Legge di stabilità o d'iniquità? | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Legge di stabilità o d'iniquità?

Legge di stabilità o d'iniquità? Qualche giorno fa in un post su Facebook abbiamo scritto che "la legge di stabilità del governo Renzi, che toglie le tasse sulla prima casa indipendentemente dal reddito di chi la possiede e dal suo valore, che innalza il tetto dei pagamenti per contante da mille a tremila euro, che è incapace di eliminare sprechi, privilegi ed evasione, che promette pochi spiccioli nel rinnovo dei contratti di lavoro bloccati da sei anni, che non prevede un reddito minimo garantito, che non stanzia se non bazzecole per ridurre le disparità economiche tra i territori del Paese, è una legge iniqua, perché per taluni aspetti, per dirla con don Lorenzo Milani, "fa parti uguali tra disuguali" ed in altri casi favorisce il profitto, dimenticando le necessità delle persone".

Proviamo ad approfondire l'analisi.

Che il governo cerchi di ridurre la tassazione per dare liquidità ai cittadini, tenti di favorire gli investimenti, dando alle imprese la possibilità di dedurre fino al 140% di quanto speso, che provi a recuperare l'evasione sul canone Rai, che sperimenti di venire incontro alle necessità dei nuclei familiari sulla soglia di povertà o d'impegnare una somma per risanare "la terra dei fuochi" costituisce indubbiamente un dato positivo per la collettività, perché migliora la convivenza, incentiva la ripresa economica e favorisce i consumi.

La manovra potrebbe essere di 27 o di 30 miliardi, ma in ogni caso ha, a nostro avviso, una nebulosità spregiudicata e pericolosa sulle coperture che dovrebbero venire in gran parte da un maggiore indebitamento dello Stato di circa 14 miliardi nel 2016 e tutto questo perché il governo non ha voluto differenziare, in proporzione al reddito e magari al valore reale più che catastale degli immobili, l'eliminazione della Tasi e dell'Imu agricola, non ha cercato una patrimoniale sui redditi elevati, non ha voluto introdurre una sanzione penale su un tetto decente di evasione contributiva né favorire l'uso della moneta elettronica per combattere i pagamenti in nero.

Qualcuno ha scritto che questa manovra economica è ambiziosa.
A noi per la verità appare spregiudicata, percorrendo, come già fatto con gli ottanta euro, ancora una volta per fini elettoralistici la strada dell'indebitamento pubblico e ricercando coperture perfino nella tassazione del gioco d'azzardo che viene addirittura incentivato portando i punti autorizzati alle scommesse da novemila a ventiduemila.

Scusate, ma questo non è un incentivo a quello che giustamente Marco Tarquini definisce una metastasi che " avvelena, massacra ed usura la vita di persone, famiglie ed imprese"?
Il governo ricorre ad una misura che sa essere politicamente ed eticamente inaccettabile perché ad esempio è incapace di combattere le lobby dell'azzardo e non riesce a ridurre, se non della metà di quanto previsto ad aprile, la spesa pubblica piena di sprechi e corruttela.
Questa non è una legge di stabilità equa e coraggiosa per la ragione elementare che non solo non prevede un reddito minimo garantito, ma non riduce le distanze tra i ricchi e gli indigenti, prevedendo per le famiglie in difficoltà ancora e solo sussidi umilianti per una copertura di appena seicento milioni invece che una corretta redistribuzione del lavoro esistente ed un ampliamento dell'occupazione soprattutto giovanile rimunerata con le entrate di chi può pagare tranquillamente con le tasse le relative coperture economiche.

Tra l'altro il governo Renzi è approdato a tali misure senza un confronto aperto e costruttivo con le forze sociali, come se soggetti nominati e mai eletti potessero permettersi di decidere perfino senza deleghe mai avute.
Qualcuno dirà che un tale modo di affrontare i problemi è ispirato ad un eccessivo radicalismo di pensiero egualitario o lo bollerà come utopico e velleitario.
Abbiamo la certezza che tali giudizi siano propri di chi vive nell'agiatezza o almeno nella sicurezza.

Per molti politici sarebbe opportuno condividere, come fa il mondo del volontariato, lo stato della povertà perché aiuterebbe la loro azione di governance.

Per essere equa ogni legge di stabilità dovrebbe, non diciamo raggiungere, ma almeno avvicinarsi all'obiettivo della piena occupazione che è stato un obiettivo dei movimenti di opinione degli anni sessanta del secolo scorso e che non è un'utopia, ma un principio scritto a chiare lettere nell'articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e negli articoli 3 e 4 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Al di là di tali considerazioni personali sulla manovra economica del governo, siamo preoccupati dell'assenza di proposte alternative nell'orizzonte politico parlamentare.

Leggiamo del tentativo di emendamenti del duo Visco-Bersani sul fronte della sinistra PD, che dichiara già di adeguarsi ad un eventuale voto di fiducia, e questo non ci meraviglia, conoscendo ormai l'inaffidabilità di tale gruppo di parlamentari.

Domanda: c'è una forza politica, un sindacato, una qualsiasi categoria sociale in grado di scrivere una legge di stabilità alternativa a questa proposta dal Consiglio dei Ministri?Umberto BerardoTrivento (CB), 22 ottobre 2015

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