TEMPO ORDINARIO: TEMPO DELLA CHIESA - Aquila e Priscilla | Diocesi di Trivento

Riflessioni

TEMPO ORDINARIO: TEMPO DELLA CHIESA - Aquila e Priscilla

TEMPO ORDINARIO: TEMPO DELLA CHIESA - Aquila e Priscilla Due persone che si incontrano per amore: e sgorga la comunione e la vita
Due persone che si stringono la mano per collaborare: e nasce il mondo nuovo della giustizia.
Alleanze che costruiscono il reticolo e la bellezza di ogni giorno.

Aquila e Priscilla in quattro parole: famiglia, stranieri, colleghi, fedeltà.
Il tempo ordinario è quello dell’ordinarietà di una famiglia, di una coppia come tante, ma che con la grazia di Cristo sa diventare straordinaria come poche…

Famiglia
Le comunità dell'Asia vi salutano. Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con la comunità che si raduna nella loro casa (1 Cor 16,19).

Dalla Parola…
Fare casa.
È il progetto racchiuso nella famiglia.
È il progetto che la Chiesa porta in cuore per tutte le nazioni.
Fare del mondo una casa, una sola famiglia:
quella dei figli di Dio!

…attraverso la vita…
La Chiesa si è sviluppata in famiglie che aprivano le loro porte.
La Chiesa cresce se sa mantenere vivo questo modello.

…per la missione personale e comunitaria.
Comprendiamo il ruolo essenziale delle famiglie cristiane nell’evangelizzazione, nella missione: senza di loro rischiamo di avere chiese troppo “di chiesa”. Una salvezza tanto straordinaria è invece alla portata di tutti.
E così la parrocchia va a scuola di missione dalle famiglie; e i preti, le suore, i frati pure…

Stranieri
Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei (At 18,1-2).

Dalla Parola…
Gli immigrati ci fanno problema …e molto!
Vediamo in loro più le cose problematiche che le tante ricchezze che portano, le sfide che ci aprono davanti…
Eppure… la diffusione della fede è avvenuta attraverso tutta una serie di immigrati palestinesi che si aggiravano per le strade e le città dell’impero romano.
Immigrati, però, che portavano una parola capace di salvezza.

…attraverso la vita…
Straniero e immigrato il cristiano lo è sempre anche nella sua terra.
Perché la patria nostra è nei cieli e ovunque noi siamo stranieri e pellegrini.

…per la missione personale e comunitaria.
Ogni incontro che si vive nella fede non può che ricondurci a questa situazione:
radicale,
piena di salvezza,
fonte di libertà da ogni appartenenza e sorgente di impegno per un mondo migliore.
Stranieri anche noi.
Non possiamo che condividere i problemi e le ricchezze,
di chi si trova anche su questa terra ad essere straniero e lontano dalla sua patria.
La parrocchia va a scuola di missione dagli stranieri del proprio territorio; e i preti, le suore, i frati pure…

Colleghi
Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende (At 18,2-3).

Dalla Parola… attraverso la vita…
Il mondo del lavoro così ricco e variegato.
È un luogo di rapporti forti e vigorosi, talvolta esigenti perché non scelti.
È luogo per la costruzione di una società sempre più vera e fraterna.
Il mondo del lavoro, un mondo che attende una logica evangelica,
che nessuno può elaborare dall’esterno,
ma che solo vivendoci dentro si può comprendere e vivere.
I mondi del lavoro, diversi quanti sono i suoi luoghi, le sue tipologie. I suoi volti.

…per la missione personale e comunitaria.
I mondi e i volti del lavoro sono quelli dove la fede trova compagnie inaspettate.
E la speranza diventa storia e progetto concreto.
Luoghi dove l’amore è esercitato, vissuto e realizzato.
I luoghi e i volti del lavoro sono anche i luoghi e i volti della nostra missione quotidiana.
La parrocchia va a scuola di missione nei diversi ambienti di lavoro; e i preti, le suore, i frati pure…


Fedeltà
Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa (Rm 16,3-5).

Dalla Parola…
Aquila, Priscilla e Paolo: una storia di amicizia che appena esce fuori dalle pagine delle Scritture eppure… quanto dobbiamo a questa amicizia fedele, semplice…
Quante storie di amicizia tra preti e famiglie; tra religiosi e famiglie…
Vocazioni diverse che si incontrano e si incoraggiano a vicenda.
Vocazioni diverse che non si fanno guerra, ma si sostengono a vicenda.

…attraverso la vita…
Quanto le nostre Chiese debbono a questi rapporti semplici e amicali, a questo sostegno reciproco tra vocazioni diverse!
Questa ordinarietà che continuiamo a vivere semplicemente, nella vita di Chiesa e nella società, è un veicolo di crescita della fede così straordinario, così pieno di frutti!

…per la missione individuale e comunitaria.
Frutti così abbondanti, eppure rischiamo di abituarci.
Magari ce ne accorgiamo quando non ci sono più, quando i fatti della vita ci portano lontano un prete, una suora, una famiglia, un missionario.
E sentiamo il vuoto non solo negli affetti, ma anche nel cammino della fede. Anche la missione è ricca di amicizia.
Amicizie fedeli.
Come ci sono preziose per la nostra vita di fede,
così lo sono per l’annuncio vivo e fecondo del Vangelo.

Signore, noi vorremo chiederti
non cose straordinarie.
Vorremo chiederti di amare le cose semplici e quotidiane.
Questo pane quotidiano che ci doni
e in cui nascondi ogni aiuto, ogni sostegno, ogni grazia.
Le nostre famiglie, i nostri ambienti di vita comune,
i nostri luoghi di lavoro, di svago, di vita sociale,
le nostre parrocchie, le comunità, i gruppi.
Vorremmo chiederti di amare le cose ordinarie,
di saperci trovare la bellezza che tu ci trovi,
la forza che tu ci doni,
la grazia che tu vi nascondi.
Perché non pensiamo che abbiamo bisogno di chissà che
per annunciare il tuo Amore,
per convertire il nostro cuore,
per seguirti.
Basta quest’oggi ordinario che ci doni ogni mattina.

Dal volto alle mani:
• Andiamo a scuola della famiglia, del lavoro, degli immigrati: sarebbe bello che nel consiglio pastorale della parrocchia si iniziasse invitando una volta una famiglia, un’altra un professionista e un’altra ancora un immigrato e che si cominciasse ascoltando la loro esperienza e cosa gli piacerebbe trovare nella comunità parrocchiale. I primi ad esserne felici saremmo noi stessi per questa autentica esperienza…missionaria!
• Proponiamo una giornata di spiritualità nel quotidiano il cui scopo è quello di valorizzare ogni momento che ci è donato come grazia del Signore. Si può cominciare al mattino con le lodi, trovarsi a mezzogiorno per un momento di ascolto del Vangelo e terminare la sera con la Messa. Se si è in gruppo (o in famiglia) a farlo si può anche sostituire la visione della TV con la condivisione della giornata…
• Proponiamo alle classi di catechismo la visita a qualche luogo di lavoro guidato da qualcuno della parrocchia o da un cristiano che vi lavora. Lo scopo non è quello di vedere come si fa un certo lavoro, ma di mostrare ai ragazzi che si può vivere il lavoro non solo come fonte di guadagno o di realizzazione personale, ma soprattutto con il senso della fede.
• E’ tempo di vacanze. Perché non cercare e vivere un’esperienza di vera e propria missio ad gentes? Può essere un viaggio in terra di missione (informandosi, ad esempio, presso il Movimento Giovanile Missionario) o chiedendo ai missionari presenti nella nostra diocesi come condividere la loro vita.

14 giugno 2006

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