Domenica 16 Ottobre | Commento al Vangelo

Commento al Vangelo

Domenica 16 Ottobre

Domenica 16 OttobreDomenica 16 Ottobre Gli oppositori vogliono mettere in difficoltà Gesù con la questione se pagare le tasse al sopruso di un potere straniero. A tendergli il laccio sono i farisei e gli erodiani, due gruppi politici in lotta tra di loro, ma uniti contro Gesù. Volevano coglierlo in fallo e Gesù, che lo ha capito, risponde: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova?». Proprio la delegazione nascondeva il trabocchetto. I farisei erano dei nazionalisti, ostili al potere romano; gli erodiani, al contrario, erano collaborazionisti. Gesù si tiene libero di fronte al potere romano, come pure al nazionalismo giudaico e risponde con una frase lapidaria che ha lasciato un segno nella storia: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio!».

La moneta è il simbolo del potere. Immagine e iscrizione ne sono la prova. L’area del dominio di un imperatore o re coincideva con l’area in cui avevano corso le sue monete. Gesù risponde indicando proprio l’icona di Cesare, ma distingue ciò che va restituito a Cesare da ciò che va restituito a Dio: se le monete sono per le tasse, la nostra persona appartiene a Dio perché ne siamo l’immagine e la somiglianza. A nessun’altro possiamo cedere il volto della nostra esistenza, la ragione del nostro essere figli di Dio. Per l’immagine di Dio che è in ogni persona anche l’esistenza più piccola, fragile e ferita ha un valore supremo, unico, assoluto.

Non è lo scontro tra l’idolatria politica e la religione civile, su chi delle due abbia il sopravvento sull’altra; nemmeno l’indicazione di una loro pacifica armonia. “Rendete” sta per “restituite” e dice che c’è un confine tra quello che va restituito all'uno o all'altro. Quelli di Cristo non sono assenti o ribelli di fronte alle regole civili, ma nemmeno attribuiscono a Cesare quello che è solo di Dio: l’adorazione e il rispetto della sua immagine che è impressa in ogni persona umana. Non più o Cesare o Dio, ma l’uno e l’altro nel suo piano. È l’inizio della separazione tra religione e politica, fino ad allora inscindibili presso tutti i popoli e regimi. Cesare e Dio non sono sullo stesso piano; anche Cesare dipende da Dio e deve render conto a Lui. Prima che agli uomini bisogna obbedire a Dio e alla coscienza che Dio ci ha dato collaborando sui valori comuni: la famiglia, la difesa della vita, la solidarietà con i più poveri, la pace. Evitando il perpetuo litigio, riportare nei rapporti sociali maggiore rispetto del prossimo, dignità.Mons Angelo Sceppacerca16 ottobre 2011

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