PRIMA CATECHESI QUARESIMALE 2018: Ritornare a se stessi! | Diocesi di Trivento

Vescovo

PRIMA CATECHESI QUARESIMALE 2018: Ritornare a se stessi!

La chiesa San Nicola di Trivento

Introduzione al tema.

Ritornare a se stessi è il primo indispensabile passo che la persona umana, e il credente in particolare, sono chiamati a fare in ogni momento dell’esistenza, specie nei momenti forti della propria vita, come è questo tempo quaresimale. Bisogna progredire. Cioè: ricominciare sempre di nuovo!
Umiltà dell’ascolto e capacità di creare un certo vuoto intorno a noi, sono gli ingredienti necessari per metterci dinanzi a Dio e orientare più chiaramente la nostra vita a Lui. Stare con se stessi: «spegnere le lanterne delle nostre certezze per vedere poi la volta del cielo».
Ecco l’intenzionalità. Ascoltiamo sant’Agostino: «Quanti sono coloro che cercano Gesù solo per il tornaconto che ne proviene. Uno vuole questo, uno vuole quest’altro: la Chiesa è piena di gente simile. Di rado si trova qualcuno che cerca Gesù per Gesù» (Hom. in Joh., XXV, 10). Stiamo attenti: non è il fare che specifica l’azione, ma l’intenzionalità del fare. Il rischio è quello di compiere opere “religiose” con finalità “non religiose”.
Per purificare la propria intenzionalità occorrono domande del profondo, domande che siano al tempo stesso causa di una autenticità di vita ed espressione del rientrare in se stessi:

  • Che sto facendo?
  • Dove sto andando?
  • Per chi vivo?
  • Perché prego?
  • Come prego?
  • Che amo quando amo il mio Dio?
  • Cosa cerco, quando cerco Dio?
  • Che immagine ho di Dio?

Un trittico di riflessioni in chiave dinamica:

  • Torna al tuo cuore! Il conoscersi: «Torna al tuo cuore. Vedrai allora l’immagine che ti sei fatta di Dio, perché nel tuo cuore è l’immagine di Dio» (Agostino, Hom. in Joh., XVII, 10).
  • Torna alla tua volontà! Il decidersi: «A rendere difficile il cammino della vita è l’uso della nostra volontà. Il ritardo nell’ottenere gli effetti della divina misericordia deriva dalla volontà umana» (Ilario, De mysteriis, 26).
  • Dio libera la nostra libertà! Il resistere/giocarsi nell’amore: «Alcuni digiunano per il timore del rimprovero. Altri fanno qualcosa a vantaggio degli indigenti per paura di vedersi rimproverare una cupidigia inutile ed empia. Altri vengono in chiesa perché paventano di essere ripresi per la loro assenza e negligenza. Eppure, non sempre amano quello che fanno. Nell’amore, però, è impossibile che si introduca una obbedienza forzata perché non v’è nessuno che non voglia ciò che ama. In un atto privo d’amore, invece, si agisce per la paura o per la vergogna di non averlo fatto» (Ilario, Comm. al Sl 118).

Esamineremo nei giovedì che verranno ciascuna di queste tre tavole tematiche. Per adesso è importante comprendere che bisogna collaborare alla grazia divina.
Dio fa sempre il primo passo. Ma chiede anche la nostra collaborazione: «La grazia esige per prima cosa la nostra collaborazione (…). Proprio perché esige questa collaborazione, essa urge e rimane in certuni, mentre si ritira da altri oppure non riesce neanche a raggiungerli dal primo momento» (Giovanni Crisostomo, Sulla compunzione, 1,9). Così anche l’Alessandrino: «Tra gli atleti, colui che disprezza di poter vincere ed ottenere la corona della vittoria, non si iscrive nemmeno alla gara» (Clemente di Alessandria, Quis dives salvetur?, 3,3).

Il cuore: luogo della lotta spirituale!

lev (לב), cuore, questo vocabolo ricorre 598 volte nelle Scritture Ebraiche; nella forma levàv (לבב) ricorre 252 volte; καρδία (kardìa), in greco. È la sede della vita sensibile, della vita affettiva e della vita intellettuale. Il cuore contiene gli elementi costitutivi di quella che noi chiamiamo persona. È un luogo impenetrabile, noto solo a Dio, che lo scruta e lo discerne nella verità: un baratro è l’uomo e il suo cuore un abisso (Sl 64 7b); Poni fine al male degli empi;/ rafforza l’uomo retto,/ tu che provi mente e cuore, Dio giusto (Sl 7, 10); Tu solo conosci il cuore di tutti i figli degli uomini (1Re 8, 39); Più fallace di ogni altra cosa / è il cuore e difficilmente guaribile;/ chi lo può conoscere? / Io, il Signore, scruto la mente/ e saggio i cuori,/ per rendere a ciascuno secondo la sua condotta,/ secondo il frutto delle sue azioni (Ger 17,9-10)
Gesù dirà: Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigia, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo (Mc 7, 21-23).
Allora, ogni giorno io scelgo:

  • tra un cuore docile/intelligente: che ascolta, che lotta per accogliere la Parola e farla fruttificare (Cf. Mc 4, 1-20). Qui, come insegna Evagrio Pontico, avrò otto rapporti da riequilibrare sempre tra un vizio e una virtù opposta:
  • con il cibo (voracità ↔ astinenza)
  • con il corpo (lussuria ↔ castità)
  • con i beni e con le cose (avarizia↔povertà)
  • con gli altri (collera↔sopportazione)
  • con il tempo (vivere riconciliati col passato: tristezza↔gioia);
  • con lo spazio ( accidia/akedia “male oscuro che rode e svuota di significato ogni gesto del cristiano” ↔ pazienza);
  • con il fare (vanagloria↔ l’essere)
  • con Dio (orgoglio/superbia↔umiltà);
  • e un cuore indocile: insensibile alla Parola, che finisce per cadere in quella incredulità che nel Nuovo testamento è chiamata ςκληροκαρδια (sclerokardìa), ossia durezza di cuore, paralisi dell’anima. Scelgo un cuore che:
  • sia senza intelligenza, incapace di comprendere e di discernere (Mc 6,51; 8, 17-21);
  • si chiuda alla compassione (Mc 3,5);
  • nutra rancore e odio (Lv 19,17);
  • gelosia e invidia (Gc 3,14);
  • sia menzognero e “doppio” (Sl 12,3; Gc 1,8; 4,8).

Davvero un bel da fare! Credo non ci sia tempo per guardare la “pagliuzza nell’occhio del fratello”, perché con l’aiuto del Signore c’è da togliere “la trave” che ognuno di noi ha nel suo occhio! Sosteniamoci vicendevolmente con la preghiera e buon Cammino di Quaresima!

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Vescovo ClaudioTrivento, 18 marzo 2018

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