In ricordo di don Petti | Diocesi di Trivento

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In ricordo di don Petti

Il nostro vescovo Domenico, che in questi giorni è in pellegrinaggio in Terra Santa, a tutta la comunità di Casalciprano, guidata dal giovane sacerdote don Antonio Di Franco, e ai parenti di mons. Petti, ha comunicato le sue profonde condoglianze per la morte improvvisa di mons. Petti ed ha espresso il più vivo ringraziamento per aver donato alla Diocesi un sacerdote che si è distinto per il suo lungo e luminoso ministero. Il nostro Vescovo ci ha assicurato che sta pregando e ha celebrato per il nostro fratello sacerdote Elreo proprio nei luoghi così significativi per la nostra fede e santificati dalla presenza fisica di Gesù nostro Redentore e Salvatore.

Domenica scorsa il Vangelo recitava: “Li mandò a due a due…”; questa mattina vedevo in Trivento accostati due manifesti: quello che ricordava l’anniversario della morte di don Antonio Cerrone e quello che annunciava la morte improvvisa di don Petti. Ancora vicini i loro nomi quelli di due sacerdoti così meritevoli di rimpianto e così uniti nella fraternità sacerdotale. Memorabile resta il loro animare, deliziosamente, le celebrazioni liturgiche (con la Messa di Perosi, le Sette Parole, la Desolata, le Messe nuziali), nelle quali si univano spesso anche gli inseparabili, mitici fratelli Marinaro di Frosolone, o rallegrare, scherzosamente, le tante serate gioiose tra amici con canti e suono di fisarmonica, e ,non di rado, anche con suonate a quattro mani con il pianoforte in occasione di compleanni, accademie, pellegrinaggi…

Don Petti il quattro luglio 1947 celebrava la sua prima Messa solenne, domenica scorsa quattro luglio 2010 ha celebrato la sua ultima santa Messa, al termine della quale dava la benedizione, ma stanco e già minato da malattia mortale, non scioglieva l’assemblea con il consueto il saluto finale: è stata così una messa che lui ha continuato con la sua agonia di quattro giorni, come per aggiungere con la sua sofferenza quel che manca alla sofferenza di Cristo, come affermava Paolo di Tarso, e che continua ora, senza più interruzione, nel regno dei cieli… per l’eternità.

Vorrei ricordare un episodio di vita scolastica, spesso a lui l’ho ricordato mentre stando a tavola si aspettava il secondo, ma lui ogni volta si scherniva, con la sua inconfondibile voce baritonale, rimproverandomi: “Ma cosa dici mai! Come al solito tu hai voglia di scherzare, non è che tu lo hai inventato per prendermi in giro?”. Ci tengo a dire che è tutto vero, non c’è ombra di esagerazione alcuna.
Come insegnante di matematica don Petti era splendido e preciso, severo ed esageratamente pignolo. Negli anni del ginnasio quando interrogava sui criteri di uguaglianza e sui corollari di similitudine era esigente e, oltre a pretendere la spiegazione minuziosa di tutti i vari passaggi, aspettava sempre la conclusione “come volevasi dimostrare”, che sul testo era accennata con sigla c. v. d., che a molti sfuggiva e a qualcuno più svagato riusciva spesso incomprensibile. Ma la sua omissione nella interrogazione orale comportava l’abbassamento di tre punti nel voto sul registro. Un giorno uno dei più bravi fece la sua precisa dimostrazione senza sbagliare nessun passaggio, ma non riusciva a concludere con la consueta formula “come volevasi dimostrare”, o perché distratto o perché convinto della sua indiscussa bravura. Dopo che al triplice invito richiamo “che più, che più, che più…” non aveva aggiunto il consueto finale, ma si era sentito dire “vai al posto, ti metto cinque meno meno”, egli si ribellò dicendo: “professore, ma i convittori di don Gianico tutte queste cose non le sanno e non le dicono mai!”. Don Petti, dopo aver passeggiato un po’ per tutta la classe in silenzio, prima calmo e paziente come al solito, poi sempre più deciso ed infervorato, si avvicinò alla lavagna, disegnò un triangolo e vicino ad ogni vertice mise una delle tre fatidiche lettere CVD. Poi pronunziò una ramanzina dal tenore esortativo usando parole che iniziavano solo con quelle lettere, ruotando ora in senso orario, ora in senso antiorario.
Ne ricordo appena una parte: “Voi non siete mica degli alunni del magistrale, ma quando parlerete alla gente dovete aver bene in mente Cosa Volete Dire, perché dovete comportarvi come membri della Città Del Vaticano, ricordandovi che al centro di ogni vostro discorso ci deve sempre essere il Christus Verus Dominus; i vostri impegni saranno solo Credere, Volere, Donarsi, e tutto dovete fare con Cuore Volontà Dedizione; mentre i convittori pensano solo a Civettare, Vagabondare Divertirsi; la gente pretenderà che voi siate Diligenti, Veritieri, Costruttivi; se voi scivolerete in uno stile di vita Comodo, Velleitario, Dispendioso come potreste educare la gioventù a Discrezione, Vitalità, Coscienziosità?”.
E continuò così ancora per molto. Purtroppo il lungo lasso di tempo ormai trascorso da allora ha cancellato la memoria di tutte le altre frasi. Riferisco questo perché ci sembrò quella mattina tanto strano che un professore di matematica avesse un possesso così vasto e brillante del vocabolario italiano. E da quel giorno in poi la nostra già grande stima verso di lui aumentò ancora di molto.

Casalciprano è il paese di origine e del lungo ministero di don Petti, per me, fin dall’infanzia, questa comunità è sempre stata abbinata alle due centrali idroelettriche che fornivano l’elettricità al mio paese e alla saporita frutta matura che faceva bella mostra di sé, ogni lunedì, lungo la strada del mercato. Ebbene don Petti nel corso dei suoi sessantatre anni di apostolato ha portato sempre luce di gioia e calore di amicizia in tutte le famiglie della sua parrocchia, perché lui è stato sicuramente uno dei frutti più grande, più bello, più dolce, più duraturo maturato sui filari della vigna della nostra Diocesi.

Insegnamento spirituale di mons. Petti:

Eccomi, un gran bel giorno così ho detto al Signore:

Lui ho amato, d’allora in poi, con tutto il mio cuore.

Rimasto sono stato sempre fedele, e contento, al mio Sacerdozio

E mentre annunciavo Cristo ho combattuto sia il vizio che l’ozio.

Ogni persona da me incontrata ha gioito tanto per la luce della grazia!

Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali - Comunicato StampaTrivento (CB), 13 luglio 2010

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