Il muro di Berlino è stato abbattuto vent’anni fa: siano rese grazie a Dio | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Il muro di Berlino è stato abbattuto vent’anni fa: siano rese grazie a Dio

Il muro di Berlino è stato abbattuto vent’anni fa: siano rese grazie a DioTutti dicono che ci sono tanti altri muri ancora da abbattere: e questo è più che giusto ed evidente. Ma quando impariamo a non costruirne altri di muri con i pezzi di mattoni avanzati, riciclati e ben rinforzati?
Mi permetto un riferimento letterario: era il 1939, a un anno di distanza dalla pubblicazione de “La nausea”, in Francia, J. P. Sartre pubblicò “Il muro”.
Quest’opera letteraria è probabilmente la più forte e rappresentativa del grande intellettuale francese. Motivo comune dei racconti riuniti in questo volume era l'antitesi tra coraggio e viltà che i diversi personaggi, di fronte ai problemi esistenziali della vita quotidiana, manifestavano attraverso un febbrile monologo interiore.

Eppure lo stesso anno scoppiò la seconda guerra mondiale durante la quale milioni di persone trovarono la morte, vittime delle storture e delle ipocrisie sociali che avvelenavano, inquinavano, dividevano, separavano allora e corrodono, purtroppo, ancora più oggi le coscienze, a meno che non si voglia ricorrere al riparo di una buona formazione etico, sociale e politica di base.
Voglio dire che non basta avere il coraggio di abbattere un muro, bisogna vincere la paura ed andare oltre ogni muro: saper individuare le cause che hanno portato alla sua costruzione ed estirparne tutte le radici, anche quelle più nascoste, intrise di odio e impastate di violenza, alimentate dall’egoismo e rafforzate dallo spirito di supponente superiorità.

Il cambiamento reale della società, il nostro cammino verso la felicità è di un altro ordine rispetto ai pur decisivi mutamenti circostanziali che celebriamo essere avvenuti nel recente passato. Esso si ritrova nell’ordine infinitamente più semplice e reale della nostra vita personale quotidiana: che non si può nutrire di ideologie utopiche, ma soprattutto di fatti semplici, concreti, apparentemente banali.
Molte grandi rivoluzioni hanno portato ad una involuzione, perciò una rivoluzione autentica non si realizza mai rincorrendo l’abbaglio dell’utopia, che fa precipitare poi sempre nella violenza del “peggiore di prima”. Se posso dirla con Péguy, il mondo di oggi si aspetta una rivoluzione che sia «l’effetto ben ordinato di una lunga e invincibile pazienza», e proprio per questo «noi dobbiamo cominciare la rivoluzione sociale dalla rivoluzione morale di noi stessi».

Infatti si ha oggi eminentemente bisogno non tanto di grandi uomini, ce ne sono stati forse troppi nel passato, ma di uomini dalla grande vita interiore. Cioè di uomini che siano dei meditativi, dei contemplativi. Le rivoluzioni fatte dagli uomini del “di fuori” sono sempre fallite, hanno fatto più male che bene e, nonostante le illusorie promesse, hanno covato, ingenerato e preparato il terreno per altre rivoluzioni.

La vera rivoluzione, quella della quale tutti abbiamo ora bisogno la possono guidare e fare solo gli uomini del “di dentro”.
E’ facile, poi, parlare dei grandi muri lontani, più difficile è farlo di quelli piccoli, i nostri, così ben collocati nei posti più impensati e strategici del nostro vicinato e del quartiere, nelle pieghe delle separazioni della classe sociale o dell’appartenenza politica. E sono muri altrettanto orribili e nefasti: sono quelli che in pratica noi edifichiamo giorno per giorno, che con estrema faciloneria montiamo, smontiamo e rimontiamo, ma ai quali dedichiamo pur sempre un manutenzione accurata e riserviamo ad essi una ristrutturazione capillare, li consolidiamo e li rafforziamo con sommo compiacimento.
Quanti mattoni ho messo e continuo, spavaldamente, a mettere su questo muro?

Il primo mattone lo metto quando non vedo la faccia sofferente del mio fratello, un secondo quando non lo ascolto con attenzione, il terzo lo posiziono quando chiudo all’altro il mio cuore…
E il cemento è sempre quella buona dose di pregiudizio, armato di discriminazione, bagnato da falsa ortodossia, abbellito dai graffiti accattivanti dell’arroganza, impreziositi da tanta invidia e ben colorati di autentica gelosia.

L’esperienza del passato, la buona volontà, la conversione del cuore e la fede ci aiutino ad oltrepassare il muro dell’ingenua utopia.

Il TG1 annuncia la caduta del muro di Berlino - 9 Novembre 1989

Don Mimì Fazioli

di don Mimì FazioliTrivento (CB), 10 novembre 2009

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