Giovanni Paolo II | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II Un ricordo di uno tra i più giovani dei vecchi contemporanei, dell’anziano papa che, alle soglie del terzo millennio, in entusiasmo batteva tutti i più giovani di lui.

Solo sette anni sono passati e sembra un’eternità, ci manca tanto colui che ha dilatato i nuovi orizzonti della fede…ma le tracce lasciate, nel cuore e nella mente dei fedeli, restano profonde, indelebili, come fulgide reliquie di un’epoca d’oro, di un tempo di vera grazia e di quella apertura totale e benefica della Chiesa al mondo.

Un giorno papa Giovanni Paolo II citò un proverbio polacco: se vai con i giovani, diventerai anche tu giovane; resterai sempre un vero, autentico giovane”.

Ci hai insegnato che le nostre intenzioni possono essere selvatiche o diventare selvagge per convenzione ed opportunità, e se non confessiamo a noi stessi che esiste il Sacrificio di Cristo, allora la nostra solitudine sarà glaciale, perché immersa nella paura eterna. Ci hai testimoniato che, sacrificandoci, dobbiamo rivolgerci a Lui senza inganni e doppi sensi, osservare il suo Sacrificio, amare Lui che è morto per te, me, noi, per tutti, esprimere la consapevolezza di essere tutti noi colpevoli della sua passione e morte

L’emozione di quel “mi corriggerete…” fu grande! Non abbiamo dovuto mai correggerti, ma tu ci hai corretto, guidato, illuminato, incoraggiato: tutto quello che facciamo è senz’altro frutto di quell’inerzia, che iniziò dal momento di quella potente iniezione di fiducia: “non abbiate paura di aprire le porte del vostro cuore a Cristo”.

E da allora abbiamo lottato, ma l’abbiamo vinta la paura di amare: che gioia grande quando si ama veramente. Chi è vittima della paura, la paura lo assale e lo tormenta: se amo sarò davvero felice? Ed il mio amore sarà ricambiato? E una volta che si comincia ad aver paura si finisce con il credere che amore costa tanta fatica e perenne rinuncia.

Il tuo lungo viaggiare, il tuo convinto dialogare, il tuo forte saper sopportare la malattia, il tuo deciso mostrare la debolezza degli ultimi mesi,unita ad una forza sovrumana di fede, mi ha dato la convinzione profonda che ogni singolo atto d’amore porta frutto anche a distanza di tempo. Ripagando Dio, con ferma fiducia, accettiamo poi con gioia anche quei compiti che in un primo momento ci erano sembrati poco importanti e di poco conto.

E una volta allenati, dal tuo fulgido esempio, ad amare, il nostro cuore si è dilatato sempre di più, è diventato veramente grande, capace anche di chiedere scusa per tutte le volte che abbiamo avuta la presunzione di ritenere di essere gli unici buoni, di avere sempre e solo noi ragione. Quando, tu che di niente avevi colpa, ci hai insegnato a chiedere perdono con umiltà e delicata dolcezza, sei stato il vero maestro che ci ha indicato lo stile cristiano per riempire le nostre giornate di gioia, di amore, di perdono, di grazia e di sensibilità mistica. Da allora abbiamo iniziato ad essere interessati di più agli altri, senza più paura di essere rifiutati, ma aperti a nuove iniziative e forti contro il rischio reale di restare isolati.

Come sono state profetiche quelle parole con le quali nell’agosto del 2000 sottolineasti l’entusiasmo dei due milioni di giovani convenuti a Roma per l’anno santo: “… lo hanno sentito il chiasso, tutta Roma lo ha sentito e non lo dimenticheranno mai!”. Il “chiasso”, la novità, la bellezza, la genuinità del tuo lungo papato chi potrà mai dimenticarli? I frutti copiosi, il profumo del rinnovamento, la solidità delle convinzioni fioriscono ancora evidenti e abbondanti, nei solchi che in ogni angolo del pianeta, più di ogni altro tuo predecessore, hai tracciato.

Ci hai invitato ad essere felici sempre, in ogni occasione, perché dobbiamo crederci fortunati, perché Dio ci ha fatti così, quindi possiamo sorridere a noi stessi ed interessarci alla vita e agli altri, rinnegando e rimuovendo le nostre paure, i pensieri negativi e tutto ciò che non ci fa bene. Solo riscoprendo la gioia del Vangelo e la sua Buona Notizia ci alleniamo ad amare, diamo senso a tutto ciò che facciamo e soprattutto incontriamo Gesù che ci sta aspettando, come ha accolto te, sette anni fa, a braccia aperte.

Siano rese grazie a Dio, per il tuo lungo, magnifico pontificato!don Mimì FazioliTrivento (CB), 2 aprile 2012

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