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Contractor

ContractorContractor Il temine contractor in inglese significa in generale “fornitore di un servizio”, ma da un po’ definisce anche quello che veniva prima chiamato “mercenario”,una figura esistita nella storia già nell’antico oriente, diffusa poi in tutte le società successive ed in ogni area geografica, che in sostanza corrisponde a chi compie azioni militari a scopo di lucro.

Non intendiamo qui fare alcun excursus storico che ciascun lettore ha già fatto o può fare oggi con facilità.

La prima cosa che ci interessa è dare la dimensione attuale del fenomeno e precisarne gli aspetti.

Tra quelli disposti a combattere a pagamento per privati, per società o per Stati c’è una manovalanza poco organizzata soprattutto in Paesi dell’Africa e dell’Asia ed esistono poi mercenari addestrati, gestiti e messi a disposizione da vere e proprie agenzie private. Questi ultimi vengono appunto ora denominati contractors e sono utilizzati soprattuttoin guerre non convenzionali, ma asimmetriche nelle quali si fronteggiano un esercito regolare ed una guerriglia difficilmente delineabile.
Nello scorso anno i mercenari ingaggiati sono stati quasi trecentomila e nelle sole guerre in Iraq ed Afghanistan ne sono morti già duemila.

Le truppe mercenarie non si possono costituire in alcuni Paesi come l’Italia, la Svizzera, l’Austria, anche se spesso risulta difficile controllare il rispetto della legge, mentre ad esempio sono consentite negli USA che anzi vi ricorrono massicciamente, soprattutto per quelli che in gergo nelle guerre vengono definiti “i lavori più sporchi”.

Nel diritto bellico internazionale e nella Convenzione di Ginevra non esiste una chiara regolazione della figura e dell’operato dei mercenari e questo è davvero molto grave.
Nelle ultime settimane abbiamo visto Gheddafi servirsi massicciamente di truppe mercenarie, anche costituite da ragazzi, assoldate nell’Africa sub sahariana, in Europa orientale e perfino in America latina per schiacciare con la violenza gran parte del suo popolo che gli si ribella.

Il fatto che un tale fenomeno sia cresciuto storicamente nel numero di quelli che ne costituiscono la parte attiva, nelle funzioni spesso terrificanti che essi accettano di espletare e nell’incremento numerico degli Stati che se ne servono è un motivo serio che deve spingerci a riflessioni che non troviamo purtroppo sui mass media. Su Facebook anzi esiste addirittura un’iniziativa di confronto che, pensate, ha come titolo “soldati: mercenari o samaritani?”.
Abbiamo già scritto abbondantemente della nostra profonda avversione per la guerra e la violenza.
Immaginiamo che la figura del mercenario sia ovviamente accettata da tutti i guerrafondai.

Noi diciamo con franchezza che l’immagine di chi sceglie di uccidere per mestiere e per lucro, disposto a compiere azioni cruente ed a volte atroci senza alcun rispetto nemmeno delle leggi internazionali sulla guerra, ci ripugna profondamente.
Ci piacerebbe sapere quale percentuale di condivisione nell’opinione pubblica abbia questo nostro sentimento, ma la diffusione del fenomeno purtroppo ci dice che l’opposizione di base alle logiche consenzienti di tanti Stati sia davvero molto tiepida.
Una dimostrazione del tentativo in atto di far passare mentalità giustificazioniste ci viene secondo noi con chiarezza proprio dall’evoluzione lessicale che non è casuale, ma fortemente voluta.
Il lessema “mercenario” appariva decisamente screditante per i soggetti indicati; meglio dunque ricorrere ad un altro, “contractor” appunto, capace di veicolare l’accettazione di un’attività che si vorrebbe far rientrare nella normalità di un mestiere come altri.

Il cambiamento delle parole spesso vuol portare a giustificare come un valore ciò che in realtà non lo è.
La scelta di un lemma può nascondere menzogne vendute per verità.

Nulla può essere allora accettato acriticamente e quindi neppure le evoluzioni linguistiche! di Umberto BerardoTrivento (CB), 28 marzo 2011

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