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La gioia degli Argentini per papa Francesco

La gioia degli Argentini per papa FrancescoLa gioia degli Argentini per papa Francesco Pubblichiamo il testo di un articolo su Papa Francesco scritto da Maria Rosa Barbaran de Scarano e Romulo Alejandro Scarano, coniugi argentini, apparso sul portale del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Alessandro Scarano, discendente di una famiglia di Trivento trasferitasi in Argentina agli inizi del 1900, e la moglie Maria Rosa Barbaran sono entrambi docenti nell'Universita' Cattolica di Santiago del Estero in Argentina.
I coniugi Scarano sono impegnati attivamente nella vita della Chiesa locale.


Nel 2012 Alessandro Scarano è stato relatore al VII Incontro Mondiale delle Famiglie svoltosi a Milano.

"E’ molto difficile trovare le parole che possano esprimere la molteplicità di sentimenti ed esperienze che hanno suscitato in noi e nella nostra comunità l’elezione del nostro Cardinale Bergoglio a Papa Francesco: incredulità, sorpresa..gioia un certo timore per la complessità delle circostanze che deve affrontare il successore di Pietro e infine una sensazione di gratitudine e fiducia nello Spirito Santo che guida la Chiesa.

L’elezione di papa Francesco ha generato in tutta la comunità argentina, non solo tra cattolici o credenti, un senso di comunione e speranza, inedito nella nostra storia recente. Un pastore Battista ci ha detto che per la prima volta pregava per un papa. Settori politici caratterizzati dall’intolleranza e dal confronto non riconciliabile, hanno avuto gesti di rispetto e perfino di autocritica. Negli ultimi decenni il Cardinal Bergoglio ha costituito – più oltre di quello pastorale – un punto di riferimento morale per tutta la comunità argentina. Venuto da una generazione di giovani sacerdoti latinoamericani segnata dai grandi ideali di rinnovamento religioso e sociale, degli anni ‘60 e ‘70, illuminati dal Vaticano II nell’integrazione del Vangelo e nello sviluppo integrale dell’uomo.

Il popolo argentino non dimentica la sua forza e la sua coerenza, nella dura crisi economica, politica e morale che nel dicembre 2001 produsse il collasso del governo nazionale e di tutto il sistema di indebitamento consumista imposto nel nostro paese, nei neoliberali anni ‘90. Un popolo ferito e sconcertato di fronte allo spettacolo della migrazione di migliaia di giovani alla ricerca di una possibilità di vita, ha ricevuto la parola e i gesti di Mons. Bergoglio, come un padre che contiene e corregge, annuncia e avverte. La sua immagine è stata una luce che accende la speranza in mezzo al naufragio. Resta nella memoria degli argentini il coraggio e la chiarezza della sua omelia (sulla parabolo del buon samaritano) del 25 maggio 2003, alla presenza delle massime autorità politiche della nazione.

"I briganti della strada hanno avuto come alleati coloro che passano per la strada guardando dall’altra parte". Si chiude il cerchio tra coloro che usano e ingannano la nostra società per derubarla e coloro che si suppone mantengono la purezza nella sua funzione critica però vivono di questo sistema e delle nostre risorse per sfruttarle fuori o mantengono la possibilità del caos per guadagnare il proprio terreno. Non dobbiamo ingannarci, l’impunità del delitto, dell’uso delle istituzioni delle comunità per il profitto personale o corporativo e altri mali che non riusciamo a sradicare, hanno modo di contrattaccare la permanente disinformazione e squalificazione di tutto, la semina costante di sospetto che fa diffondere la sfiducia e la perplessità. All’inganno del "tutto va male" è risposto con un "nessuno può risolvere questa situazione". E, in questo modo, si nutre il disincanto e la disperazione. Quando si affoga un popolo nello scoraggiamento si chiude perfettamente un circolo perverso: la dittatura invisibile degli interessi veri, quegli interessi occulti che si sono impadroniti delle risorse e delle nostre capacità di opinare e di pensare.

Siamo molto emozionati ad assimilare questo incredibile tempo di Grazia. Padre Bergoglio ha sempre chiesto e chiede che preghiamo per lui e siamo migliaia che abbiamo preso quest’impegno di sostenerlo con la preghiera. E’ un debito di gratitudine per tutto quello che è per noi e una sfida alla speranza di tempi migliori che verranno in tutta la Chiesa. Francesco alimenta in ognuno dei suoi gesti il sogno di una Chiesa povera e solidale, al servizio della vita minacciata, la cui gloria e forza emana dalla croce. Gli vogliamo molto bene! E ci sentiamo molto impegnati con tutta la Chiesa attraverso il suo ministero.

Grazie" Ufficio comunicazioni sociali5 aprile 2013

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