Questioni molisane o italiane? | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Questioni molisane o italiane?

Questioni molisane o italiane? Proviamo a riflettere in maniera schematica su talune questioni che in modo eclatante sono giunte all'interesse di chiunque cerchi di osservare con un po' di attenzione gli eventi socio-politici.

Il primo caso riguarda il ventilato superamento dell'attuale divisione regionalista dell'Italia che da tempo assilla il dibattito politico e che ha visto diverse proposte, da quelle della Fondazione Agnelli già dal 1991 fino ad altre forme di macroregioni che di volta in volta hanno previsto che il Molise potesse essere parte costituente del "Molisannio" di mastelliana memoria, della "Macroregione Adriatica" o addirittura essere smembrato, secondo la recente proposta di legge del deputato PD Roberto Morassut, nella provincia di Isernia verso la "Macroregione Adriatica" ed in quella di Campobasso con la Puglia e la provincia di Matera. Il Movimento5stelle conclude il festival dell'improvvisazione con la proposta di macroregioni tendenti al recupero dei vecchi Stati regionali italiani.

Da noi c'è stato anche chi ha organizzato un sondaggio tra i cittadini sull'alternanza tra autonomia o adesione alla Macroregione Adriatica che davvero è sembrato a molti piuttosto improvvisato e privo di adeguata informazione preventiva.
Di recente si è occupato del problema l'amico Giampiero Castellotti nelle Newsletter di novembre 2014 di Forche Caudine con una intelligente analisi titolata "Il Molise taglia e cuci".
Al riguardo, riferendoci alla proposta Morassut, in un nostro recentissimo post su Facebook abbiamo scritto "Si può fare politica... con l'accetta? Ebbene sì! Ci riesce benissimo, con le proposte di legge sulla riorganizzazione degli enti locali, un Pd che ha perso la bussola, se l'ha mai avuta, e che appare sempre più una babele."

Ciò che volevamo sottolineare, sia pure schematicamente, è che una riorganizzazione istituzionale del Paese non si può fare "a puntate" ora sulle province, più in là sulle regioni e più avanti ancora sui Comuni ed ovviamente neppure con il disegno Morassut che Castellotti chiama giustamente un "pragmatismo semplificatorio".

La riorganizzazione istituzionale ha bisogno di un progetto organico che non può dipendere solo da una spending review, di cui non si vogliono trovare le soluzioni nel taglio di privilegi scandalosi, ma che va messa in relazione a nuove e razionali forme di governance che non devono solo ridurre decentramenti ormai non più funzione delle autonomie e frutto nel tempo di rivendicazioni di una casta politica che ha cercato tutti i mezzi per collocare il potere dei suoi adepti.

Il lavoro politico in tale direzione va fatto in sede parlamentare, ma in un confronto serrato con i cittadini, disegnando una struttura del Paese che certo produca risparmio, ma che rispetti identità culturali e che in modo paritario dia rappresentanza a tutte le popolazioni della penisola, evitando che talune aree possano diventare periferie abbandonate di altre.

Un secondo problema che sembra interessare apparentemente solo il Molise è il recente provvedimento in relazione alle autorizzazioni per le centrali a biomasse nell'area del Matese.

La giunta regionale ha scelto la revoca delle autorizzazioni piuttosto che l'annullamento delle stesse, come chiedevano talune forze politiche.
Sulla coerenza delle posizioni in merito dei gruppi consiliari regionali meglio stendere un velo pietoso, altrimenti ci sarebbe da scrivere un trattato sul rapporto tra il dire ed il fare.
Tale provvedimento di revoca comporta per la regione un problema scottante che è quello della più che certa richiesta di risarcimento danni da parte delle società che avrebbero dovuto procedere alla costruzione delle centrali.

Un piccolo ed elementare ragionamento sul tema.

La classe politica pone a livello nazionale la questione sulla responsabilità civile dei magistrati in caso di errore.

Domanda conseguente.

Esiste allo stesso modo una responsabilità civile della classe dirigente in caso di errore, tra l'altro riconosciuto (sembra!) anche da parte di chi le autorizzazioni alla costruzione delle centrali a biomasse nell'area del Matese le ha pensate ed accordate?
Capite che la nostra domanda è retorica e vuole solo far riflettere sul fatto che i cittadini non possono pagare con le tasse locali gli errori della politica.

Di conseguenza la lotta dei comitati del presidio del Matese ora deve spostarsi in due direzioni nuove che sono quelle appunto della riflessione sulle modalità delle forme dei provvedimenti varati dalla giunta regionale sul problema in questione e della richiesta di un piano energetico rispettoso dell'ambiente e garante per i molisani di una vita sicura sul piano della salute.

Abbiamo partecipato attivamente alle iniziative di lotta del presidio di Campochiaro; se quel movimento, però, non vedrà tali finalità, dovremo pensare (e non vogliamo farlo) che gli obiettivi dello stesso erano solo localistici e parziali, per non dire egoistici.

Corre voce di un piano energetico affidato nella stesura ad un professore universitario.

Ci risiamo.

Ancora consulenti ed esclusione dei cittadini dalle decisioni?
Noi ci auguriamo che chi di dovere pensi ad una commissione, fatta da esperti a basso costo, da amministratori di livello regionale, provinciale e comunale e da cittadini indicati dai comitati espressi dal territorio.
Terza questione è quella della TARI, il nuovo tributo sui rifiuti solidi urbani.

Non essendo una tassa sulla proprietà delle case, ma appunto un tributo su un servizio, noi ci poniamo qualche domanda.
Chi ha un edificio a disposizione in un comune, ma risiede in un altro, come nel caso di tanti emigrati in Italia ed all'estero che possiedono un'abitazione nel proprio paese di origine e che utilizzano solo qualche settimana in estate, è giusto e legalmente corretto che paghino la TARI per l'intero anno in entrambe le abitazioni, producendo rifiuti solo in una delle due, ed è possibile che la maggior parte dei comuni molisani non applichino almeno una riduzione in merito?

Come facciamo a sostenere di voler favorire il turismo di ritorno se poi siamo capaci di varare simili leggi?Umberto BerardoTrivento (CB), 11 novembre 2014

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