Dino Boffo ad Agnone | Diocesi di Trivento

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Dino Boffo ad Agnone

Dino Boffo ad Agnone Il cristiano che segue Cristo diventa un uomo migliore, più umano, più capace di amare il prossimo, di comprendere l’altro e di condivere con lui il cammino della vita e gli stessi beni materiali che la Provvidenza mette a disposizione.

E’ stato questo l’insegnamento del giornalista Dino Boffo, già direttore del quotidiano della Cei “Avvenire” e attuale direttore dell’emittente televisiva Tv 2000, intervenuto nel pomeriggio di oggi, ad Agnone, ad un convegno organizzato dalla curia di Trivento.
Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, si fa lui pure più uomo”, questo il titolo dell’incontro, un approfondimento sul documento conciliare Gaudium et spes per analizzare l’atteggiamento della Chiesa in rapporto al mondo contemporaneo.

Non è stata una noiosa lezione di teologia, quella offerta dal direttore Boffo, ma una riflessione, quasi una meditazione sul senso e l’importanza del seguire Cristo vero uomo e vero Dio.

«L’approccio con Cristo, per noi cristiani, è un rapporto da privilegiati. - ha esordito Dino Boffo - Ma non si tratta di un privilegio esclusivo, cioè che tende ad escludere gli altri, bensì inclusivo: siamo una comunità di privilegiati, una fraternità benedetta dall’incontro con Cristo, incontro che avviene, per la prima volta, grazie al battesimo. Proprio quel sacramento imprime in ciascuno un carattere permanente. In forza del battesimo vediamo il mondo e la vita in maniera diversa, consapevoli di far parte di un piano divino, di un progetto voluto da Dio rispetto al quale siamo solo un piccolo tassello, ma un tassello insostituibile. E’ questa la vocazione per noi laici: sentirci parte di un progetto divino e scoprire quale può essere il nostro posto, il nostro compito all’interno di questo piano di Dio. E sta in questa consapevolezza, in fondo, il raggiungimento della felicità, quella che non è effimera, ma che dura per sempre. Il battesimo ci rende uomini nuovi ad immagine del Cristo uomo nuovo. Con il battesimo veniamo quindi inseriti in un’ottica non più terrena, ma celeste e dunque eterna».

Già, l’eternità, è questa la meta cui il cristiano deve tendere, vivendo certo su questa terra, seguendo Cristo, ma già proiettato verso le realtà eterne del Cielo. Francesco BottoneAgnone, 7 giugno 2013

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