Domenica 2 giugno - Ascensione | Commento al Vangelo

Catechesi di Avvento del Vescovo Claudio Palumbo

Su TLT Molise, durante questo periodo di Avvento, potrai seguire le catechesi del Vescovo Claudio ogni sabato sera alle 21.00, oppure in replica la domenica alle 14.30.

Commento al Vangelo

Domenica 2 giugno - Ascensione

Liturgia: At 1, 1-11; Sal 46; Eb 9, 24-28; 10, 19-23; Lc 24, 46-53Domenica 2 giugno - Ascensione

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Termina il vangelo di Luca e le ultime parole di Gesù lo contengono tutto, inclusi Mosè, i profeti, i salmi; compresa la missione che ora tocca agli apostoli. Il vangelo non è un modello etico: è Gesù che patisce, muore e risorge. Gli apostoli e i cristiani devono unicamente testimoniare la pasqua che contiene anche la conversione e il perdono dei peccati. La prima (la conversione) è condizione del secondo (il perdono). Passione, resurrezione e gloria: è il destino di tutti. E' la notizia assoluta della Pasqua. L'Ascensione è quaranta giorni dopo quel mattino. Per tre anni gli apostoli erano stati con Gesù, testimoni del suo amore per tutti, compresi i peccatori. Ora, con la forza del Vento di Dio, vivranno ogni giorno alla presenza del Risorto e ne saranno testimoni, con la loro gioia, in ogni angolo del mondo.

Commuove l'ultimo gesto di Gesù che sale in cielo, alza le mani e benedice. È il gesto degli antichi padri: "Alzate le mani verso il tempio e benedite il Signore"; è la nostra risposta a Dio che ci benedice: "Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace".

Gesù sale al Padre, precedendoci a casa. Su, in alto, indica la direzione del nostro cammino che non precipita nella morte, ma vola in braccio al Padre. Prima del termine del cammino, anche noi come gli apostoli, dobbiamo "tornare a Gerusalemme", con gioia grande e col canto di lode in cuore. Perché cantare e star contenti? Per quella voce che, suggerita dal suo Spirito, viene da dentro e dice: "Sono risorto e adesso sono sempre con te!". Al momento del distacco Gesù compie anche il gesto di chi parte e accorda a chi resta il passaggio di consegne che si realizzerà pienamente a Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo.

Luca termina di scrivere il suo Vangelo e inizia il libro degli Atti degli Apostoli. È l'altro libro, quello affidato a noi, da scrivere con i nostri comportamenti, capaci di mostrare, in qualche modo, la presenza di Gesù risorto su questa terra, in mezzo a noi.

Al comando missionario Gesù unisce la conferma della sua presenza: "Sarò con voi tutti i giorni". Se obbediamo al comando è perché confidiamo nella sua presenza. Sappiamo che in Gesù Dio ha assunto un nome nuovo, l'Emanuele, il Dio-con-noi.

Così pone la domanda il Catechismo degli adulti della Chiesa italiana (279): Con l'ascensione al cielo, cessa questo farsi vedere. Cessa anche la sua presenza?
E così risponde: «Ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose» (Ef 4,10), assicura la Scrittura. Il Risorto è più vicino a Dio e proprio per questo più vicino anche a noi; siede alla destra del Padre come Signore e proprio per questo continua più che mai a camminare sulle strade degli uomini.

Mons Angelo Sceppacerca2 giugno 2019
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