Pasqua | Diocesi di Trivento

Riflessioni

Pasqua

Duccio di Buoninsegna: Apparizione a Maria Maddalena (Museo dell'Opera del Duomo, Siena)MARIA MADDALENA
L'incontenibile certezza della Maddalena è il buio di una tomba vuota e un giardino già fiorito.
La voce dell'Amato, il Vivente che ha infranto le porte della morte, risuona sempre nuova in Lei.

Maria di Magdala in quattro parole: misericordia, nome, dove, incontenibile.
Il mistero grande e splendido della Pasqua nel volto di una donna scelta dal Signore stesso come apostola...

Misericordia
Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni (Mc 16,9).

Dalla Parola...
"Un atto di misericordia: questa è la risurrezione del Cristo, Mica un atto dovuto a uno che era Dio! Ma un atto di misericordia per noi, peccatori".
Forse ci direbbe così Maria di Màgdala se potessimo intervistarla.
La penitenza di cui è stata l'emblema per tante generazioni cristiane non è punizione, atto di masochismo, ma risposta alla misericordia accolta, ricerca appassionata e mai finita del volto dell'amato.

...attraverso la vita...
Maria di Magdala è il volto di una donna che cerca un altro volto: quello dell'amato!
Assomigliarle è mettersi in cerca. Ma anche accostare i tanti che � consapevolmente o meno � sono in cerca di vita e di resurrezione.

...per la missione personale e comunitaria.
Potessero le nostre scelte per il Vangelo avere lo stesso senso di risurrezione, lo stesso ardore per Colui che ci ha amato fino a risorgere per noi.
Potessimo essere persone di misericordia e non di giudizio.
Potessero essere le nostre Chiese e le nostre case luoghi che profumano dell'amore misericordioso del Risorto.
La missione sarebbe semplicemente irradiazione.


Nome
Gesù le disse: �Maria!�. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: �Rabbunì!�, che significa: Maestro! (Gv 21,16)


Dalla Parola...
Gesù ci sapeva fare, specie con le donne!
Chissà quali sfumature aveva la sua voce, quali profondità il suo chiamare per nome. Rileggiamo le pagine dei dialoghi di Gesù (Samaritana, Matteo, Bartolomeo, Maria e Marta...).

...attraverso la vita...
Ognuno è conosciuto per nome da Lui, ciascuno nel battesimo e nella cresima rivive lo stesso mistero di sentirsi chiamare per nome e di riconoscere, nella voce di chi lo chiama, il Maestro della propria vita.

...per la missione personale e comunitaria.
Qui, in questa attenzione alla persona nella sua originalità e unicità; nella capacità di essere fedeli amplificatori della voce del Maestro, si gioca tutto l'annuncio e tutta la forza missionaria della vita cristiana.
Di quale prodigio grande siamo resi partecipi: il Signore chiama attraverso di noi (o ci fa partecipi della sua chiamata) e attraverso di noi l'uomo lo riconosce Maestro.
Noi, la Chiesa, il corpo vivente del Cristo.
Il corpo che oggi dice "Maria!" a tanti che piangono e sono afflitti e cercano il Signore.


Dove
�Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto...se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo� (Gv 21,13.15).


Dalla Parola...
Dove?
È la domanda dell'uomo...
Dove?
È la domanda di chi ama...
Dove?
È la domanda della Chiesa e del credente.

...attraverso la vita...
"Dove sei Signore Gesù? In quale piega del presente ti nascondi? In quale luogo della terra ti sei rifugiato, Tu risorto e vivente?"
Se scompare questa domanda dal cuore tutto si appiattisce, tutto è già saputo, conosciuto.
La novità di Dio non può più giungere a noi.

...per la missione personale e comunitaria.
Se scompare la domanda del dove dalla vita di una famiglia, di una comunità cristiana. È la routine, è l'anticamera del fallimento, è la fine della bellezza della vita comune.
Se scompare nella Chiesa la domanda del dove termina l'anelito missionario. La missione diventa esportazione di cultura invece che esperienza di incontro evangelico.
Le cose di Chiesa diventano pura sacralità, dogmatismo. E la colomba dello Spirito non trova più un posto dove planare.
Abbiamo bisogno del "dove" per camminare fino ai confini dell'universo e della storia. E vedremo che il Signore, oramai vivente per sempre, è continuamente oltre ogni nostra attesa e ci attende nelle infinite Galilee della terra e dei secoli.


Incontenibile
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: �Ho visto il Signore� e anche ciò che le aveva detto (Gv 21,18)


Dalla Parola...
Si potrà mai intuire cosa c'era nel cuore di Maria mentre per la seconda volta correva dai discepoli? Forse ce lo potrà raccontare solo lei in cielo.
La prima volta era corsa per annunciare lo sgomento della tomba vuota.
Poi corre per annunciare che l'ha visto...
Incontenibile
la sua gioia.
Incontenibile
la sua scoperta.
Incontenibile...

...attraverso la vita...
Lo sa chi ha incontrato il Signore non solo in un'adesione di fede certa e convinta, ma in un'esperienza viva della sua persona.
Tutto è come prima eppure tutto cambia.
La fede resta uguale ma tutto è diverso, vivo, autentico...
Qualcosa di tuo ma che non puoi tenere per te.
Dirlo perché tenerlo dentro è troppo per contenerlo.

...per la missione personale e comunitaria.
Dall'esperienza viva del Risorto
nasce
incontenibile
l'annuncio e la missione.

Tu il nome nostro dici, Signore risorto!
Tu il nome nostro conosci.
Tu solo sai parlare al nostro cuore.
Tu sai incontrarci nel più profondo della vita, dell'anima e del cuore.
Tu, il misericordioso,
che non guardi alla nostra resistenza,
ma la vinci con lo splendore del tuo amore.
Tu che neanche sappiamo che sai esserci così vicino.
Tu che neanche sognavamo ci fosse uno così.
Tu che sei il Dio che ci consola e ci sostiene.
Tu che ti nascondi in ogni angolo di terra e in ogni secolo
perché arsi d'amore, perduti dietro a te,
ti cerchiamo ovunque sulla terra
e incontenibile si espanda il racconto della tua bontà,
della tua misericordia per noi.
E ogni uomo si senta amato, voluto, chiamato per nome.


Dal volto alle mani:
� Lanciamo una campagna tra i nostri amici, nella nostra comunità, parrocchia, con il nostro gruppo: "Conosci il nome dei tuoi vicini?". Un modo per creare interesse per le persone che ci sono accanto, per farsi interrogare su quanto è concreta e vissuta la nostra fede. Sappiamo almeno il nome dei nostri vicini di casa?
� Troviamo un'occasione per un momento di preghiera in cui celebriamo e ci incontriamo con la misericordia di Dio. Potrebbe essere la Seconda Domenica di Pasqua, o un momento ad hoc. Possiamo anche provare a confrontarci con qualche amico musulmano (o se abbiamo contatti con la comunità musulmana della nostra città) sulla misericordia di Dio, che è una delle cose più care alla religione islamica.
� Proponiamo un incontro di teologia missionaria per tutti per riscoprire un tema caro al Concilio e che magari abbiamo un po' accantonato: quello dei "segni dei tempi". Possiamo invitare qualche esperto (che però sappia anche comunicare!!) e magari raccontare (il mondo della missione ne è pieno) qualche esperienza... potrebbe essere un modo per far capire che la teologia è qualcosa che riguarda tutti e non solo chi studia! Ma soprattutto che il mondo della missione è particolarmente capace di cogliere i "segni dei tempi", interpretarli e rispondere alle loro provocazioni. La missione è lo "sguardo penetrante" della Chiesa.


DALLE FRONTIERE DELLA MISSIONE, PROVOCAZIONI PER UNA PASTORALE DELL'ANNUNCIO

Che tutti conoscano Cristo
Nella vita delle nostre comunità deve esserci un solo desiderio: che tutti conoscano Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto memoria; per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli. Esiste davvero questo desiderio? Frequentare ancora i riti della Chiesa non vuol dire necessariamente che in profondità Cristo mantiene per noi un significato essenziale. Siamo in un Continente nel cui insieme la parola �Dio' non gioca più un ruolo significativo. La domanda stessa su Dio non interessa più, oppure si manifesta un bisogno del sacro, in cui prevalgono esigenze di armonia personale. Come si configura in noi il desiderio che Cristo sia conosciuto? Si tratta di diventare numerosi per salvare una civiltà di fronte a un altra che c'incute paura?
La conversione necessaria
Occorre, dicono i Vescovi, passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria. Due le possibili derive della parrocchia: essere comunità autoreferenziale, in cui ci si accontenta di stare bene insieme; oppure "centro di servizi" per l'amministrazione dei sacramenti, che dà per scontata la fede di quanti li richiedono. C'è bisogno di una vera e propria �conversione' che riguarda l'insieme della pastorale. Tutto nella Chiesa deve rendere visibile e riconoscibile Cristo Signore. Quale la conversione necessaria? Con quale atteggiamento, con quale linguaggio, con quali iniziative un/a credente e una parrocchia renderanno visibile e riconoscibile Cristo Signore?
Comprendere il nostro tempo
I mutamenti sociali, culturali e antropologici che caratterizzano il nostro tempo esigono il discernimento comunitario. Il compito riguarda tutti, ma soprattutto i consigli parrocchiali, in collegamento con quelli diocesani, e chiede di valorizzare gli spazi del dialogo culturale, come le sale della comunità, i centri culturali, l'associazionismo d'ambiente, i mezzi di comunicazione sociale. Che spazio deve occupare nella nostra esistenza personale e di parrocchia l'attenzione alla cultura nella quale viviamo? Come collegare questo con l'annuncio e la testimonianza di Cristo Signore?
Verso tutto l'umano
Una visione del Vangelo e della Chiesa come devozione, ritaglia nell'esistenza spazi al sacro, lasciando scoperte, non trasformate, non orientate le sue molteplici realtà. Invece, "la parrocchia è figura di Chiesa di popolo, avamposto della Chiesa verso ogni situazione umana, strumento di integrazione, punto di partenza per percorsi più esigenti: ma come sfuggire al pericolo di ridursi a gestire il folclore religioso o il bisogno di sacro?", chiedono i Vescovi.
Ripartire dal primo annuncio: l'accoglienza
C'è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede, affermano i Vescovi, e indicano anzitutto la dimensione dell'accoglienza: "tutti devono trovare nella parrocchia una porta aperta nei momenti difficili o gioiosi della vita". "Non si può non rileggere con coraggio l'intera azione pastorale, perché... sia più attenta e aperta alla questione dell'adulto" il quale "oggi si lascia coinvolgere in un processo di formazione e in un cambiamento di vita soltanto dove si sente accolto e ascoltato negl'interrogativi che toccano le strutture portanti della sua esistenza: gli affetti, il lavoro il riposo". Come questo può trovare realizzazione nel quotidiano della vita di una parrocchia? Che cosa comporta?
Ripartire dal primo annuncio: la proposta del messaggio cristiano
I Vescovi parlano di "iniziative organiche di proposta del messaggio cristiano... Si tratta di continuare a intessere il dialogo tra fede e cultura, per incidere sulla cultura complessiva della nostra società", pur nel "rispetto delle altre religioni". Come "risvegliare la domanda religiosa di molti, dando testimonianza della fede di fronte ai non credenti, offrendo spazi di confronto con la verità del Vangelo"?
Ripartire dal primo annuncio: "l'orizzonte del mondo"
Per i Vescovi missionarietà sul territorio e apertura alla missione universale non sono in contrasto: "Tanto più la parrocchia sarà capace di ridefinire il proprio compito missionario sul suo territorio quanto più saprà proiettarsi sull'orizzonte del mondo". Come realizzare una feconda compresenza dei due aspetti?
La testimonianza: la fraternità
La Chiesa è chiamata ad essere, "esperienza viva di comunione condivisa fra tutti i suoi membri, irradiata su quanti vivono nel territorio parrocchiale". Il confronto con la Parola e la celebrazione eucaristica "devono condurre a rinsaldare i vincoli della fraternità, a incrementare la dedizione al Vangelo e ai poveri". Quali le modalità concrete perché la parrocchia sia vera comunità?
La testimonianza: la presenza nel territorio
La parrocchia, "spazio domestico di testimonianza dell'amore di Dio" è chiamata a vivere con il territorio un legame "oggi più complesso, perché i confini della parrocchia non racchiudono più tutte le esperienze della sua gente". Questo significa "anzitutto tessere rapporti diretti con tutti suoi abitanti, cristiani e non cristiani (...) sollecitudine verso i più deboli e gli ultimi", che si concretizza, dicono i Vescovi, nel farsi carico degli emarginati, nel servizio ai poveri, nella premura per i malati, nel sostegno alle loro famiglie, nella rimozione delle barriere architettoniche, nella capacità di interloquire con gli altri soggetti sociali, nella animazione della cultura in collaborazione con altre realtà, nell'attenzione alla comunicazione sociale. In una società pluralista come la nostra, la parrocchia come deve porsi in relazione alle altre realtà?
La testimonianza: la giustizia nel mondo
"L'apertura alla carità (...) si preoccupa anche di far crescere la coscienza dei fedeli in ordine ai problemi della povertà nel mondo, dello sviluppo nella giustizia e nel rispetto della creazione, della pace tra i popoli".
Noi viviamo in un sistema che, pur producendo ricchezze come non mai, considera superflua metà della popolazione mondiale e la lascia alle prese con la sopravvivenza. Un sistema che si presenta gagliardo sulle ceneri di tutte le ideologie per proporsi come unica religione: la religione del libero mercato come sistema "naturale" e perciò inconfutabile. Enormi folle di Lazzari stanno alle nostre porte e si creano all'intero degli stessi paesi ricchi. Come lasciarci provocare da questa realtà, aggiungendo ai gesti corti, e pur sempre necessari, della carità-elemosina, le prospettive lunghe della giustizia, vera alternativa alla risposta violenta al terrorismo? Come promuovere la riflessione sulla situazione del mondo, sulle sue strutture, sulle alternative legislative, imprenditoriali, di stili di vita, in collaborazione con i molti che nella società civile studiano e si battono per questi ideali?

Don Angelo Sceppacerca5 aprile 2006

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