Domenica 22 ottobre - GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA | Diocesi di Trivento

Catechesi di Avvento del Vescovo Claudio Palumbo

Su TLT Molise, durante questo periodo di Avvento, potrai seguire le catechesi del Vescovo Claudio ogni sabato sera alle 21.00, oppure in replica la domenica alle 14.30.

Segnalazioni

Domenica 22 ottobre - GIORNATA MONDIALE MISSIONARIA

Perchè la missione? Per amore. Per amore ricevuto e per amore condiviso. È quello che ha scritto Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 80� Giornata Missionaria Mondiale: "La carità, anima della missione ". Per dare risposta e impulso alla domanda della Chiesa sulla sua missione evangelizzatrice, il Papa è andato al cuore, direttamente: "L'amore che Dio nutre per ogni persona costituisce il cuore dell'esperienza e dell'annunzio del Vangelo, e quanti l'accolgono ne diventano a loro volta testimoni". E Gesù è il volto dell'amore di Dio per noi. Di Lui, il crocifisso risorto, gli apostoli per primi furono testimoni e annunciatori. Dopo di loro, la Chiesa continua questa stessa missione.
Cosa succede quando incontri il Crocifisso-Risorto? Ti si cambia la vita e da morta e senza senso, diventa significativa e "risorta", capace di segni nuovi, di speranza e di futuro. Questo testimoniano le storie di missione, vicine e lontane. Nelle immagini, nei volti e nei racconti, ancora una volta si riproduce lo stupore di chi, raggiunto dall'amore, si lascia abbracciare e cambiare dal di dentro.
Dopo la missione viene la proclamazione della fede, la prima espressione di fede: "Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore!"
Perch� la Chiesa si decidesse a questo nuovo slancio missionario, lo Spirito ha mandato due grandi Pontefici: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. A loro le parole più convincenti.
"L'amore è e resta il movente della missione, ed è anche l'unico criterio secondo cui tutto deve essere fatto o non fatto, cambiato o non cambiato. È il principio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui essa deve tendere. Quando si agisce con riguardo alla carità o ispirati dalla carità, nulla è disdicevole e tutto è buono" (Giovanni Paolo II , Redemptoris Missio, 60).
"Essere missionari significa amare Dio con tutto se stessi sino a dare, se necessario, anche la vita per Lui. Quanti sacerdoti, religiosi, religiose e laici, pure in questi nostri tempi, Gli hanno reso la suprema testimonianza di amore con il martirio! Essere missionari è chinarsi, come il buon Samaritano, sulle necessità di tutti, specialmente dei più poveri e bisognosi... Sta qui il segreto della fecondità apostolica dell'azione missionaria, che travalica le frontiere e le culture, raggiunge i popoli e si diffonde fino agli estremi confini del mondo" (
Benedetto XVI, Messaggio per la 80� GMM).

LE CINQUE SETTIMANE DELL'OTTOBRE MISSIONARIO
È così importante la Giornata Mondiale per le Missioni che in qualche modo si distende per un mese intero, tutto l'Ottobre missionario. E ogni settimana ha un'accentuazione, un suggerimento.
La prima settimana è dedicata alla preghiera e alla contemplazione. Quando si inizia, si prega e si contempla, perch� ogni dono è dall'alto. Il gesto spontaneo è mettersi in ginocchio e chiedere allo Spirito Santo, che è la Sorgente dell'Amore in Dio, di effondersi su di noi e sulla missione universale della Chiesa � Sua Sposa � perch� l'amore sia la sorgente e il compimento di ogni nostra azione. Un suggerimento pratico può esser quello di passare in rassegna il proprio tempo, soprattutto quello libero dal lavoro e dagli impegni del nostro stato. Scegliamone una parte per farne dono agli altri, nei modi più diversi, dalla preghiera al volontariato, dal tempo offerto a qualche iniziativa parrocchiale a quello dedicato ad approfondire un tema sulla mondialità...
La seconda settimana è dedicata al sacrificio e all'impegno. Come in cielo, così in terra. Se abbiamo conosciuto il modo in cui Dio ama tutti gli uomini, anche noi scegliamo di impegnarci e di donarci nei luoghi prossimi e lontani dell'unica missione della Chiesa. Concretamente possiamo scegliere fra le cose che ci costano sacrificio e richiedono impegno. Si potrebbe iniziare dai rapporti familiari. Se c'è qualcosa da sistemare, ricominciare, stemperare, recuperare... E questo tra i vari soggetti della famiglia: coniugi, figli, nonni... Anche l'ambiente del nostro lavoro (sia esso di ufficio, fabbrica, scuola, casalingo) è luogo e occasione per offrire un sacrificio (tempo e mezzi) o per impegnarci più a fondo. Quello che conta è che il frutto sia un segno dello Spirito (pace, riconciliazione, gioia) e un gesto concreto di condivisione (offrire l'equivalente di un'ora o più di lavoro alle missioni)
La terza settimana è dedicata alla vocazione e alla responsabilità. Nella corsa che non porta da nessuna parte, vogliamo fermarci e alzare lo sguardo al volto del Signore per ascoltarne la voce. Per ognuno una chiamata, un compito. La vocazioneè il tesoro nascosto. la perla consegnata ad ognuno. Preziosa e irripetibile. Come possiamo non rispondere? È questo il senso della re-sponsabilità. È il muoversi dopo essere stati chiamati, soccorrere dopo essere stati perdonati. Concretamente è la settimana dei volti che danno speranza al nostro tempo: sono gli uomini e le donne testimoni del Vangelo. Missionari, laici e consacrati; volontari, operatori di pace. Cerchiamone qualcuno per ascoltarlo, incontrarlo, conoscerlo, sostenerlo, condividerne l'esperienza. E alla fine più chiaro sarà il discernimento della nostra vocazione e più pronta la risposta di ognuno.
La quarta settimana è dedicata alla carità e offerta che non sono semplicemente elemosina. Il gesto della condivisione è atteggiamento credente, fraterno, solidale. Se il crudo bisogno, la fame, la ricerca di lavoro e di casa, umiliano e gettano a terra chi li soffre, il gesto della carità solleva e ridona dignità. Un amorevole atto di solidarietà e condivisione aiuta a ricominciare, a non disperare, ad avere fiducia. Questa è la settimana in cui vogliamo essere particolarmente generosi, vicini, prossimi; condividendo quello che abbiamo e scegliendo di donare non in base a quanto "ci avanza", ma sul metro di quanto "occorre". Anche a noi "occorre" condividere per corrispondere alla nostra vocazione di cristiani e per partecipare alla sollecitudine universale della Chiesa.
La quinta settimana è dedicata al ringraziamentoe alla gioia. C'è più gioia nel dare che nel ricevere. Non sono solo parole di Gesù, ma anche frutto dell'esperienza umana e verità psicologica nei rapporti interpersonali. La gioia che viviamo in questa settimana nasce dal desiderio di ringraziare il Signore per le meraviglie compiute attorno e dentro di noi. Per quanto grande possa essere il nostro limite, la misura del perdono di Dio è sempre eccedente e sovrabbondante. Nella settimana del ringraziamento, siamo invitati a riconoscere il positivo delle cose, dei rapporti, della nostra vita. È come indossare occhi nuovi, lavati nell'acqua battesimale e fatti forti e lungimiranti dal soffio dello Spirito. La prima parola che viene spontanea è: Grazie! L'ultima che racchiude una vita intera è, ancora, Grazie!

Don Angelo Sceppacerca25 luglio 2006

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