La tenaglia da smontare | Diocesi di Trivento

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La tenaglia da smontare

Un'evidenza che tanti riconoscono ma che, purtroppo, non si può dare per generalmente acquisita, un impegno indicato come necessario e una proposta suggestiva e concreta. Nell'articolata riflessione con la quale il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto ieri ad Assisi i lavori dell'Assemblea generale dei vescovi italiani ci sono anche questi tre elementi che qualificano ed esemplificano, nel tempo che viviamo, la presenza «mite» e mai «mimetica» di un «cattolicesimo interferente» con la società e la cultura del nostro Paese.

L'evidenza è quella «nuda» del valore indiscutibile della vita, dal quale «ogni altro valore germoglia e prende linfa». È il primo di quei princìpi «nativi ed essenziali» che rendono possibili l'unità politica dei cattolici (ovunque li collochino le diverse opzioni di schieramento), l'idea stessa di uguaglianza tra tutti gli esseri umani e la definizione di un codice condiviso tra culture (e nazioni) differenti.

L'impegno è quello di dare impulso e sostegno alle attività per formare e orientare a ruoli-guida giovani che, da credenti, siano disposti a portare nell'«esigente» servizio politico la propria «competenza» e una consapevole «autonomia culturale». È un'indicazione che dà completezza alla scelta di porre la «sfida educativa» al centro dell'attività e delle collaborazioni della Chiesa italiana. E che rende completa l'idea – ripetuta e via via più articolata, sino alla "Settimana sociale" appena celebratasi a Reggio Calabria – di una «generazione nuova» di costruttori del bene comune cristianamente ispirati.

La proposta è, infine, quella di mettere in piedi un tavolo di lavoro sull'«emergenza occupazionale». È un'ipotesi offerta ai politici (di governo e d'opposizione), ai sindacalisti, agli imprenditori e a tutte le forze vive della realtà italiana per dimostrare che alle contrapposizioni – fisiologiche in democrazia vere e in società complesse – è ben possibile accompagnare «registri» seri e azioni convergenti su fronti che non ammettono risse, distrazioni e inazioni autolesioniste.

Nel pieno di una fase della vicenda nazionale, segnata da gravi incertezze sul piano politico-parlamentare e da un eccesso di intossicazione polemica, il presidente della Cei non rinuncia insomma a indicare riferimenti alti e a chiamare a un dovere più grande chi ha responsabilità e autentica capacità di rappresentanza (e proprio la «rappresentatività» della nostra classe dirigente è un altro dei punti dolenti sottolineati). Perché è ormai chiaro che l'Italia è presa in una pericolosa tenaglia. Da una parte, c'è una crisi economica che ancora non finisce, che piaga le famiglie ed enfatizza i vizi di un sistema produttivo che, troppo spesso, espelle gli adulti e tende, ancora e sempre, a tenere al margine i giovani. Dall'altra, con eloquente continuità, si manifesta un'angustiante «caduta di qualità» della «scena politica» e, con altrettanta continuità, va purtroppo emergendo che i «trend profondi» in atto nel Paese ne minacciano come mai prima l'unità formale e sostanziale.

L'analisi è pacata, ma ferma. E, a un mese e mezzo dall'auspicio riformatore sul «cambiare si può e si deve», la conclusione del cardinal Bagnasco si fa stringente e allarmata: «Non è più tempo di galleggiare». L'infausta e doppi amente critica tenaglia va, dunque, riconosciuta come tale. E va smontata. L'ideale, in questa legislatura ancora giovane, invece di alimentare guerre di posizione (e offensive mediatiche), sarebbe prendere di petto e in modo esemplare i problemi più urgenti, e dimostrare che c'è volontà e capacità di elaborare soluzioni. Non ci si può rassegnare al tanto peggio tanto meglio.

Come la Chiesa italiana – e il cardinale ne ragiona nella magna pars della sua prolusione – continua ad affrontare uno a uno, e con sguardo teso al futuro, bivi e nodi (anche scomodi) che le si propongono nell'azione pastorale e nella presenza viva nella quotidianità del nostro Paese, così la classe dirigente nazionale è chiamata un compito difficile e non eludibile. I cattolici hanno il dovere di spingere a questo e per questo spendersi. In prima persona.

AvvenireAssisi, 10 novembre 2010

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