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Oltre le solite quattro chiacchiere da vacanzieri!

Oltre le solite quattro chiacchiere da vacanzieri!Oltre le solite quattro chiacchiere da vacanzieri! Una delle domande più ricorrenti durante l’estate, nei vari incontri tra compagni di scuola che si son persi di vista o tra vicini di ombrellone: che mestiere fai, quale professione eserciti ora?
Francamente dovrei dire: Non mi interessa sapere qual è il tuo mestiere, ma voglio sapere piuttosto per cosa si strugge il tuo cuore e se hai ancora il coraggio di sognare e di costruire un incontro di collaborazione e di pace, con tutte le conseguenze che tutto ciò comporta.
Così come mi verrebbe da proclamare, ad alta voce: Non mi interessa mica tanto sapere quanti anni tu abbia, quel che mi interessa sapere veramente è se correresti il rischio di essere anche ritenuto pazzo pur di vivere a pieno l’amore fraterno, di lottare per realizzare il tuo sogno, per l'avventura di essere vivo e restare sempre più operoso.

Si può anche iniziare, una buona volta, dicendo: Non mi interessa sapere di quale segno zodiacale sei, né quali pianeti quadrano con la tua luna, voglio invece sapere se pure tu hai toccato il centro del dolore, e nonostante tutte le difficoltà della vita non ti sei chiuso ancora nel mutismo autodistruttivo, ma sei ben portato ad aprirti ed aiutare gli altri affinché soffrano di meno. In altre parole mi interesserebbe di più riuscire a sapere se sei capace di stare nel dolore, tuo o mio, anche senza far nulla per nasconderlo, per mascherarlo o cristallizzarlo.

Ma soprattutto sarei contento di sapere se, ogni giorno, sei capace di stare nella gioia, tua o mia, se sai abbandonarti alla danza e lasciare che l'estasi della contemplazione ti invada fino alla punta delle dita delle mani e dei piedi, pur badando un po’ ad essere un tantino prudenti o realistici, cioè consapevoli dei nostri grandi limiti umani.

Quante persone poi si sforzano di far sapere agli altri tutta la gente importante che conoscono e frequentano: se tu sei qui io voglio solo sapere se continuerai a stare in piedi con me anche in mezzo al fuoco del disagio e del disprezzo, senza tirarti indietro di un solo centimetro.

Ci sono, poi, alcuni che ci tengono a far sapere pomposamente dove e con chi hanno studiato: quel che a me preme sapere di te è che cosa ti rimane ancora dentro quando tutto il resto viene a mancare e se ciò ti sostiene ancora nei momenti di sfiducia, di solitudine e di vuoto.

In fin dei conti che mi interessa sapere se la storia che mi racconti è vera? Preferisco sapere, invece, quanto sei capace di non deludere un altro pur di restare ad ogni costo fedele a te stesso e non tradire mai la tua anima, la tua coscienza, fosse anche a costo di lasciare che gli altri ti ritengano un traditore.

Quel che mi piacerebbe conoscere di te è se sai e puoi essere veramente di parola e quindi degno di fiducia, di rispetto e così io possa stabilire un legame profondo di amicizia con te.
Insieme saremo capaci di scoprire e trovare la Bellezza anche nei giorni in cui il sole non splende, ma riusciremo a nutrire la nostra vita della Sua luminosa presenza.

Allora sì che nemmeno mi interessa più di tanto sapere dove vivi o quanto denaro possiedi: mi piacerebbe invece sapere se, dopo una notte di pena e disperazione, sei ancora capace di alzarti, sfinito e con l'anima a pezzi e ricoperta di lividi, per metterti a fare ciò che c'è da fare in base alle responsabilità e ai doveri del tuo stato.
Infine voglio solo e soprattutto sapere se sai stare anche da solo, solo con te stesso e fino a che punto la tua compagnia ti piace veramente, senza evasioni pericolose o fughe irresponsabili.don Mimì FazioliTrivento (CB), 10 agosto 2011

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