Riflessione | Diocesi di Trivento

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RiflessioneBeato l’uomo che ha cura del debole, nel giorno della sventura il Signore lo libera.
Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alle brame dei nemici
(Salmo 41, 1-2)

Parlando di malattia, devo evitare il pessimismo ironico di M. Twain il quale affermava “lo specialista è colui che sa sempre di più, di cose che valgono sempre di meno, fino a sapere tutto di niente”, stato d’animo che, in fin dei conti, porta, diritto diritto, all’amara conclusione incisa su una lapide funeraria, citata da F. Redi, “Stavo bene. Per voler star meglio sono qui”

E’ bello riscoprire, invece, il sano ottimismo di Ippocrate, che moltissimi secoli fa, suggeriva: “il calore che si irradia dalla mano, applicato ai malati, è altamente salutare”.

Stando vicino ai malati si acquista, poi, un senso infinito di tenerezza, per quella loro forza d’animo che esprime una grandezza semplice e composta.

Un esempio: Mino Reitano, il cantante che aveva spopolato in Italia e all’estero con “Avevo un Cuore che ti Amava Tanto”, canzone nella quale diceva “io chiedo a te di tendermi una mano e di salvarmi se lo vuoi e questo cuore che ti amava tanto e' ancora vivo e non sa fermarsi in questi occhi leggi la mia vita che si e' perduta senza te”, egli in una delle sue ultime interviste così si è confidato: “Vivo la malattia con serenità e ottimismo. Sono sempre stato cattolico e un uomo di fede, non vedo perché la fiducia in Dio dovrebbe vacillare proprio ora”.

Noi ci avviciniamo ai malati forti della nostra convinzione che li possiamo “Curare a volte, alleviare spesso, confortare sempre”, come sintetizza bene E. Trudeau, ma poi ci accorgiamo che è più quello che da loro abbiamo ricevuto di quello che abbiamo saputo dare.

Ma i peccati di colpa e di omissione in questo campo dove li mettiamo? Per dirla con Marcello Marchesi, a modo di facezia: “In questo campo non esistono innocenti: tutti abbiamo passato un raffreddore a qualcuno”; o con più serietà, ascoltando Silvio Garattini, un esperto di questa materia, al quale non possiamo non credere, che si sfoga: “La Medicina dei giorni nostri è molto spesso ingiusta perché tende ad abbandonare coloro che hanno più bisogno di aiuto…La Medicina spesso "non si prende cura" del paziente quando non può più "guarire"; in tal modo è specchio della società utilitaristica ed egoistica in cui vive”.

Se non vogliamo che si avveri che: “Dove entra il denaro, muore l'etica” (G. Arosio, medico), è bene che ascoltiamo il magistero di papa Benedetto, questi dice, nel suo messaggio per la giornata del malato: “vorrei esprimere la mia vicinanza spirituale a tutti voi, cari fratelli e sorelle, che soffrite di qualche malattia. Rivolgo un affettuoso saluto a quanti vi assistono: ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, agli operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si dedicano con amore a curare e alleviare le sofferenze di chi è alle prese con la malattia. Un saluto tutto speciale è per voi, cari bambini malati e sofferenti: il Papa vi abbraccia con affetto paterno insieme con i vostri genitori e familiari, e vi assicura uno speciale ricordo nella preghiera, invitandovi a confidare nel materno aiuto dell'Immacolata Vergine Maria, che nel passato Natale abbiamo ancora una volta contemplato mentre stringe con gioia tra le braccia il Figlio di Dio fatto bambino”.

Vicinanza e preghiera, conforto e presenza, dolcezza e spontaneità, disponibilità e umiltà!

Uno stile di carità cristiana semplice, vero e autentico

Don Mimì Fazioli

di don Mimì FazioliTrivento (CB), 10 febbraio 2009

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