hai impiegato tanti anni. Lo vediamo dal tuo sorriso...".
"Ho cercato Dio" rispose il giovane.
"E lo hai trovato? È per questo che hai impiegato così tanto tempo?" chiesero i due, sbalorditi.
"Sì, l'ho trovato e se ho impiegato tanto tempo era perché commettevo l'errore di andare a cercare Dio, mentre in realtà, era Lui che stava cercando me..."

Mons Angelo Sceppacerca22 febbraio 2026
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